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La campagna per salvare la cooperativa sociale Capodarco di Grottaferrata

Rischia di chiudere la storica comunità di accoglienza e inclusione in provincia di Roma, tra le prime in Europa ad avere avviato progetti di agricoltura sociale. La raccolta fondi “Salviamo la nostra fattoria” punta a raggiungere 200mila euro, necessari per accendere un mutuo e acquistare terreni e casali

La cooperativa Capodarco di Grottaferrata © Capodarco

“La cooperativa sociale Capodarco è come una galassia. Non c’è mai una porta chiusa, i cancelli sono sempre aperti. In più di quarant’anni sono state accolte molte persone che, stando qui, si sono emancipate. È una storia che non deve finire e non può perdersi”. Salvatore Stingo è il presidente della cooperativa sociale Agricoltura Capodarco di Grottaferrata (RM): fondata nel 1973, si è radicata sul territorio dove è diventata un punto di riferimento nella formazione e nel sostegno di persone con fragilità. È stata una delle prime realtà in Europa a praticare l’agricoltura sociale rivolta a persone con disabilità: nei suoi spazi in centinaia hanno trovato un sostegno e avviato percorsi di formazione e autonomia. Nei due casali, circondati da tre ettari di terreni coltivati, ci sono una casa famiglia, i laboratori, un orto e un vivaio, e un negozio per la vendita di quanto arriva dagli altri 40 ettari lavorati nelle campagne romane vicino Frascati.

Oggi la cooperativa rischia di dovere abbandonare gli immobili in cui è in affitto a causa del fallimento del soggetto che possiede i casali e i terreni. Questi, infatti, sono di proprietà della onlus Comunità Capodarco di Roma, associazione che promuove e gestisce servizi sociosanitari, una delle ramificazioni nel Lazio della Comunità Capodarco di Fermo. “Negli anni l’associazione ha compiuto investimenti in ambito immobiliare ma ha accumulato debiti in particolare verso l’erario e la banca”, spiega Stingo. Nel marzo 2021 ne è stato decretato il fallimento.“I commissari, nominati dal tribunale, hanno deciso la vendita di tutti gli immobili e i beni di proprietà dell’associazione, tra cui quelli a Grottaferrata”. Questi erano stati donati dalle suore Benedettine e ristrutturati dalla cooperativa Agricoltura Capodarco. Ma erano di proprietà della Comunità Capodarco di Roma cui era riconosciuto un canone d’affitto simbolico (1.200 euro all’anno).

Alla cooperativa è stata proposta un’offerta di acquisto al prezzo, fissato dai curatori fallimentari, di un milione e 500mila euro. La comunità ha lanciato la campagna di crowdfunding “Salviamo la nostra fattoria” su Produzioni dal basso: l’obiettivo è raccogliere 200mila euro che andrebbero a integrare il mutuo necessario per acquistare i casali e il terreno. Ad oggi ne sono stati donati 19mila. “La solidarietà della comunità e dei cittadini è stata immediata. Accanto alla raccolta fondi, che va avanti sulle sue gambe, stiamo iniziando con altre attività di sostegno come l’organizzazione di presentazioni e cene”. Inoltre, nel novembre 2020, è stata aperta la Fondazione di partecipazione Marisa Galli: ne sono soci la Cooperativa Agricoltura Capodarco, Fondazione Capodarco prima del dopo e Capodarco Formazione impresa sociale, le tre realtà di Grottaferrata. La fondazione ha raccolto, a oggi, 20mila euro.

Salvare Capodarco significa tutelare una casa per i 39 soci, i lavoratori e per chi è coinvolto in percorsi di inclusione. “Ogni mattina, tra dipendenti e utenti, in questi spazi circolano almeno cento persone. Qui ci sono la nostra sede storica e una casa famiglia dove sono accolti dieci ragazzi. C’è un centro di formazione con 30 persone iscritte”, spiega Stingo. “Poi tutte le nostre attività: la cantina, il negozio, i laboratori come ‘VivaIo”. Avviato nel 2008 in collaborazione con il Dipartimento di salute mentale del Comune di Frascati, è uno spazio dove sono organizzate attività florovivaistiche in serra per persone con disabilità mentali e psichiche. Per cinque giorni alla settimana, i ragazzi frequentano il laboratorio, e corsi creativi, e pranzano nella mensa della cooperativa insieme ai tre operatori che si occupano della loro formazione. Il percorso serve a rafforzare l’autostima attraverso il lavoro in sinergia con il resto delle attività che si svolgono nella cooperativa. “Tutto questo è ottenuto grazie all’agricoltura sociale: abbiamo avviato il nostro modello in modo spontaneo e negli anni in molti sono venuti a studiarlo”, prosegue. “È uno strumento fantastico. Permette a tutti di riscattarsi perché anche se si fa un’azione molto semplice, si vede il frutto del proprio lavoro. Si può toccare, mangiare, condividere e portare a casa. E specialmente per chi ha una disabilità, osservare i risultati delle proprie attività in modo evidente e chiaro porta a risultati significativi”.

Nei terreni intorno al casale ci sono vigenti e oliveti. Il vino e l’olio sono venduti a Gruppi di acquisto solidale, in tre mercati contadini e nel negozio della cooperativa. Per novembre si aggiungerà un pollaio e, tra le iniziative in cantiere, c’è anche un progetto sostenuto dal Fondo asilo immigrazione -organizzato insieme al Coordinamento nazionale comunità di accoglienza (Cnca) e la Confederazione agricoltori italiani- contro il caporalato. “Capodarco prova a creare occasioni di lavoro e incontro. Nel 2020 durante il lockdown, avevamo stratto un accordo con il Comune di Frascati e, quando tutto era chiuso, da noi all’aperto potevano venire i ragazzi nello spettro autistico insieme alle loro famiglie”, prosegue. “È un presidio di comunità che deve continuare a vivere”.

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