Ambiente / Attualità

Il ciclo delle batterie delle e-bike e il diritto alla loro riparazione in Europa

È in discussione al Parlamento europeo la modifica della Direttiva sulle batterie del 2006. La campagna Right to Repair chiede di includere anche i mezzi di trasporto leggeri, puntando su maggiore disponibilità di ricambi, uniformità degli standard produttivi e l’abolizione di software che bloccano l’uso di batterie riciclate

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In Europa tra il 2019 e il 2020 sono state vendute tre milioni di e-bike, pari a circa il 20% di tutte le biciclette acquistate nel continente. La durata delle loro batterie, però, rappresenta un problema in quanto è limitata: varia da due a sette anni a seconda dell’utilizzo che ne viene fatto, dopo di che devono essere aggiustate o sostituite. A gennaio Right to Repair, la campagna europea per il diritto alla riparazione, ha denunciato l’impossibilità per i ciclisti di far aggiustare le batterie delle proprie biciclette che, di conseguenza, devono essere smaltite, con un impatto ambientale ed economico non indifferente.

“Il costo di riparazione è generalmente molto inferiore rispetto a quello della sostituzione”, ha spiegato Chloé Mikolajczak attivista di Repair. La questione non riguarda solo le biciclette ma anche tutti i mezzi di trasporto “leggeri” e che dispongono di un motore elettrico. L’11 febbraio 2022 la Commissione ambiente del Parlamento europea dovrà votare un emendamento alla Direttiva europea sulle batterie approvata nel 2006, in modo da aggiornarla considerando l’evoluzione del mercato e la crescente diffusione di auto elettriche. Per Repair si tratta di un’occasione importante per affrontare il problema, includendo nella proposta anche i mezzi di trasporto leggeri.

La rete della campagna Right to Repair è composta da organizzazioni con sede in diversi Paesi europei e che rappresentano organizzazioni della società civile, imprese di riparazione, iniziative di riparazione locali e istituzioni pubbliche

La batteria di una e-bike infatti non rappresenta solo una minaccia per l’ambiente se non viene riciclata o correttamente smaltita, ma costituisce una spesa notevole per il consumatore dal momento che può costare fra i 300 e i 1.000 euro e coprire fino al 50% del costo della bicicletta. Il sistema di alimentazione è composto da tre parti: la cella, il suo involucro e il sistema di gestione. Se le celle appartengono a un modello standard e condiviso, l’involucro varia a seconda del produttore e del modello del mezzo il che rappresenta un ostacolo alla riparazione. Un guasto dell’involucro, infatti, potrebbe essere facilmente riparato (riducendo così la produzione di rifiuti e permettendo un risparmio di risorse) ma le differenze tra vari modelli rendono spesso impossibile farlo. Un’ulteriore difficoltà riguarda la scarsa disponibilità di parti di ricambio e la presenza di software che rendono incompatibili le batterie rigenerate con le e-bike. Nonostante le difficoltà, un numero crescente di piccole imprese in tutta Europa, come Daurema a Bruxelles, offrono un servizio di sostituzione delle celle energetiche e di riparazione dall’involucro e delle componenti danneggiate.

I produttori, rappresentati dall’associazione europea di categoria Conebi, nel dicembre 2021 si sono opposti al diritto di riparazione invitando i loro clienti a sostituire le batterie guaste con quelle nuove. Le motivazioni dietro la presa di posizione riguardano la sicurezza del processo che non sarebbe assicurata anche se eseguita da professionisti indipendenti. L’associazione sostiene anche che i vantaggi per l’ambiente sarebbero comunque limitati.

Repair, tuttavia, ha pubblicato il 9 dicembre 2021 un rapporto in collaborazione con l’European environmental bureau (Eeb), rete di associazioni ecologiste europee, e con l’Università di Lund in Svezia, dove si mostra come la riparazione di batterie ricaricabili di dispositivi elettronici e mezzi di trasporto leggeri porterebbe innegabili vantaggi sia per l’ambiente sia per il consumatore. Secondo l’analisi svolta dai ricercatori, infatti, il riciclo garantirebbe una riduzione delle emissioni di circa 675mila tonnellate di CO2 l’anno, un risparmio da parte dei consumatori pari a 19,8 miliardi di euro entro il 2030, e permettere di riutilizzare importanti materiali come il cobalto, l’indio e diverse terre rare.

“È tempo che l’industria cambi approccio, accettando il ‘diritto di riparazione’ -ha ricordato Mikolajczak-. Con la crescente diffusione delle e-bike e l’aggravarsi della crisi ecologica la questione sta diventando sempre più importante”. I promotori della campagna chiedono quindi una maggiore disponibilità di ricambi, l’uniformità negli standard produttivi e l’abolizione di software che bloccano l’uso di batterie riciclate, oltre al poter ottenere certificazioni da parte dei produttori. “Diversi tecnici hanno affermato di essere pronti a ricevere controlli e a prendersi delle responsabilità se le loro riparazioni dovessero essere difettose”, ancora Mikolajczak. La parola al Parlamento europeo. “Si tratta di una grande occasione per i legislatori europei per mostrare coraggio e approvare norme a favore dell’ambiente e del consumatore”, concludono da Repair.

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