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Ambiente / Approfondimento

I cittadini che sognano un futuro senza discariche per la Valledora

Roppolo e il paesaggio compreso tra il lago di Viverone e la serra di Ivrea su cui impatterebbe il progetto di costruzione dell’inceneritore © Fulvio Malfatto

Dagli anni Novanta ai piedi della serra tra Biella e Vercelli sono stati stoccati più di un milione di metri cubi di rifiuti. Ora sindaci e comitati vogliono un cambio di rotta e puntano sul turismo lento per valorizzare il territorio

Tratto da Altreconomia 266 — Gennaio 2024

Simonetta Magnone è la referente del “Comitato Salussola ambiente è futuro” che da sette anni si batte per fermare i progetti per la costruzione di discariche e inceneritori in questa porzione di pianura piemontese ai piedi della serra morenica di Ivrea, la più lunga d’Europa. “Ci sono bellezze -spiega- che neanche i residenti colgono. Penso alle montagne che si rispecchiano nelle risaie allagate in primavera o alla distesa d’oro delle pannocchie in autunno: la riqualificazione che ci promettono le grandi aziende è una bugia. Serve la valorizzazione di quello che c’è già”. Oltre a quelli di Salussola sono i cittadini di Santhià, Cavaglià, Tronzano e Alice Castello -piccoli Comuni delle province di Biella e Vercelli- che a colpi di ricorsi ai Tribunali amministrativi regionali (Tar) stanno provando a fermare una spirale che sembra non avere fine. “Ma accanto all’impegno giudiziario, per bloccare i progetti di costruzione delle aziende -spiega Ettore Macchieraldo dell’associazione Movimento lento– abbiamo provato a dimostrare, con i fatti, le potenzialità del territorio”.

E la carta vincente giocata da alcune realtà locali è la valorizzazione del Cammino di Oropa. Un percorso che parte da Santhià, porta d’accesso al biellese grazie alla presenza della stazione ferroviaria -snodo per chi arriva da Torino e Milano- e prosegue nella pianura agricola prima di percorrere le colline nelle vicinanze di Roppolo. Superata la serra, si prosegue fino a Sala Biellese per raggiungere il santuario di Graglia e poi terminare a Oropa.

Quattro brevi tappe, non troppo impegnative, con sentieri ben segnati e una grande varietà di paesaggi che “stregano” i pellegrini. A dirlo sono i numeri: gli oltre 4.300 passaggi nei primi dieci mesi del 2023, contro gli appena 300 del 2019, hanno fatto scalare le classifiche al percorso, che è diventato il quinto cammino italiano.

“Questo dimostra che il territorio ha qualcosa da offrire -racconta Macchieraldo- e che ci sono alternative di ‘riqualificazione’ che non prevedono discariche o inceneritori: dopo il Covid-19 molte persone hanno cominciato a cercare un maggior contatto con la natura e questi numeri ci raccontano che la nostra è una zona verso cui c’è interesse da parte di chi vive nelle grandi città e vuole migliorare la propria qualità di vita”.

“Difenderemo il nostro territorio. Ci promettono la pista ciclabile intorno alla discarica ma la natura ci dà già tutto ciò di cui abbiamo bisogno” – Simonetta Magnone

Il Cammino di Oropa per Luigi Bondonno, sindaco di Alice Castello (VC), rappresenta una “testa d’ariete” che dimostra come un cambio di prospettiva sia possibile. “Non sono proposte visionarie ma realtà concrete -racconta ad Altreconomia– che ci spingono a immaginare, finalmente, un futuro diverso per il nostro territorio”.

Il suo Comune conta appena duemila abitanti e un tessuto industriale, oggi come nel passato, molto fragile. Anche per questo motivo, fin dagli anni Novanta, le compensazioni in denaro per accollarsi la gestione di rifiuti che nessuno voleva facevano gola agli amministratori: in questa zona ne sono stati stoccati più di un milione di metri cubi negli ultimi trent’anni.

Ettore Macchieraldo dell’associazione Movimento lento © Chiara Luna Targhetta Dur

Non abbastanza per A2A, il primo operatore in Italia per tonnellate di rifiuti urbani trattati e inceneriti, che nel 2021 ha proposto la costruzione di un nuovo inceneritore a Cavaglià (BI) e a pochi chilometri dal Comune amministrato da Bondonno. Le osservazioni degli attivisti del Movimento Valledora e dei diversi Comuni coinvolti hanno spinto la multiutility a ritirare il progetto. Un sospiro di sollievo che è durato poco: a dicembre 2022 la società (che vede tra i soci i Comuni di Brescia e Milano oltre a grandi fondi esteri come BlackRock, Vanguard, M&G) ha deciso di presentare un’altra proposta progettuale per realizzare un impianto di stoccaggio di rifiuti speciali in un’area adiacente a quella individuata inizialmente.

“Basta così -sospira Bondonno- i cittadini sono stanchi di vedere soldi pubblici che vengono sprecati: loro sono un colosso, noi dei piccoli Comuni. Ogni volta che dobbiamo contestare un progetto si attiva una macchina amministrativa complessa e costosa. La nostra è un’area a rischio ambientale, qualsiasi iniziativa in queste zone è pericolosa. Serve fermarsi qua”.

Sono 4.300 le persone che hanno percorso il Cammino di Oropa nei primi dieci mesi del 2023. Nel 2019 i passaggi erano stati solo 300. Il percorso parte da Santhià e, dopo circa 65 chilometri di cammino (o in bici), permette di raggiungere Oropa e il suo celebre santuario

Nonostante i soldi garantiti ai Comuni: “Se ricevi le compensazioni -conclude Bondonno- ma non hai un piano concreto per il territorio, le sprechi: tra il 2008 e il 2013 sono arrivati 500mila euro, ma la situazione non è cambiata. Per questo dico che è ora di invertire la rotta”.

E servono iniziative concrete, anche per dare speranza agli abitanti. “Questo è fondamentale”, spiega Simonetta Magnone. La sua associazione, insieme al circolo Tavo Burat di Legambiente Biella e tante altre realtà locali, lotta da anni per fermare la costruzione di una discarica di amianto, per ora bloccata dal Tar. “Siamo nel vivo della battaglia e siamo stanchi -commenta Magnone- ma difenderemo fino alla fine il nostro territorio che è speciale. Ci promettono la pista ciclabile intorno alla discarica ma la natura ci dà già tutto quello di cui abbiamo bisogno”.

Una natura da far scoprire. Oltre al Cammino di Oropa, da Roppolo e Cavaglià passa anche la via Francigena che collega il colle del Gran San Bernardo a Roma. E proprio attraverso il “turismo lento” la speranza è che sempre più persone possano scoprire le bellezze nascoste di questo territorio. “Il passaggio successivo è ovviamente il ripopolamento -spiega Macchieraldo-. Non abbiamo ancora dati consolidati ma l’interesse sembra essere alto, su questo lo smart working aiuta”. Non solo. Il cammino ha aiutato anche a mettere in contatto due mondi che, fino a qualche anno fa, non si parlavano. “Da una parte il fronte che si occupa delle vertenze, di tutte le questioni tecnico-giuridiche -conclude l’attivista- dall’altra chi lavora sulla riqualificazione: oggi il paradigma sta cambiando e le diverse realtà stanno cominciando a costruire sinergie. È l’unica via per poter essere efficaci e credibili verso i cittadini che abitano questi piccoli Comuni”. Per provare a sognare un futuro senza rifiuti.

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