Diritti / Attualità

“Fuori dal ghetto”, a Rosarno un festival cinematografico dedicato al lavoro

L’iniziativa è promossa da Mediterranean Hope in collaborazione con la Rete delle comunità solidali. Una rassegna che vuole cambiare la narrativa sullo sfruttamento in cui i giurati saranno alcuni braccianti di origine straniera

© Jakob Oens, unsplash

Il cinema non è solo una fabbrica di sogni ma è anche strumento di indagine e supporto alle pratiche sociali, di critica e denuncia delle tante forme di sfruttamento. È questo lo spirito che anima il Rosarno film festival “Fuori dal ghetto”, un’originale rassegna di cortometraggi dedicata ai temi del lavoro e dello sfruttamento che vuole concentrare l’attenzione sulla condizione dei braccianti ma non solo. Un evento che si svolgerà dal 14 al 15 ottobre proprio in uno dei luoghi simbolo di questa condizione: la Piana di Gioia Tauro (RC). E vedrà nelle vesti dei giurati proprio i migranti impiegati negli agrumeti della zona.

“L’idea di questo festival nasce dall’idea di ‘rompere’ il ghetto, disarticolare le categorie classiche con cui si affrontano e si raccontano le vicende di Rosarno e dei braccianti -spiega Francesco Piobbichi, responsabile del progetto Mediterranean Hope, il programma migranti e rifugiati della Federazione delle Chiese evangeliche in Italia, che ha promosso l’iniziativa in collaborazione con la Rete delle comunità solidali-. È importante costruire processi che mettano insieme cultura e pratiche sociali legate ai diritti dei lavoratori, il riscatto non riguarda solo i lavoratori braccianti ma l’intero territorio in cui operiamo. Questa prima rassegna va in questa direzione”. L’iniziativa ha ricevuto anche l’incoraggiamento del regista e attivista inglese Ken Loach, da sempre impegnato sui temi sociali, che invierà un messaggio di saluto a questa nuova iniziativa.

Altro elemento innovativo del festival è la decisione di assegnare a un gruppo di braccianti il ruolo di giurati per selezionare i cortometraggi vincitori: “Questo aspetto per noi è molto importante -continua Piobicchi-. Raramente i lavoratori migranti hanno voce, sono sempre ‘osservati’: con questa scelta vogliamo provare a ribaltare la situazione dando a loro la possibilità di esprimere un parere non solo sulla condizione dei braccianti, ma più in generale sul tema dello sfruttamento lavorativo”.

“Fuori dal ghetto” è organizzato da Mediterranean Hope e dalla Rete delle comunità solidali con l’adesione di: RiVolti ai Balcani, Altreconomia, Comune-Info, Sos Rosarno, FuoriMercato-autogestione in movimento, Sea Watch, ResQ, Confronti, Cinema metropolis umbertide, Cinema postmodernissimo di Perugia. La partecipazione al festival è libera e gratuita, per sottoporre i propri cortometraggi (durata massima 20 minuti) alla giuria è sufficiente inviare le proprie opere via mail entro e non oltre il 10 settembre 2022. I film devono essere inviati in formato Mpg4, formato 1920×1080 con dimensione massima di 2 GB.

Il Rosarno film festival è solo l’ultima tappa di un percorso promosso in questi anni da Mediterranean Hope assieme ad altre realtà presenti sul territorio della Piana di Gioia Tauro, che ha portato all’attivazione della filiera “Etika” (in collaborazione con Sos Rosarno) per la commercializzazione a un giusto prezzo di arance, mandarini e conserve che vengono vendute in Italia attraverso la collaborazione con i Gruppi d’acquisto solidale e all’estero, in particolare alle comunità e alle chiese protestanti (come la Chiesa di Scozia e in Germania). L’ultima stagione si è conclusa con la commercializzazione di 100 tonnellate di agrumi raccolti grazie al lavoro di oltre 50 persone, tutte regolarmente contrattualizzate.

Inoltre l’introduzione di una “quota sociale” nel prezzo di arance e mandarini permette a Mediterranean Hope di sostenere l’attività dell’ostello solidale “Dambe so” (“Casa della dignità” in lingua bambarà, una delle più parlate in Africa occidentale) a San Ferdinando inaugurato lo scorso febbraio e composto da sei appartamenti arredati, ciascuno dei quali dotato di due camere singole. Attualmente la struttura ospita una decina di braccianti provenienti dagli insediamenti informali della Piana e “si pone come modello di sperimentazione per un’alternativa alla logica dei campi di accoglienza basata sul principio della sostenibilità e dell’economia circolare”, spiega Piobbichi. L’attività dell’ostello partirà in maniera più strutturata a settembre, con l’avvio della stagione agrumicola e arriverà a ospitare un massimo di venti persone”. Durante i mesi estivi alcuni appartamenti sono stati aperti all’accoglienza di turisti solidali che hanno raggiunto Rosarno e la Piana per conoscere i progetti attivi sul territorio e supportare le reti dei piccoli produttori calabresi. “Questo è un progetto che si basa su un principio mutualistico e l’idea di un utilizzo sociale della terra: i lavoratori pagano una quota per l’affitto delle stanze che si va ad aggiungere alla quota sociale pagata dai consumatori al momento dell’acquisto -conclude Piobbichi-. Questo ci permette di costruire un welfare dal basso a costo zero per le casse pubbliche che si contrappone a un modello di ‘accoglienza’ costoso, basato sull’emergenza e sull’allestimento di tendopoli o container che con il passare del tempo si trasformano in ghetti”.

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