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Economia / Inchiesta

Esselunga e la vicenda del nuovo centro commerciale a Torino

A più di 10 anni di distanza dal suo inizio, la storia dell’area dell’ex Westinghouse, che si estende per oltre 40mila metri quadrati alle spalle del giardino Caserma Lamarmora, è ancora attuale e paradigmatica. E non solo per il processo in corso

Tratto da Altreconomia 257 — Marzo 2023
© shutterstock.com

Dietro a una delle fermate di autobus più grandi di Torino, gli alberi del giardino Caserma Lamarmora fanno ombra in una fredda giornata di febbraio. Un’area verde destinata a scomparire: qui infatti Esselunga costruirà un nuovo centro commerciale. A più di dieci anni di distanza dal suo inizio, la vicenda dell’ex Westinghouse, che si estende per oltre 40mila metri quadrati alle spalle del giardino, è ancora attuale. Non solo perché il primo marzo di quest’anno, in tribunale si svolgerà un’udienza decisiva per il processo che vede imputati, tra gli altri, l’ex sindaco Piero Fassino, accusato di turbativa d’asta per aver favorito l’azienda milanese. Ma perché, al di là delle eventuali responsabilità penali, le carte consultate da Altreconomia restituiscono i tratti di un “caso di scuola” da cui emerge la debolezza degli enti comunali, stravolti da anni di austerità, a fronte della prevalenza degli interessi immobiliari privati.

L’area interessata come detto è l’ex Westinghouse-Nebiolo, una fabbrica nata nel 1929 specializzata nella produzione di freni. Alla sua chiusura resta il vuoto. Il progetto dell’architetto Mario Bellini di una biblioteca-teatro viene scartato definitivamente a seguito delle Olimpiadi invernali del 2006 per i costi di realizzazione troppo elevati (229 milioni di euro). Nel frattempo, a partire dal 2011, ai lati delle rovine dell’ex stabilimento siderurgico si sviluppano diverse realtà associative, tra cui Comala, centro culturale e di aggregazione giovanile che da diversi anni si impegna per fermare il progetto di Esselunga. Quell’area, per l’ampiezza e la sua posizione così centrale in città, è tanto allettante per importanti investitori quanto una grana per il Comune, dato il suo valore non sfruttato. Da non dimenticare la pessima salute del bilancio della città, la più indebitata d’Italia: a Torino si spendono oltre 270 euro pro capite per il debito pubblico -quasi il doppio di Napoli, seconda in classifica- ha ricordato Openpolis nel 2022.

Questi due differenti “interessi” convergono, secondo quando riportato dal Nucleo di polizia economica-finanziaria di Torino negli atti trasmessi in Procura a fine dicembre 2020, attraverso l’utilizzo di “mezzi fraudolenti” da parte dei rappresentanti di Esselunga e della Ream, società di gestione del risparmio che vede tra i principali azionisti Fondazione Cassa di risparmio di Torino e Fondazione Compagnia di San Paolo. In sintesi, gli obiettivi sarebbero stati due: per Esselunga la modifica del Piano regolatore cittadino per poter avere uno spazio adeguato sul quale costruire il nuovo punto vendita; per l’amministrazione, la messa a bilancio dei quasi 20 milioni di euro -il valore dell’asta- per tentare di sistemare i conti.

Per capire l’incastro è necessario tornare all’inizio della storia. È il marzo 2011 quando su proposta della Fondazione Cassa di risparmio di Torino (Crt), il Comune delibera la realizzazione su un’area di circa 25mila metri quadrati di un edificio congressuale da oltre cinquemila posti, con una “porzione” da dedicare ad attività commerciali, oltre a un parcheggio interrato. Secondo le carte processuali già allora Esselunga era alla ricerca di spazi dove allocare nuove strutture commerciali dedite alla grande distribuzione. E quell’area di Torino era un’occasione.

A partire dal 2011, ai lati delle rovine dell’ex stabilimento siderurgico, si sono sviluppate diverse realtà associative, tra cui il centro culturale Comala

La strategia sarebbe stata studiata nel dettaglio fin dall’inizio e messa nero su bianco in un memorandum (datato 2 novembre 2012) rinvenuto dalla polizia giudiziaria durante una perquisizione dello studio legale Grande Stevens, uno dei più importanti della città, fondato da Franzo, già presidente della Juventus fino allo scoppio dell’inchiesta “Calciopoli” nel 2006 e storico avvocato della famiglia Agnelli. Nel memorandum i passaggi da fare sarebbero stati tre: “Assettare un apposito strumento di investimento” costituito in particolare da Fondazione Crt, Compagnia di San Paolo ed Enasarco, che poi, riporta il documento, “sarà amministrato da una società di gestione del risparmio”. A questo punto sarà l’ente stesso ad acquisire i diritti di superficie per poi cederlo ad Esselunga.

Il primo ostacolo da superare era però la superficie destinata all’attività commerciale perché nel Piano approvato l’area non poteva superare i 6.250 metri quadrati (il 25% del totale): Esselunga, invece, prevedeva centri commerciali grandi almeno settemila e lo avrebbe fatto notare chiedendo una modifica della superficie dedicata.

I ricavi netti realizzati dalla Esselunga Spa nel 2021 (ultimo bilancio disponibile) ammontano a 8,4 miliardi di euro. Il “risultato netto complessivo” è stato pari a 191 milioni di euro. Nel primo semestre 2022 la società ha realizzato vendite per 4,3 miliardi di euro, in leggero calo (-0,2%) rispetto al corrispondente periodo 2021

Per questo motivo, da gennaio a novembre 2012, la polizia giudiziaria scrive che “è certo sostenere l’esistenza di ripetuti e insistenti contatti tra alcuni rappresentanti della città” con i rappresentanti dell’azienda. Nello specifico, dalle carte, emergono 12 incontri tra l’allora sindaco Fassino e l’ingegner Mauro Sillani, presunto trait d’union tra i due soggetti, almeno uno dei quali alla presenza anche dell’allora patron Bernardo Caprotti (scomparso nel settembre 2016). Nel 2012 Esselunga sostiene la Maratona di Torino su richiesta del sindaco con 50mila euro. Un “invito” a contribuire che si ripeterà anche negli anni successivi. Il nucleo investigativo dà conto di un’email inviata dalla segreteria di Fassino, il 2 ottobre 2014, proprio per richiedere il supporto per la manifestazione sportiva. “Sic est” è l’annotazione posta “verosimilmente” da Caprotti. “Le sponsorizzazioni in rassegna -si legge nelle annotazioni di polizia giudiziaria- sembrano quasi atti dovuti”.

Mentre i contatti tra l’azienda e l’amministrazione si infittiscono, la società di gestione di risparmio Ream il 21 dicembre 2012 chiede al Comune di Torino di acquisire altri novemila metri quadrati. Una “singolare concomitanza degli eventi”, secondo gli inquirenti viste le esigenze dell’azienda. Il giorno successivo il Consiglio comunale stipula un contratto preliminare di vendita per un’area di 25mila metri quadrati con una “riserva” per l’avvio di un appalto per altri novemila.

“Difendiamo il quartiere dalla speculazione, vogliamo spazi di socialità e più alberi in città”. La battaglia del comitato EsseNon non si fermerà finché “l’intero progetto verrà stracciato” © EsseNon – Torino

Ream firma l’accordo il 28 dicembre 2012 con il versamento nella stessa giornata di una caparra di cinque milioni di euro: il Comune incassa con un’operazione che, sempre secondo il nucleo investigativo, “parrebbe celare un vero e proprio finanziamento in favore del Comune, del tutto illegittimo in violazione al patto di stabilità vigente in quegli anni”. Anche considerando che per Ream l’investimento prevedeva “una scarsa remunerazione nel breve periodo”. Quello stesso giorno Caprotti avrebbe inviato una lettera alla società per “ricordare” quali sarebbero state le esigenze di Esselunga sull’area, è la tesi dell’accusa.

Poche settimane più tardi, alla metà di febbraio 2013, viene pubblicato un apposito avviso per la presentazione di proposte progettuali per l’acquisto del diritto di superficie, per 99 anni, di minimo 34mila metri quadrati. Ma è insufficiente: per l’azienda la metratura sarebbe dovuta salire almeno a 40mila. A meno di dieci giorni dalla scadenza del termine della gara, siamo ormai a metà maggio 2013, la Ream comunica al Comune l’interesse ad acquisire ulteriori “diritti edificatori”.

La strategia sarebbe stata studiata nel dettaglio fin dall’inizio e messa nero su bianco in un memorandum (datato 2 novembre 2012) rinvenuto dalla polizia giudiziaria

“In ultima analisi -annota la polizia giudiziaria- l’interesse generale, riferito alla costruzione del Centro congressi, è stato di fatto superato, in termini di prevalenza, dall’interesse privato rappresentato dalla disponibilità di un’area commerciale più ampia”. Ma il paradosso è che, proprio la Ream, la stessa che aveva “rilanciato” per due volte la richiesta di ampliare l’area di intervento, “inspiegabilmente”, riportano le annotazioni, non presenta alcuna proposta progettuale. Secondo gli avvocati difensori della società, invece, l’azienda avrebbe valutato come non conveniente il progetto, dichiarandosi “estranea” a qualsiasi accordo con Esselunga rispetto alla metratura della superficie da edificare.

Dopo il passo indietro della Ream restano così in gara solo Novacoop e la Amteco&Maiora, società controllata da Esselunga e costituita appositamente per il bando. I contatti tra l’azienda e l’amministrazione cittadina, con gara pubblica in corso (base d’asta di oltre 16 milioni di euro), continuano. E si arriva alla modifica dell’Accordo di programma che prevede fino a un massimo di diecimila metri quadrati per attività commerciali. Una variazione che, per entrare a regime, ha bisogno del via libera della Conferenza dei servizi, un organo che ha il compito di vagliare (anche) la compatibilità ambientale dei progetti: l’apertura delle offerte, prevista per il 30 dicembre 2013, viene condizionata al termine dei lavori della Conferenza.

Il problema per il Comune è che l’ampliamento dell’area “commerciale” comporta specifiche valutazioni di impatto ambientale che rischiano di far “slittare” l’apertura delle buste, con la chiusura del bilancio che incombe. Così i vertici cittadini sorvolano sull’area commerciale: nei documenti inviati alla Conferenza, infatti, il nucleo investigativo scrive che non si evidenzia “neanche teoricamente” la soluzione del punto vendita prospettata. I lavori di valutazione vengono avviati il 5 novembre e si chiudono, casualmente, il 30 dicembre. Un percorso fulmineo che “come unanimemente riconosciuto dalle persone ascoltate ha condizionato l’esito dei lavori”, annotano gli agenti del nucleo. L’esito costringe Novacoop ad abbandonare la gara: il via libera della Conferenza non prevede la costruzione di un centro commerciale con il rischio, quindi, di presentare un’offerta per poi vedersi bloccato il progetto per il mancato “nulla osta” ambientale.

Il 23 gennaio in Consiglio comunale, a seguito di un’interpellanza, l’assessore all’Urbanistica Paolo Mazzoleni non ha indicato date certe per l’avvio dei lavori

Resta così solo Amteco&Maiora che si aggiudica la gara con un’offerta di 19,7 milioni di euro, tre in più della base d’asta. “Un’operazione estremamente azzardata, oltre il normale rischio imprenditoriale che contraddistingue le scelte di qualsiasi operatore economico”, si legge nelle carte dell’accusa. Per imputare quei soldi a bilancio, i tempi per sancirne l’aggiudicazione vengono “addirittura anticipati”. “A comprova che fu probabilmente l’esigenza di bilancio a condizionare tutte le procedure in atto: la Conferenza dei servizi e l’asta pubblica”. Manca l’ultimo tassello. Esselunga avrebbe atteso fino all’ultimo a subentrare ad Amteco&Maiora, come fosse una scatola vuota. Il 13 settembre 2018, sembrerebbe dopo le sollecitazioni dell’amministrazione comunale, guidata allora da Chiara Appendino, la Torino 2018 Srl, di proprietà dell’allora finanziaria di Esselunga (Orofin Spa), subentra. 

Sono 172 i “negozi” Esselunga presenti in Italia al primo semestre 2022 in sette Regioni: Lombardia, Liguria, Veneto, Piemonte, Emilia-Romagna, Toscana e Lazio

A oggi mancano ancora il via libera ambientale e i permessi per costruire. Tanto che il 23 gennaio 2023 in Consiglio comunale, a seguito di un’interpellanza, l’assessore all’Urbanistica Paolo Mazzoleni non ha indicato date certe per l’avvio dei lavori. C’è chi ancora non si arrende. “Chiediamo che l’area verde venga salvaguardata con una destinazione esclusiva a ‘verde di prossimità’ in modo tale da non permettere l’edificabilità assoluta”, ha “risposto” all’assessore il comitato EsseNon, formato da associazioni e singoli che da anni si battono contro il progetto ma che non hanno avuto voce in capitolo sul fronte giudiziario. Il 7 settembre 2022, infatti, il tribunale ha negato la costituzione di parte civile alle realtà Comala, Eufemia, Cit Turin San Paolo, attive nell’area, oltre che alle organizzazioni ambientaliste Pro Natura e Italia Nostra, non riconoscendo loro alcun interesse rilevante. Esselunga, intanto, sta per cominciare i lavori per la “riqualificazione” di un’area di oltre 70mila metri quadrati nel quartiere Aurora, a ridosso del centro. Lo sviluppo immobiliare commerciale non si ferma. Perché “Sic est”, come avrebbe detto Caprotti.  

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