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San Siro, ex scali ferroviari, Parco Bassini: il grigio marketing urbanistico di Milano

© Evgeny Bogatov, pexels

In occasione della “Green week” la Rete dei comitati della Città metropolitana presenta un report che sintetizza alcuni dei principali interventi urbanistici condotti dalla Giunta Sala. Migliaia di metri cubi di nuova edificazione che vedono in prima linea investitori privati. Con un forte impatto sulla città

“Un modo per affermare l’importanza del verde di prossimità, dei giardini e dei viali alberati, delle piazze intese come luoghi di aggregazione, della condivisione degli spazi”. Con queste parole l’Amministrazione comunale di Milano ha presentato la Green week cittadina, in programma dal 29 settembre al 2 ottobre: quattro giorni “dedicati all’ecologia e al verde urbano” quali strumenti “per il benessere e la resilienza delle città”. Gli ultimi interventi urbanistici messi in cantiere anche dalla Giunta Sala, però, raccontano una realtà diversa: in città il verde (o meglio, il green) svolgerebbe la stessa funzione della foglia d’insalata nell’hamburger, per citare la copertina del rapporto “GreenWeek? No! GreyWeek!” curato dalla Rete dei comitati della Città metropolitana di Milano.

Il report raccoglie una dozzina di schede dedicate ad altrettante proposte, progetti e realizzazioni in corso. “Le schede evidenziano che cosa realmente si nasconde dietro la città che dichiara di coniugare ‘lo viluppo con il miglioramento delle condizioni ambientali, di qualità della vita, dell’offerta di verde’. Che cosa nei fatti si maschera dietro la città ‘green, vivibile e resiliente’ così come sbandierato nelle prime pagine del Piano di governo del territorio”, scrive nella prefazione Sergio Brenna, già professore ordinario di Urbanistica al Politecnico di Milano e consulente dei ricorsi presentati dai cittadini contro i progetti Citylife (nell’area della vecchia Fiera), Porta Nuova e contro l’Accordo di programma sugli ex Scali ferroviari, tra le più importanti partite immobiliari della città degli ultimi anni.

Nell’area dell’ex scalo Farini (limitrofa al cimitero Monumentale) sono previsti circa 1,3 milioni di metri cubi di nuovi edifici su una superficie di poco inferiore ai 500mila metri quadrati e con scarsi spazi di verde pubblico (ne mancano all’appello 145mila metri quadrati). Nell’ex scalo Romana (a Sud-Est della città) su poco meno di 100mila metri quadrati verranno realizzate nuove costruzioni per 500mila metri cubi dove andranno a vivere circa 5mila persone: “Con densità paragonabili a quelle di Citylife e Porta Nuova e quindi con edifici altrettanto alti e ravvicinati e scarsi spazi di verde pubblico: ne mancano circa 100mila metri quadrati”, si legge nel rapporto. Parchi e aree verdi si concentreranno invece nell’ex scalo di San Cristoforo (area Sud-Ovest) dove non si prevedono nuove edificazioni private. Quella degli Scali ferroviari “è la più grande trasformazione edificatoria in corso a Milano che porterà quasi 22mila nuovi abitanti/utenti su un complesso di un milione di metri cubi di aree -ricapitola il rapporto-. Nel bilancio complessivo degli interventi mancheranno comunque 100mila metri quadrati di aree a verde pubblico e servizi sociali”.

Più a Nord, nelle aree dell’ex Trotto di San Siro, quasi 150mila metri quadrati di verde saranno cementificati per realizzare di circa mille appartamenti, un hotel e spazi commerciali. “Ciò che è stato proibito a Snai, ex proprietaria dell’area, perché ritenuto troppo impattante è stato concesso all’immobiliare Hines senza obiezioni -denunciano i comitati-. L’abdicazione della politica ha lasciato mano libera ai grandi asset speculativi finanziari con il risultato della dismissione del patrimonio pubblico, della privatizzazione dei servizi ai cittadini e di un’edificazione pensata per soddisfare le esigenze degli asset immobiliari, più che degli abitanti della città”.

A poca distanza dall’ex Trotto si gioca un’altra partita: quella dello stadio di San Siro, per cui in questi giorni si sono aperte le consultazioni pubbliche. Demolire il Meazza per edificare un nuovo stadio (privato), scrivono gli autori del report, non solo causerebbe un danno economico di centinaia di milioni di euro a Palazzo Marino, ma causerebbe l’emissione di una quantità di CO2 tale da vanificare il Piano aria e clima del Comune di Milano (come già evidenziato dal professor Paolo Pileri, che ha curato anche la post-fazione del documento). Il risultato di questo intervento è la riduzione delle aree verdi, l’aumento del consumo di suolo, l’ulteriore impermeabilizzazione, nessun vantaggio per la popolazione del quartiere. “Con l’intento di ripianare i propri bilanci Milan e Inter hanno colto l’opportunità, off­erta dalla ‘Legge stadi’, di edificare immobili commerciali in misura sufficiente a sostenere i costi di costruzione del loro nuovo stadio di proprietà. Da qui il progetto immobiliare da 1,2 miliardi di euro che si sviluppa su 133mila metri quadrati di terreni, di proprietà del Comune di Milano, concessi a titolo pressoché gratuito”, sottolinea il documento.

Ma la “Grey week” non si esaurisce con questi “grandi progetti”. La Rete dei comitati della Città metropolitana di Milano ha infatti raccolto e documentato diversi interventi di piccole e medie dimensioni che interessano vari quartieri che hanno portato o che porteranno alla perdita di suolo e alla cementificazione. Come è successo nei primi mesi del 2020 con l’abbattimento di 97 alberi nel Parco Bassini (nel quartiere Città Studi) e il consumo di 6.615 metri quadrati di suolo per la costruzione di un futuro dipartimento del Politecnico di Milano: un intervento che ha causato la perdita di tre tonnellate l’anno di ossigeno e che ha privato gli abitanti della zona di un’area verde.

I lavori di abbattimento sono iniziati anche nel parco Goccia, nel quartiere Bovisa (Nord-Ovest di Milano): un’area grande circa come il Parco Sempione pari a circa 42 ettari (la cui proprietà è suddivisa tra Comune, Politecnico e la multiutility A2a), dove con il passare degli anni era cresciuto un bosco spontaneo con 2.500 alberi ad alto fusto. Un’altra colata è prevista su un fazzoletto verde -piccolo ma prezioso, essendo collocato in una delle aree più congestionate della città- per la realizzazione del nuovo Museo della Resistenza nei pressi di piazzale Baiamonti: per l’opera sono stati stanziati 17 milioni di euro dal Comune e dal ministero dei Beni culturali, invece del recupero di edifici già esistenti.

Un’altra area cui la Rete dei comitati dedica particolare attenzione è l’ex parco di Piazza d’armi (zona occidentale della città, a poca distanza dal quartiere di Baggio): ha una superficie complessiva di 420mila metri quadrati, di cui 340mila vincolati a verde dal ministero dei Beni culturali. Il Piano di governo del territorio prevede 147mila metri quadrati di edificazione, con un insediamento di circa cinquemila persone e 90mila metri quadrati dedicati ai servizi. Conseguenze: messa a rischio dell’ecosistema dell’oasi di biodiversità presente, eliminazione del corridoio verde tra Piazza d’armi e il vicino Parco delle cave, distruzione di un boschetto di quasi due ettari e concentrazione abnorme di edifici su pochi ettari di terreno non vincolati.

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