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Ambiente / Approfondimento

Il consumo di suolo in Italia non fa notizia

© Bank Phrom - Unsplash

In piena campagna elettorale i maggiori quotidiani nazionali non hanno dato spazio al Rapporto 2022 presentato a fine luglio. Ne hanno scritto tanto invece i media locali, intervistando politici e amministratori che dimostrano di non aver ancora capito la gravità del problema

I principali quotidiani del Paese a fine luglio hanno snobbato la pubblicazione della nuova edizione del Rapporto “Consumo di suolo, dinamiche territoriali e servizi ecosistemici”, a cura del Sistema nazionale per la protezione dell’ambiente (Snpa). Magari per alcuni non era una notizia, eppure i dati sono impressionanti: nel 2021 le nuove coperture artificiali hanno interessato 69,1 chilometri quadrati, cioè 19 ettari in media al giorno, il valore più alto degli ultimi 10 anni.
La conferenza stampa è stata il 26 luglio scorso. Il Paese aveva appena attraversato la crisi di governo e in vista della campagna elettorale avrebbe fatto gioco alzare un polverone, anche sfruttando il maldestro intervento del ministro delle Infrastrutture e della Mobilità sostenibili (Mims), Enrico Giovannini, secondo cui “può essere utile distinguere tra consumo di suolo buono e consumo di suolo cattivo”, scatenando la reazione di Luca Mercalli (“Non esiste un consumo di suolo buono e uno cattivo […]. Le mappe del Rapporto che abbiamo visto oggi sono come metastasi, cellule cancerose che si staccano dal tumore centrale e si propagano verso zone sane. Come potete pensare che esista una metastasi buona? È tutta cattiva”, ha detto il celebre scienziato del clima e divulgatore che studia i ghiacciai nel nostro Paese).

Nonostante questo per il Corriere della Sera, la Repubblica, Il Sole 24 Ore e La Stampa, in ordine di copie vendute i primi quattro quotidiani del Paese a giugno 2022, il Rapporto di uno dei più importanti istituti scientifici pubblici impegnati nella raccolta e nella diffusione dei dati ambientali a tutela della qualità del paesaggio non merita nemmeno una breve. Il quinto, Avvenire, ha dedicato al tema un pezzo nell’edizione online. Solo Domani e il manifesto, tra i cartacei, hanno ospitato la notizia in prima pagina. Su Il Fatto Quotidiano la notizia uscirà solo a inizio agosto, in un commento di Tomaso Montanari. Altreconomia ne ha scritto il giorno stesso, ospitando anche un commento di Paolo Pileri, professore di Pianificazione e progettazione urbanistica al Politecnico di Milano ed editorialista della rivista.

“Quest’assenza dalle pagine dei quotidiani è una notizia, una notizia esplosiva visto che tutti i candidati si riempiono la bocca di difesa ambientale”, osserva Pileri. Il tema del consumo di suolo è effettivamente scomparso dai radar, come evidenzia anche una lettura dei programmi dei partiti in vista delle elezioni del prossimo 25 settembre: c’è appena un generico riferimento su quello del Partito democratico, richiamano l’esigenza di una legge M5s, Sinistra Italiana, Verdi Europei e Unione Popolare, la destra insiste invece sulle grandi opere. Eppure stiamo assistendo alla campagna elettorale da cui uscirà il Parlamento che traghetterà il Paese verso il 2030, una campagna estiva che -tra temperature eccessive e siccità- ci ricorda che in assenza di azioni concrete, radicali ed immediate gli effetti dei cambiamenti climatici saranno disastrosi, come già lo sono, per il nostro Paese. La cementificazione è una forma di degrado dei suoli. Il Rapporto Snpa sottolinea come “le aree perse in Italia dal 2012 avrebbero garantito […] l’infiltrazione di oltre 360 milioni di metri cubi di acqua di pioggia che ora, scorrendo in superficie, non sono più disponibili per la ricarica delle falde e aggravano la pericolosità idraulica dei nostri territori”. E anche che “questo consumo di suolo recente produce anche un danno economico potenziale che supera i 3,6 miliardi di euro ogni anno, a causa della perdita dei servizi ecosistemici del suolo. La stima arriva a superare gli 8 miliardi di euro l’anno se si considera il consumo di suolo degli ultimi 15 anni (2006-2021)”.

Per aver una conferma della disattenzione dei media abbiamo chiesto all’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra) l’indice della rassegna stampa legata alla presentazione del Rapporto. Da cui emerge un’altra verità: a fronte della latitanza dei quotidiani nazionali, il tema del consumo di suolo è stato ampiamente ripreso e affrontato dalla stampa locale, dove da sempre tengono banco le questioni urbanistiche, intese come trasformazione del territorio e non come emergenza ambientale. Gli articoli sono centinaia. La maggior parte riporta solo i dati, grazie al carotaggio molto preciso che il Rapporto offre a livello comunale e provinciale, evidenziando in alcuni casi anche le maggiori criticità registrate a livello territoriale a causa dello sviluppo incontrollato delle infrastrutture per la logistica (a Bergamo, a Novara) o delle grandi opere, come i cantieri dell’Alta velocità che hanno devastato la zona del Basso Garda. Gli articoli più interessanti, però, sono quelli che offrono commenti di esponenti politici delle maggioranze e delle opposizioni che amministrano Comuni, Province e Regioni, assortendo un campionario di strafalcioni che meritano di essere commentati, uno per uno. I commenti sono di Paolo Pileri.

1) “Certe interpretazioni catastrofiche su recenti dati diffusi sul consumo del suolo nel Veneto sono probabilmente l’esito di una lettura superficiale dello studio. È vero che il consumo risulta ancora elevato, ma è altrettanto vero che dopo la legge del 2017, da me fortemente voluta e sostenuta sul consumo zero del suolo, che dovrà portare all’azzeramento al 2050 come indicato dagli obbiettivi europei di protezione del suolo, la situazione ha iniziato a invertirsi vistosamente, passando dai 1.138 ettari del 2017 ai 683 ettari del 2021”, Luca Zaia, presidente della Regione Veneto, L’Arena, 30 luglio 2022.

I presidenti di Regione che danno del superficiale a un gruppo di studiosi che hanno messo a punto metodologie di ricerca, peraltro condivise con l’Agenzia regionale per la protezione ambientale veneta, affermano in pratica che la scienza non serve perché la politica sa tutto. Zaia dovrebbe semmai verificare come mai il Veneto da otto anni è sempre la primo o seconda Regione per consumo di suolo. La sua legge che prevede un consumo di suolo netto zero nel 2050, tra 28 anni, non ha alcun senso. Se vuoi governare e hai un mandato di cinque anni, e dici di avere coraggio, il consumo di suolo lo devi fermare nel tuo mandato. Superficiale è pensare di fermare il consumo di suolo tra quasi trent’anni.

2) “Il dato sul consumo di suolo anno su anno non ha alcun significato, bisogna fare il calcolo su più anni”, Francesco Aporti, vice-sindaco di Borgo Virgilio (MN) e consigliere delegato alla pianificazione della Provincia di Mantova, Gazzetta di Mantova, 27 luglio 2022.

In base a che cosa sostiene che il consumo di suolo anno su anno non ha alcun significato? La sequenza dei dati anni dopo anno costituisce la serie statistica attraverso la quale possiamo capire tendenze e comportamenti; è evidente che uno deve confrontarsi con l’anno precedente, ma deve avere il dato anno su anno, perché questo permette di valutare se le politiche messe in campo hanno prodotto buoni o cattivi esiti. È dunque infondata la critica del vice-sindaco di Borgo Virgilio.

3) “Ispra non tiene conto che esistono diritti edificatori acquisiti dall’approvazione di vecchi piani che i Comuni non possono cancellare”, Andrea Murari, assessore all’Ambiente e alla pianificazione territoriale del Comune di Mantova, Gazzetta di Mantova, 27 luglio 2022.

Non è pertinente. Ispra si concentra su come viene usato il suolo, va a verificare concretamente come si è modificato lo stato di uso, non può omettere alcuni consumi solo perché basati su antiche promesse di edificazione, pensando che non vadano considerate. È una fantasia tutta politica: che le trasformazioni siano per un abuso o per un’infrastruttura indifferibile o una villetta a schiera, poco importa. Quel suolo, fertile, è stato consumato in tutti e tre i casi e drammaticamente produce un impatto ambientale.

4) “La variante urbanistica appena approvata si occupa solo delle richieste di semplici cittadini che sono accoglibili secondo le norme in vigore”, consiglieri della Lega di Spinea (VE), la Nuova di Venezia e Mestre, 4 agosto 2022.

Non ho molte parole: siccome dei cittadini chiedono di poter modificare l’uso del suolo da agricolo a urbano, e questo è previsto da tutte le norme, automaticamente bisogna accogliere queste richieste? È anche possibile che il Comune le rigetti, in forza di alcuni argomenti. Ma forse ritiene più semplice accettarle.

5) “Quella [oggi occupata da un magazzino Amazon, inaugurato nel 2021] era un’area convenzionata da più di dieci anni, siamo contenti sia stata occupata da un’azienda che sta facendo lavorare 2mila persone, di cui 860 già a tempo indeterminato”, Giovanni Battista Forlani, sindaco di Cividate (BG), Corriere della Sera Bergamo, 27 luglio 2022.

Se è contento buon per lui ma non per il suolo. E non per i servizi ecosistemici che produce per tutti. È probabile che vi fossero anche a Cividate, che non conosco, aree dismesse. Il fatto che fosse “convenzionata”, anche se dovremmo approfondire che cosa significa, non significa nulla, perché le parti possono anche addivenire a una risoluzione delle convenzioni, per volontà di una delle due.

6) “È illusorio ritenere che non sia necessario ‘consumare’ altro suolo, cosa ben diversa da sprecarlo”, Ezio Righi, urbanista ed ex dirigente comunale, Gazzetta di Modena, 27 luglio 2022.

È necessario non consumare suolo, appello che arriva da più parti del mondo scientifico. Il cambiamento nell’uso dei suoli è una delle prime cinque cause dei cambiamenti climatici. Righi dovrebbe essere cauto, ci sono delle emergenze -oggi diventate tali- che devono indurre a smetterla di consumare suolo. È un rebus capire la differenza tra consumare e sprecare. La sottile linea tra i due verbi è che secondo una certa architettura valoriale realizzare un qualche servizio che qualcuno ritiene nobile non è sprecare. Ma fintanto che esistono immobili riutilizzabili o dismessi, anche il più nobile consumo di suolo è spreco.

7) “Il consumo del suolo. Trento meglio di Bolzano”. Titolo del quotidiano Alto Adige, 29 luglio 2022.

Non facciamo il Rapporto nazionale come se fosse un campionato di calcio. Questi titoli che strizzano l’occhio a contese territoriali, servono a poco. Quello che serve è spiegare alla Provincia autonoma di Trento e a quella di Bolzano che devono entrambe smettere di consumare suolo.

Un altro problema è legato al fatto che gli esponenti di tutti i partiti politici a livello locale considerino il suolo come una variabile da giocare nelle polemiche quotidiane, contribuendo così a non costruire la necessaria cultura intorno alla prevenzione e al valore del suolo. Se in Veneto, dov’è all’opposizione, il Partito democratico chiede che “ogni Comune metta in homepage del proprio sito istituzionale la percentuale di aree edificate nel territorio di competenza”, in provincia di Pisa, a San Miniato, il capogruppo Pd in consiglio comunale ha attaccato una esponente dell’opposizione che criticava le scelte legate alla trasformazione di un comparto di 85mila metri quadrati bollandola come sostenitrice della “decrescita felice”, dimostrando -semmai ce ne fosse bisogno- l’urgenza della Conferenza che si tiene a Venezia dal 7 al 9 settembre (e di cui Altreconomia è media partner).

In alcuni casi ha dell’incredibile anche quanto scrivono i giornalisti. Ad esempio Lorenzo Rinaldi, direttore del Cittadino, in un commento pubblicato a fine luglio, che a fronte dei 44 ettari consumati in provincia di Lodi scrive: “Il Lodigiano non è riuscito negli ultimi trent’anni -da quando la globalizzazione ha iniziato a produrre i propri effetti più evidenti -a pianificare lo sviluppo ragionato dei poli logistici, è assai difficile che lo saprà fare proprio ora”; perciò, ammessa la sconfitta, suggerisce in grassetto ai sindaci di fare accordi per piantare alberi nei parcheggi dei poli logistici e dei supermercati e centri commerciali. Come se questo fosse un modo di affrontare il problema e non un palliativo.

Eppure, una stagione diversa l’abbiamo attraversata. Era il lontano 2012. Mario Catania era ministro delle Politiche agricole alimentari e forestali. Il 14 settembre di quell’anno prometteva: “Grazie alle misure contenute nel disegno di legge contro il consumo del suolo, approvato oggi dal Consiglio dei ministri, facciamo un decisivo passo in avanti per raggiungere l’obiettivo di limitare la cementificazione sui terreni agricoli, in modo da porre fine a un trend pericoloso per il Paese. Questo provvedimento tocca temi molto sensibili, come l’uso del territorio e la sua corretta gestione, ma coinvolge anche la vita delle imprese agricole e l’aspetto paesaggistico dell’Italia. Riguarda il modello di sviluppo che vogliamo proporre e immaginare per questo Paese, anche negli anni a venire”. Dieci anni dopo siamo ancora fermi al punto di partenza.

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