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Consumo di suolo: torna in Parlamento la proposta di legge di “Salviamo il paesaggio”

La proposta elaborata dal Forum nazionale nel 2018 è stata recepita dalla deputata Stefania Ascari e presentata alla Camera il 25 ottobre scorso. Una forte tutela dei suoli liberi è necessaria per difendere una risorsa fragile e non rinnovabile, oltre che la biodiversità e la produzione agricola nel nostro Paese

© Luca Pistollato, unspash

Contrastare efficacemente il consumo di suolo -una vera e propria emergenza nazionale- è l’obiettivo della proposta di legge “Norme per l’arresto del consumo di suolo e per il riuso dei suoli urbanizzati” presentata alla Camera il 25 ottobre scorso dalla deputata Stefania Ascari (Movimento 5 stelle). Un testo che ricalca fedelmente la proposta elaborata dal Forum nazionale Salviamo il paesaggio e presentata a tutte le forze politiche nel febbraio 2018 alla vigilia delle elezioni per il rinnovo del Parlamento. “Non possiamo che rallegrarci con l’onorevole Ascari per la sua precisa volontà di rilanciare il tema anche in questa nuova legislatura, perché per noi risulta fondamentale un intervento normativo, così come lo abbiamo elaborato, dal duplice scopo: salvaguardare il suolo italiano ancora non antropizzato e compromesso e, parallelamente, suggerire un orizzonte di sviluppo per l’intero comparto edilizio, orientato al recupero e al riuso dell’intente patrimonio esistente e inutilizzato”, spiegano dal Forum.

Il documento elaborato nel 2018 era una sintesi condivisa di una visione multidisciplinare cui avevano preso parte partecipato 75 esperti dell’interno Gruppo di lavoro tecnico-scientifico: dagli architetti ai geologi, dagli urbanisti agli agronomi passando per docenti e ricercatori universitari, giuristi e tecnici, sindacalisti, biologi e attivisti. “Si tratta quindi di una profonda analisi sinergica che tocca tutti gli strati della nostra società e che possiede, a nostro avviso, una valenza ‘forte’ per essere considerata la traccia su cui il Parlamento ancora una volta potrà (se lo vorrà) dibattere concretamente -ricorda il Forum-. L’esito dell’iter nella scorsa legislatura ci ha provocato una forte delusione che ci auguriamo di non dover nuovamente sopportare”.

La proposta di legge presentate da Ascari chiarisce fin dalle prime righe l’urgenza della questione scegliendo con cura le parole: “Arrestare” e non semplicemente “limitare” o “contenere” il consumo di suolo è l’obiettivo indicato all’articolo uno. Dal momento che si tratta di “un bene comune e una risorsa limitata e non rinnovabile, fornitrice di funzioni e servizi vitali”, scrive la deputata nella premessa, per tutelarlo è quindi necessaria “una rigorosa tutela dei suoli liberi non impermeabilizzati, per salvaguardare gli spazi vitali connessi al benessere dei cittadini e delle comunità, per garantire gli usi agricoli, il miglioramento della sovranità alimentare, la conservazione della biodiversità e la fertilità del suolo”.

Al fine di garantire questi obiettivi, all’articolo tre della proposta (“Arresto del consumo di suolo”) si prevede che dalla data di entrata in vigore della norma “non è consentito il consumo di suolo per qualsivoglia destinazione”. Eventuali esigenze insediative e infrastrutturali devono, di conseguenza, essere soddisfatte “tramite il riuso, la rigenerazione e la riorganizzazione degli insediamenti e delle infrastrutture esistenti […]. Il semplice criterio economico, anche se configurato come di pubblico interesse, non può essere motivo per consentire il consumo di suolo”.

Viene quindi affidato ai Comuni il compito di individuare le aree adatte a questi scopi attraverso la redazione di un “censimento edilizio” degli edifici e delle unità immobiliari pubbliche e private sfitte, non utilizzate o abbandonate. La proposta di legge individua con precisione le loro caratteristiche: si tratta di beni che si trovano in condizioni di abbandono e/o degrado da almeno dieci anni, che possano determinare danni per l’ambiente, pericoli per la sicurezza e l’incolumità pubblica e privata, oppure che possono essere possibile occasione per attività e comportamenti illeciti. Oltre a “beni in qualunque modo abbandonati e/o inutilizzati e quindi non più rispondenti ad alcuna funzione sociale e/o che possano ledere l’interesse generale”.

Le dimensioni di questo patrimonio edilizio inutilizzato (e potenzialmente disponibile per il recupero e il riuso) sono enormi: secondo l’Istat in Italia sono presenti oltre sette milioni di abitazioni non utilizzate, 700mila capannoni dismessi, 500mila negozi definitivamente chiusi, 55mila immobili confiscati alle mafie. Al governo viene poi assegnato il compito di adottare “uno o più decreti legislativi volti a incentivare l’effettivo utilizzo degli immobili abbandonati e le disposizioni per gli interventi di rigenerazione delle aree urbanizzate degradate”.

Quella legata al consumo di suolo nel nostro Paese è un’emergenza che l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra) documenta in maniera rigorosa da anni e che ha raggiunto livelli sempre più allarmanti e che nell’ultima edizione del rapporto “Consumo di suolo, dinamiche territoriali e servizi ecosistemici” evidenzia come nel 2021 le nuove coperture artificiali abbiano interessato 69,1 chilometri quadrati (in media 19 ettari al giorno), il valore più alto degli ultimi dieci anni. Nell’ultimo anno abbiamo perso 2,2 metri quadrati di suolo al secondo “causando la scomparsa irreversibile di aree naturali e agricole” per fare posto a nuovi edifici, infrastrutture, poli commerciali, produttivi e di servizio.

Arrestare la cementificazione di vaste aree del nostro Paese significa anche contrastare il dissesto idrogeologico e ridurre gli effetti dei sempre più frequenti eventi meteorologici estremi che provocano perdita di vite umane e gravi danni anche economici. Senza dimenticare che la salvaguardia delle aree verdi -dentro e fuori le aree urbane- rappresenta una misura essenziale per la mitigazione e l’adattamento ai cambiamenti climatici. Ultimo, ma non meno importante, il tema della produzione agricola: secondo le stime del ministero delle Politiche agricole alimentari e forestali l’Italia oggi produce l’80-85% del proprio fabbisogno primario alimentare contro il 92% del 1991. Come certifica anche il recente Censimento generale dell’agricoltura curato da Istat, la Superficie agricola utilizzata (Sau) nel 2020 era pari a 12,5 milioni di ettari in calo rispetto ai 15mila del 1990.

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