Diritti / Opinioni

E i bambini pagano il prezzo più alto

La vita delle nuove generazioni è sempre più messa a rischio da guerre, cambiamenti climatici e inquinamento. Anche nel ricco Nord. La rubrica di Nicoletta Dentico

Tratto da Altreconomia 250 — Luglio/Agosto 2022
© Ben Wicks, unsplash

Cinquant’anni fa la Conferenza di Stoccolma posava la pietra miliare dello sviluppo sostenibile richiamando, per la prima volta, l’attenzione del mondo sulla necessità di salvaguardare le risorse naturali e di cooperare a livello internazionale per un utilizzo dell’ambiente a beneficio di tutti. Già in quell’occasione l’accento sulla soluzione dei problemi ambientali (che stavano emergendo in tutta la loro gravità) non era dissociato dagli aspetti sociali ed economici. Insomma, la questione riguardava il modello di sviluppo.

A fine maggio 2022 è stata pubblicata la 17esima edizione del rapporto Unicef-Innocenti che analizza le strategie politiche di 43 Paesi dell’area Ocse e dell’Unione europea in materia di tutela dei bambini e di protezione dell’ambiente. La fotografia non sorprende ma non per questo è meno agghiacciante. La vita delle nuove generazioni è messa in serio pericolo da una miriade di crisi vecchie e mai risolte (pensiamo alle 169 guerre ancora in corso, dalla Siria allo Yemen) e di situazioni nuove alle quali non si vuol porre rimedio. 

Circa un miliardo di bambini si trova “a rischio estremamente elevato” di subire gli effetti del cambiamento climatico, dice Unicef. Il primo dato riguarda noi appunto, i Paesi ad alto reddito. Da un lato, le 38 nazioni dell’Ocse e le 27 dell’Ue sono impegnate a garantire un ambiente più sano ai loro bambini. Dall’altro, il consumo di risorse naturali da parte di questi Paesi è talmente sfrenato (equivale a 3,3 Pianeti, cinque se si considera il livello di Canada e Stati Uniti), produce talmente tanti scarti e inquinanti nocivi oltre a determinare l’esaurimento di risorse naturali a livelli tali da contribuire alla distruzione dell’ambiente globale. Una responsabilità diretta che rende impossibile la vita dei bambini al di fuori dei confini del mondo ricco.

Un bambino su 12 è esposto a elevato inquinamento da pesticidi in Belgio, Repubblica Ceca, Israele, Olanda, Polonia e Svizzera. Si tratta di un fenomeno collegato a varie forme di tumori come la leucemia pediatrica.

Il rapporto Unicef-Innocenti non fa sconti e rivela, numeri alla mano, la doppia morale che connota questo tempo inselvatichito e senza giustizia. I bambini non se la passano per niente bene. E anche se è soprattutto il Sud del mondo a essere colpito da devastazioni ambientali che non ha provocato, nemmeno i bambini del Nord più opulento possono veramente cantare vittoria. Finlandia, Islanda e Norvegia, ad esempio, sono ai primi posti della classifica per la cura dell’ambiente ma si trovano nelle ultime posizioni per quanto riguarda gli alti tassi di emissioni, consumi e scarti elettronici. In Islanda, Lettonia, Inghilterra e Portogallo un bambino su cinque è esposto a umido e muffa in casa, uno su quattro in Turchia, Ungheria e Cipro. Nel mondo, più di 20 milioni di bambini hanno elevate concentrazioni di piombo nel sangue (la cifra è assai sottostimata): una delle sostanze più tossiche presenti nell’ambiente. 

Ma in generale nel mondo i bambini sono costretti a convivere con sostanze tossiche, dentro e fuori casa. In Messico, l’inquinamento dell’aria riduce in media la vita sana di 3,7 anni e l’Italia, uno dei Paesi con la peggiore qualità dell’aria al mondo per inquinamento atmosferico, fa pagare il prezzo più alto della propria insipienza politica o connivenza con gli inquinatori alle nuove generazioni. I minori fino a 12 anni infatti hanno una frequenza di respirazione doppia rispetto agli adulti, dunque introducono nei polmoni volumi d’aria ben maggiori, con un rischio molto più elevato di effetti respiratori come gli attacchi di asma bronchiale. Ne parla qualcuno?

Nicoletta Dentico è giornalista ed esperta di diritto alla salute. Già direttrice di Medici Senza Frontiere, dirige il programma di salute globale di Society for International Development

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