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Decessi Covid-19 nelle Rsa lombarde: la trasparenza negata dalla maggioranza delle Ats

Delle otto Agenzie di tutela della salute della Lombardia, solo Milano e Insubria, dopo un primo diniego, ci hanno trasmesso i dati dei morti nelle residenze sanitarie assistenziali dall’inizio dell’epidemia: oltre 3mila a fine maggio. Da Brescia alla Brianza, invece, tesi controverse per negare le informazioni: chi sostiene che i numeri sarebbero ancora in elaborazione e chi tira in ballo la magistratura

© Alex Boyd - Unsplash

Sei delle otto Agenzie di tutela della salute della Lombardia continuano a non voler diffondere i dati sui decessi nelle residenze sanitarie assistenziali dall’inizio dell’epidemia, respingendo le richieste di accesso civico di Altreconomia.
E alcune Ats, a inizio giugno, hanno giustificato la mancata trasparenza sostenendo di non voler “pregiudicare” da un lato le indagini della magistratura e dell’altro i lavori di una commissione della Regione (di cui sono articolazioni amministrative) nominata dal presidente Attilio Fontana nel mese di aprile.

Tesi singolari considerato che a Milano, dove la Procura sta conducendo un’inchiesta anche sulle morti nelle Rsa, Pio Albergo Trivulzio incluso, l’Ats territoriale ha reso pubblici i registri dei decessi aggiornati al 20 maggio. L’unica altra Ats che come Milano ha risposto positivamente alle nostre richieste di accesso civico è stata quella dell’Insubria, cui fanno riferimento i territori di Como, Varese e Medio Lario, che ha fornito riscontri allineati al 26 maggio.

I casi sono due: o le Agenzie di Milano e Insubria, diffondendo i dati, hanno inficiato le indagini delle Procure e l’operato della commissione Fontana, oppure le altre hanno accampato pretesti.

Partiamo dai dati noti dell’Ats Milano. Tra il 20 febbraio e il 20 maggio, su un totale di 4.486 “ospiti deceduti” nelle Rsa, quelli riconducibili a “sospetto o accertato Covid-19” sono stati 2.674 (il 60% circa): 1.273 nelle strutture della città, 156 a “Nord Milano”, 257 nell’area Rhodense, 335 nell’Ovest milanese, 414 a Melegnano-Martesana, 239 a Lodi. Sono cifre impressionanti se confrontate al numero degli “ospiti” presenti nelle Rsa dell’Ats Milano: 13.113 al 20 maggio.

Nei territori dell’Ats Insubria, invece, a fronte di 1.872 decessi registrati tra fine febbraio e il 26 maggio, i morti accertati Covid-19 (esclusi i sospetti) comunicati ad Altreconomia sarebbero stati 393 (il 21%). È un dato decisamente più alto di quello divulgato dalla stessa Agenzia lo scorso 10 aprile. Allora infatti la direzione sanitaria dell’Ats Insubria aveva diramato un comunicato stampa dai toni “tranquillizzanti” sostenendo che da una “ricognizione effettuata da Ats, su 10.068 ospiti in struttura, sono deceduti in ospedale o in struttura 30 soggetti, pari allo 0,3%”. E aveva aggiunto che un “attento monitoraggio della situazione nelle Rsa del nostro territorio” avrebbe “prodotto il risultato positivo di un elevato numero di Rsa Covid-free”. Non è chiaro come sia stato possibile passare dai 30 decessi resi pubblici nella fase di picco dell’epidemia a 393 in meno di 50 giorni.

Poi c’è il blocco delle Agenzie “riluttanti”.

Il 5 giugno l’Ats di Brescia, che conta 86 Rsa autorizzate sul territorio, ci ha fatto sapere che tutte le informazioni inerenti i dimessi dagli ospedali, i decessi nelle strutture sociosanitarie e i dispositivi di protezione individuale forniti sarebbero state messe a disposizione di una “specifica Commissione” istituita dal presidente Fontana l’11 aprile incaricata di “verificare la situazione in essere nelle Rsa a seguito della pandemia Covid-19”.

Oltre alla Regione, Ats avrebbe trasmesso i dati anche agli “organi di polizia giudiziaria nellambito dello svolgimento di indagini disposte dallautorità giudiziaria”. Pertanto quei riscontri “non sono ostensibili” -è la tesi dell’Agenzia-, pena un “pregiudizio concreto alla tutela degli interessi pubblici inerenti la regolare conduzione delle indagini”. Se quel pregiudizio venisse meno i dati potrebbero essere diffusi? No: sarebbe “necessaria, rebus sic stantibus, unattività massiccia di rielaborazione finalizzata a creare, con impiego di oneri organizzativi e gestionali, un nuovo database”. Ma se manca il database quali dati ha trasmesso l’Ats?

Sulla stessa linea di chiusura è l’Ats Brianza (distretti di Monza, Vimercate e Lecco). La scelta di non comunicarci i dati sui decessi nelle Rsa sarebbe anche in questo caso dettata dalla necessità di “evitare un pregiudizio concreto alla tutela degli interessi pubblici di una corretta e regolare attività di indagine” sia dell’autorità giudiziaria sia della commissione regionale. Da nessuna parte, però, è motivato il pregiudizio allattività istruttoria.

DallAts della Montagna (Valtellina-Alto Lario e Valcamonica) arriva un’altra “motivazione”: “I dati richiesti sono inseriti in flussi informativi soggetti a validazione”. Per questo lAts ritiene “indispensabile il completamento dell’iter di validazione dei dati, prima di rilasciare informazioni che -se diffuse anticipatamente- potrebbero essere fuorvianti”. I numeri non possono pertanto essere “ostesi” per una questione di “veridicità […] ai fini di un corretto svolgimento del dibattito pubblico”. L’unica cosa resa nota dopo l’accesso civico è che i positivi nelle Rsa di quel territorio al 4 giugno 2020 erano 789 sui 3.469 complessivi, mentre i decessi di casi positivi, Rsa incluse, erano 428.

A Mantova e a Cremona opera invece l’Ats Val Padana. Anche in questo caso sui decessi nelle Rsa è innalzato un muro. “Trattasi di informazioni attualmente oggetto di valutazione da parte di una specifica Commissione istituita con decreto del Presidente di Regione Lombardia l’11 aprile 2020 […] alla quale le Ats dovranno fornire ogni informazione utile allo scopo”, è la solita giustificazione. E se ne aggiunge un’altra: “Gli stessi dati sono inseriti in flussi informativi in corso di validazione da parte dellIstituto Superiore di Sanità. Peraltro, questa Agenzia ha già dato mandato al proprio Osservatorio epidemiologico per lo svolgimento di uno studio epidemiologico inerente al tema e che verrà reso pubblico non appena ultimato; al riguardo, lAgenzia ritiene indispensabile il completamento delliter di validazione dei dati, prima di rilasciare informazioni che, altrimenti, potrebbero essere fuorvianti” e quindi intaccare il “corretto svolgimento del dibattito pubblico”.

Chiude il cerchio il “no” dell’Ats di Pavia: “I dati richiesti sono inseriti in flussi informativi soggetti a validazione da parte dell’Istituto Superiore di Sanità. Inoltre, tali dati sono oggetto di valutazione da parte di una Commissione regionale. Pertanto, rilevato che tali dati non risultano ancora sufficientemente consolidati, non è stata ritenuta opportuna la diffusione del flusso”.

Manca all’appello l’Ats di Bergamo. Dopo aver incassato un primo diniego all’istanza di accesso civico del 7 aprile abbiamo fatto ricorso al competente Tribunale amministrativo regionale (sezione di Brescia, decisivo il supporto degli avvocati Ernesto Belisario e Francesca Ricciulli dello studio E-Lex) per chiedere l’annullamento o la revoca del provvedimento di rigetto e l’ordine di “esibizione” dei dati. È solo con quegli elementi che potrà svolgersi un dibattito pubblico corretto.

“Il rifiuto delle Ats nel rendere noti i dati sui decessi nelle Rsa è un atto grave che impedisce ai cittadini di venire a conoscenza di informazioni essenziali per poter valutare l’operato delle strutture pubbliche che avrebbero dovuto tutelare la salute collettiva anche durante l’emergenza Coronavirus-spiega Vittorio Agnoletto medico, conduttore della trasmissione “37 e 2” su Radio popolare e professore a contratto di Globalizzazione e politiche della salute all’Università degli Studi di Milano-. Risulta estremamente preoccupante che alcune Ats abbiano motivato il loro diniego affermando che i dati sono ancora in elaborazione; se così fosse si evidenzierebbe una grave inefficienza del sistema di sorveglianza sanitaria regionale. Se non si è in grado di fornire i dati sulla mortalità mi chiedo come siano stati recuperati gli altri indicatori sanitari, ben più complessi, necessari per affrontare in sicurezza la ‘fase due’”.

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