Diritti / Attualità

CIE: la scelta miope del Governo

Nuovi centri di espulsione, rimpatrio dei migranti attraverso accordi bilaterali e stretta alle regole dell’asilo. Ecco perché, secondo l’Associazione per gli studi giuridici sull’immigrazione, la circolare del Capo della polizia Franco Gabrielli di fine dicembre suscita “sconcerto e forte preoccupazione”

@ Andrea Di Grazia - Lapresse
@ Andrea Di Grazia - Lapresse

Proporre la riapertura dei Centri di identificazione ed espulsione senza riformare la legge “Bossi-Fini” sull’immigrazione è una scelta “totalmente irragionevole”. A pochi giorni dalla circolare diffusa dal ministero dell’Interno il 30 dicembre scorso e sottoscritta dal Capo della polizia Franco Gabrielli, l’Associazione per gli studi giuridici immigrazione (ASGI, www.asgi.it) prende la parola per esprimere “sconcerto e forte preoccupazione”.

Pur di “conferire massimo impulso all’attività di rintraccio dei cittadini dei Paesi terzi in posizione irregolare”, come recita la circolare governativa, si allungherebbe infatti la vita a un “indirizzo politico-amministrativo” che l’ASGI definisce “miope”. L’avvocato Dario Belluccio -membro dell’associazione- conosce bene la normativa sull’immigrazione. Rigetta l’enfasi che “i grandi quotidiani” hanno riservato alla presunta “riapertura” dei CIE -che in realtà ancora esistono e sono cinque: Bari, Torino, Roma, Trapani, Caltanissetta-. “È sconcertante la foga propagandistica con la quale il Governo ha voluto affrontare la questione -spiega- perché non dice o aggiunge nulla di particolarmente nuovo rispetto alle politiche che derivano dall’attuale legislazione in materia”. “Sarebbe stato più ragionevole porre mano ai meccanismi di regolarizzazione degli stranieri, valorizzando i legami lavorativi, familiari e sociali già esistenti che quelle persone hanno magari costruito in tanti anni. E non è per bontà d’animo ma perché è con la regolarità di soggiorno e l’integrazione che li si rende ‘visibili’ e non li si lascia in condizioni di precarietà sociale e lavorativa”.

Per il Viminale, invece, è tempo di procedere al “rintraccio di detti stranieri” anche “in sede di Comitato Provinciale per l’Ordine e la Sicurezza Pubblica attraverso l’attivazione di piani straordinari di controllo del territorio”. Un ruolo chiave l’avranno anche i “Corpi di polizia locale”, sprovvisti però di una “specifica preparazione in materia di immigrazione e asilo”, come denuncia l’ASGI. L’avvocato Belluccio è lapidario: “Le persone irregolari non vanno ‘rastrellate’, vanno riconosciute; allo stato attuale non possono avere un contratto di locazione, un contratto di lavoro, beneficiare dei servizi sociali dei Comuni che per questo motivo non li possono pianificare con precisa contezza. Non possono avere la residenza e, di fatto, sono 5 anni che un decreto flussi serio non vede la luce”.

La priorità sarebbe metter mano al Testo unico sull’immigrazione del 1998, riformato in peggio dalla “Bossi-Fini” che per l’ASGI “è inefficace, iniqua, in più aspetti contrastante con la Costituzione e con le norme internazionali e dell’Ue”.

Ma l’acronimo “CIE” solletica l’esecutivo tanto da fargli rimuovere il “gigantesco fallimento” (ASGI) certificato dalla Corte dei conti e dalle relazioni delle Commissioni parlamentari d’inchiesta. Già nell’agosto 2013, l’ex senatore Pietro Marcenaro, presidente della Commissione straordinaria per i diritti umani del Senato, spiegava ad Altreconomia i contenuti del rapporto conclusivo dell’indagine conoscitiva centrata “sullo stato dei diritti umani negli istituti penitenziari e nei centri di accoglienza e trattenimento per migranti in Italia”, dov’era scritto che “le condizioni di vita nei centri (13 allora, ndr) sono precarie e inadatte”. Trattamenti degradanti e risultati scadenti: tra il 1998 e il 2012 i rimpatriati erano stati “solo” il 46,2% dei trattenuti. Qualche anno dopo, la dinamica è identica a quella degli “hot-spot” (Lampedusa, Pozzallo, Trapani e Taranto), i centri per l’identificazione, lo screening e la prima assistenza dei rifugiati che Amnesty International ha fotografato nelle 61 pagine del rapporto “Hotspot Italia”.

L’esigenza del Governo pare quella di placare la pressione mediatica e qualunquista ricorrendo a strategie fallimentari. “Non ha futuro né la strategia degli accordi bilaterali di riammissione, come quello che il ministro vorrebbe rinegoziare con la Tunisi, che sono stipulati in forma semplificata e segreta senza preventiva legge parlamentare di autorizzazione alla ratifica in violazione dell’art. 80 della Costituzione -continua l’ASGI- né l’ipotesi di un provvedimento legislativo che riformi in senso restrittivo le norme sull’asilo, eliminando il doppio grado di giurisdizione (il che discriminerebbe gli stranieri rispetto ai cittadini che nell’ordinamento italiano ne fruiscono) o istituendo sezioni specializzate dei tribunali che, in realtà, per la loro composizione affidata soprattutto a magistrati onorari e inesperti sarebbero nuovi giudici speciali, la cui costituzione è vietata dalla Legge costituzionale (senza eliminare la vera causa dei ritardi che sta nelle decisioni tardive e spesso malfatte delle Commissioni territoriali che dovrebbero essere aumentate e composte di persone più indipendenti e competenti)”.

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