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Finanza / Opinioni

Chi controlla i padroni del mondo

I grandi fondi finanziari sono gli uni nelle mani degli altri. Un’opacità che danneggia l’economia reale, crea disoccupazione e smantella i sistemi di welfare. L’analisi di Alessandro Volpi

Tratto da Altreconomia 265 — Dicembre 2023
© Sean Pollock, unsplash

I grandi fondi finanziari sono ormai i veri padroni del mondo. È relativamente facile capire che cosa controllano (più o meno direttamente) quali società sono nelle loro mani, quali Borse, quali settori, quali banche, quali assicurazioni, quali piattaforme, quali giornali: insomma è possibile mettere insieme una mappa abbastanza puntuale del loro potere. Ma c’è un aspetto molto complicato da scoprire: chi li controlla. BlackRock è posseduto per il 14% da Vanguard, per il 6,7% dalla stessa BlackRock e per un altro 4,5% da State Street Corporation. Seguono una decina di fondi più piccoli.

Vanguard è posseduta per il 13,5% da BlackRock, per il 9,5% da Vanguard e per il 3% da State Street cui si aggiungono altri fondi più piccoli. State Street è posseduta per il 12,6% da Vanguard, per l’8,1% da BlackRock e per 5% da State Street. In altre parole, i tre più grandi soggetti economici e finanziari del Pianeta sono posseduti gli uni dagli altri in una sequenza che non permette di capire chi sia il vero proprietario, al di là delle figure dei vari Ceo, talvolta ancora identificati con i fondatori. Per essere ancora più chiaro: non ci è dato di sapere chi sono “i padroni del mondo” che stanno dietro la più grande concentrazione di potere di sempre.

È democrazia questa? È libero mercato? Mi sembra proprio di no. Siamo di fronte a un’opaca autocrazia, peraltro decisamente spietata. Nel 2023 sei società hanno realizzato ricavi per 408 miliardi di dollari e 88 miliardi di profitti. Si tratta di Amazon, Alphabet, Apple, Microsoft, Meta e Netflix che già nel 2022 avevano realizzato profitti per 61 miliardi. Che cosa hanno in comune? Due cose: hanno gli stessi azionisti di riferimento (Vanguard, BlackRock e State Street) e hanno licenziato quasi 250mila dipendenti nel 2023, dopo aver tagliato 160mila posti di lavoro nel 2022. È evidente che in questo monopolio finanziario i super profitti generano disoccupazione. Un mondo alla rovescia che risulta ancora più inaccettabile se si considera quanto pagano di imposte queste sei società e i loro “padroni”.

Penso che sarebbe necessario fare di questo tema cruciale una grande narrazione pubblica che coinvolge il rapido smantellamento degli stati sociali. Il volume dei premi delle assicurazioni (da quelle sanitarie a quelle contro le calamità naturali) sta rapidamente crescendo, sostituendosi in moltissimi casi alle forme del welfare.

Se si scorre l’elenco delle principali compagnie assicurative per premi raccolti si trovano alcune realtà davvero molto grandi: United Health Group (che ha una capitalizzazione di quasi 500 miliardi di dollari), Elevance Health, Prudential Financial e Centene Corporation. Anche in questo caso i principali azionisti sono Vanguard, BlackRock e State Street, che possiedono in tutte le società appena ricordate oltre il 20% delle azioni. Nel mondo delle assicurazioni, alle “Big Three” si aggiunge il fondo Berkshire Hathaway.

L’ammontare dei profitti realizzati nel 2023 da Amazon, Alphabet, Apple, Microsoft, Meta e Netflix è pari a 88 miliardi di dollari. Tra i loro azionisti ci sono Vanguard, BlackRock e State Street

In estrema sintesi, nel monopolio finanziario del super capitalismo la gestione dei rischi non può che essere affidata ai “padroni del mondo”. Che naturalmente possiedono tutti i mezzi per definire che cosa sia realmente rischioso e che cosa non lo sia. E, altrettanto naturalmente, il mondo deve credere a simili colossi, di cui però non conosce il volto, come se si trattasse di una nuova religione rispetto alla quale ormai il mercato non ha alcuno spazio se non quello della mera narrazione.

Alessandro Volpi è docente di Storia contemporanea presso il dipartimento di Scienze politiche dell’Università di Pisa. Si occupa di temi relativi ai processi di trasformazione culturale ed economica nell’Ottocento e nel Novecento. “Prezzi alle stelle. Non è inflazione, è speculazione” (Laterza, 2023) è il suo ultimo libro

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