Cultura e scienza / Intervista

Sandro Bozzolo. Il regista dello spaesamento

L’incontro dell’esploratore nato in Val Mongia con Nijolė Šivickas, artista emigrata durante l’occupazione sovietica e madre dall’ex sindaco di Bogotà Antanas Mockus

Tratto da Altreconomia 222 — Gennaio 2020
Sandro Bozzolo (sandrobozzolo.work) è nato a Viola, in provincia di Cuneo, nel 1986. Nel 2019 EMI ha pubblicato la seconda edizione del suo libro dedicato a Antanas Mockus Šivickas - © Ivan Carazzone

Regista ed esploratore di diversi linguaggi e formati della narrazione audiovisiva, Sandro Bozzolo è nato nel 1986 a Viola (Cuneo), nell’alta Val Mongia, cui ha dedicato il film “Autunno Viola”, girato nel 2011 con Maria Cecilia Reyes. Dal 2008 ha intrecciato la sua vita con quella di Antanas Mockus Šivickas, il “bizzarro sindaco di Bogotá -come lo definisce Bozzolo- che per ben due mandati (1995-1997 e 2001-2003, ndr) ha gestito la difficile capitale colombiana in un modo del tutto alternativo alla repressione: clown, ironia e la partecipazione convinta dei cittadini”. Al “supercittadino di Bogotà” ha dedicato il libro “Un sindaco fuori del comune”, ripubblicato quest’anno da Emi. Il sindaco bogotano, invece, si fa di lato nell’ultimo documentario di Bozzolo, “Nijolė” (2018): al centro c’è sua madre, l’artista lituana Nijolė Šivickas. “Il filo conduttore che unisce i miei lavori sta nel guardare il mondo e i suoi protagonisti con spaesamento e alterità”, racconta Bozzolo ad Altreconomia.

Sandro, il tuo è l’incontro con una famiglia attraverso due Paesi e due storie: Lituania e Colombia, Nijolė e Antanas. Com’è avvenuto?
SB Nel 2006 studiavo Scienze della comunicazione all’Università di Genova e ho scelto di andare in Erasmus in Lituania. Così sono entrato in contatto con questa storia, la storia della distanza di un’artista dal suo Paese in tempo di guerra. Nijolė Šivickas era nata nel 1924 e ha lasciato presto la Lituania -che si trovava sotto l’occupazione e la dittatura culturale sovietica- per la Colombia. Allora mi è venuta l’idea di seguirla. E seguire anche la storia del figlio, Antanas Mockus, che nel frattempo avevo conosciuto. Quindi nel 2008 sono andato in Colombia per la prima volta, con il sostegno di un altro programma di mobilità con le Università dell’America Latina, il CINDA (Centro Interuniveristario de Desarollo Academico), e sono rimasto fino al 2010, quando Mockus era il candidato alla presidenza della Repubblica per il partito della Alianza Verde.

Allora non vinse, ma oggi Mockus è senatore della Repubblica e a fine ottobre a Bogotà è stata eletta sindaca Claudia Lopez, sempre per Alianza Verde: prima donna e lesbica a ricoprire tale carica in una grande città latinoamericana. È il “modello Bogotà” di Mockus che si ripete?
SB Penso di no, che oggi il contesto sia molto diverso. Alla metà degli anni Novanta aveva preso in mano una città molto problematica, mentre Lopez trova oggi una città in crescita e stabile, che in questi ultimi anni è stata gestita da buone amministrazioni. Dobbiamo tenere a mente che quella di sindaco di Bogotà è la seconda carica più importante in Colombia, e che la capitale del Paese latinoamericano ha una popolazione superiore a quella di Danimarca o Irlanda. Il sindaco ha un peso politico enorme, e Lopez è la prima rappresentante politica del linguaggio dei movimenti ambientalisti e femministi, che sono sempre stati criminalizzati in Colombia, bollati come “amici dei guerriglieri” e “nemici del progresso”. È un cambiamento importante. Inoltre, in una città così inquinata, dovremo capire come sarà portata avanti la “svolta verde” che è stata promessa.

“Il sindaco di Bogotà è la seconda carica più importante in Colombia. Nel 2019 stata eletta Claudia Lopez, che rappresenta i movimenti ambientalisti e femministi”

A proposito del ruolo delle donne, cosa ci insegnano le storie femminili che hai messo al centro dei tuoi documentari?
SB Nel caso di Nijolė Šivickas, lei ha sempre dovuto fare i conti con la scelta di vivere in un Paese machista come la Colombia. Per esempio, non veniva citata con il suo vero cognome, ma con quello da sposata (Mockus). D’altra parte, odiava essere definita un’artista “femminile” e negli anni Ottanta, quando è stata invitata all’esposizione nazionale di “arte femenino”, lo ha fatto capire usando un marchio per cavalli con la scritta “mujer”, che scaldava con il fuoco per marchiare chiunque entrasse. Il suo messaggio era chiaro: siamo tutte donne. Per Nijolė infatti, non esisteva la categoria di arte maschile e nemmeno quella di arte femminile. Rifiutava l’idea di essere guardata con accondiscendenza in quanto donna. Un’altra donna ha collaborato con te per “Nijolė”: Lina Lapelytė. Lina è stata recentemente insignita -insieme a Vaiva Grainyte e Rugile Barzdziukaite- del Leone d’Oro alla 58° Biennale d’Arte di Venezia.

“Per Nijolė Šivickas non esisteva la categoria di arte maschile e nemmeno quella di arte femminile. Rifiutava di essere guardata con accondiscendenza in quanto donna”

È lituana. E così il cerchio si chiude.
SB Lina è una performer e compositrice molto nota in Lituania, per me ha composto le musiche del film. È stato facile conoscerla: la Lituania ha il vantaggio di essere piccola. È una comunità minuscola e compatta. Il 16 gennaio 2018, per i 100 anni dall’indipendenza, tutti i semafori lituani lampeggiavano contemporaneamente di rosso, giallo e verde, i tre colori della Repubblica, e nessuno si è fatto male. A Venezia, la loro Opera lirica per 13 voci, “Sun & Sea (Marina)”, era un osservatorio su una spiaggia allestita nell’Arsenale della Marina con un coro di suoni e canti. “Canti della vita di tutti i giorni, canti di preoccupazione e di noia, canti di quasi nulla -come hanno scritto Lina, Vaiva e Rugile-. E subito sotto il lento scricchiolio di una Terra esausta, ansimante”. Un richiamo alla nostra responsabilità.

© riproduzione riservata

Newsletter

Ogni settimana l'informazione indipendente di Altreconomia