Economia / Attualità

Affrancare l’Italia dal gas per “alleggerire” la bolletta dell’energia

Il think tank ECCO sottolinea l’urgenza di accelerare la transizione verso fonti rinnovabili anche per abbassare il costo della bolletta: “Il ritardo nello sviluppo delle rinnovabili, già competitive sui mercati, è alla base del problema. Non il contrario”. E rilancia l’importanza della riforma fiscale

© Matthew Henry, via unslpash

Il gas occupa ancora un ruolo rilevante nel mix produttivo del settore energetico italiano: circa il 47%, secondo i dati forniti da Terna. Per questo motivo, la volatilità del prezzo del gas rappresenta un elemento di fragilità per la crescita del nostro Paese: dai ribassi senza precedenti del periodo Covid-19 si è passati in pochi mesi a un aumento del 9% (rispetto alla prima metà del 2020), con il prezzo del gas che segna un +230% rispetto al periodo pre pandemia.

Negli ultimi giorni il tema del rincaro delle bollette dell’energia e, soprattutto, l’analisi delle possibili cause di questa situazione sono stati al centro del dibattito. Le energie rinnovabili, decisive per una autentica transizione, sono state spesso (ed erroneamente) indicate come le “responsabili” del possibile aumento delle bollette per le famiglie italiane.

La causa principale degli incrementi del prezzo dell’elettricità registrati negli ultimi mesi, tuttavia, non è dovuta alla prezzo della transizione quanto piuttosto agli incrementi del prezzo del gas fossile sui mercati internazionali, come ricorda il think tank ECCO: “La fiammata attuale dei prezzi dell’energia non solo non dipende dalle politiche di decarbonizzazione, ma indica l’importanza di affrancare il sistema elettrico italiano presto dal gas attraverso lo sviluppo di rinnovabili e delle infrastrutture abilitanti, quali stoccaggi, reti elettriche e sistemi di gestione della domanda”.

Non solo. Già oggi il costo dell’energia prodotta da un portafoglio di rinnovabili risulta sensibilmente più competitivo rispetto ai nuovi impianti termoelettrici a ciclo combinato, come evidenzia un’analisi realizzata da Carbon Tracker e come abbiamo scritto a maggio per la copertina intitolata “Il gas brucia la transizione”. “I portafogli di rinnovabili, una combinazione di fonti di energia pulita e tecnologie flessibili, non solo hanno un costo inferiore rispetto ai 14 GW di capacità produttiva delle nuove centrali a gas, ma offrono anche lo stesso livello di servizi garantito dalla rete”, si legge nello studio. Che avverte: impiegando capitali in nuove centrali a gas, gli investitori si espongono al rischio di attivi non recuperabili per un valore di 11 miliardi di euro. “Si stima che scegliendo energia pulita rispetto a quella prodotta dalle centrali a gas, le riduzioni annuali di emissioni saranno pari a 18 milioni tonnellate di CO2, equivalenti al 6% delle emissioni totali nel 2019”, sottolinea Carbon Tracker.

“Bisogna accelerare la transizione verso tali fonti in modo che l’energia rinnovabile diventi disponibile per tutti -sottolinea ECCO-. Il prezzo del gas naturale sarà sempre più esposto alla volatilità dovuta al ruolo via via più marginale delle energie fossili. Perciò, nei settori in cui sono ormai competitive, le rinnovabili rappresentano la risposta resiliente alle variazioni di prezzo delle fossili. Il ritardo nello sviluppo delle rinnovabili competitive sui mercati è alla base del problema”.

C’è poi un altro elemento che ECCO mette in evidenza: l’esigenza di una riforma ecologica del fisco definita “urgente e ineludibile”. Oggi il peso delle componenti tariffarie (oneri di sistema) è di circa 12 miliardi l’anno, ovvero circa 3 miliardi a trimestre. Nello scorso aggiornamento tariffario (agosto-settembre) l’iniezione di 1,2 miliardi aveva ridotto di circa la metà il costo degli oneri di sistema, compensando parte degli aumenti determinati dall’incremento del costo del gas naturale, con un incremento del 9,9% del costo al kWh (calcolato su un utente domestico residente con un consumo di 2.700 kWh/anno).

Con il nuovo aggiornamento tariffario (ottobre-dicembre) sulla base dell’andamento del prezzo del mercato elettrico degli ultimi mesi si rischia un incremento della componente energia del 40% rispetto al trimestre precedente. Per questo l’ipotesi del governo è di stanziare circa 3 miliardi per compensare, nel trimestre, il costo degli oneri di sistema. Questo permetterebbe di compensare parte dell’incremento dovuto all’aumento del gas naturale sul prezzo elettrico. In particolare, per un utente di 2.700 kWh/anno, l’incremento nel prossimo trimestre, congelando gli oneri, risulterebbe del 7% circa, con un costo della bolletta di otto euro circa in più rispetto al trimestre precedente.

“La legge delega sul fisco che il governo è in procinto di presentare in Parlamento dovrebbe includere una riforma per cui gli oneri per lo sviluppo delle rinnovabili vengano raccolti dai, e spalmati sugli, usi energetici di tutti i settori, alleggerendo la bolletta elettrica -conclude ECCO-. L’integrazione dei sistemi e la loro elettrificazione, attraverso il trasferimento dei consumi fossili dei trasporti e del riscaldamento sull’elettrico, sono una componente essenziale della decarbonizzazione. La bolletta elettrica deve perciò essere sgravata degli oneri per facilitare questo trasferimento. È la riforma della fiscalità uno dei tavoli ideali su cui affrontare il welfare e il tema sociale della decarbonizzazione”.

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