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La prossima pandemia potrebbero gestirla (anche) le aziende

Alcuni governi vorrebbero dare all’industria un ruolo nella definizione del trattato pandemico in discussione all’Oms. La rubrica di Nicoletta Dentico

Tratto da Altreconomia 251 — Settembre 2022

Vent’anni fa la convenzione sul controllo del tabacco, il primo accordo internazionale negoziato all’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) per rispondere alla globalizzazione dell’epidemia del tabagismo, stabilì regole molto chiare. I governi di allora fissarono paletti inequivocabili: le imprese del tabacco non potevano partecipare ai negoziati, né potevano intervenire sulle politiche nazionali di lotta al fumo. Ma, cantava Bob Dylan, the times they are a-changin. 

In questi mesi i delegati dell’Oms impegnati nelle deliberazioni di un trattato vincolante per prevenire e prepararsi alle prossime pandemie non sembrano della stessa idea. Alcuni di loro -Usa, Europa, Gran Bretagna e Svizzera, tra gli altri- insistono sulla necessità di coinvolgere il settore privato nella definizione e visione del trattato pandemico dell’Oms. L’industria del tabacco è cattiva e fa danni alla salute -sostengono- cosa che non si può dire del settore farmaceutico che salva vite.

Prevedibilmente il tema sarà al cuore di intensi dibattiti nei prossimi mesi. L’Oms ha chiesto ai singoli governi di redigere una lista di entità da consultare, prima di stilare la bozza zero del trattato. Finora, solo alle 220 realtà in “relazioni ufficiali” con l’Oms -ovvero in qualche forma di cooperazione operativa con l’agenzia- è stato possibile seguire lo sviluppo negoziale e intervenire alle sessioni. Anche questa lista include potenti attori del settore privato, come la Federazione internazionale delle aziende farmaceutiche, o realtà filantropiche come la Fondazione Gates. Ma con la pandemia l’elenco si è allungato, e oggi include fondazioni agrochimiche (come CropLife international) e altre stravaganti realtà come l’Associazione internazionale del trasporto aereo (Iata) e il Consiglio mondiale dell’idraulica. Eccetto Medici per l’ambiente (Isde) non risultano accreditate con l’Oms entità impegnate sui temi della salute e del clima anche se alcune di esse ne hanno fatto richiesta. 

Ora, il trattato pandemico rischia di aprire un vaso di Pandora per il settore privato. Naomi Klein, parlando di shock economy, ha spiegato bene come le emergenze possano aprire opportunità di investimenti e affari. La pandemia da Covid-19 del resto ha prodotto immensi benefici per i settori digitale, farmaceutico ed energetico. Con la compiacenza degli Stati, inebriati dalle nuove forme di governo multistakeholder in cui tutti sono coinvolti a prescindere dai rapporti di forza -una pretesa di inclusione democratica più recitativa che sostanziale- ora si deciderà a porte chiuse chi ancora imbarcare. Con la loro capacità di influenza su governi e Oms, vecchi e nuovi potentati, spesso legati tra loro, indirizzano la visione e le scelte della comunità internazionale su come prevenire e rispondere alle prossime pandemie. 

Ma torniamo al confronto tra industria del tabacco e farmaceutica. L’idea che siano diverse è opinabile. Entrambe puntano al profitto. Fanno questo lavoro senza esclusione di colpi: lo abbiamo visto di recente con la vicenda dei vaccini e la mancata sospensione della proprietà intellettuale. Quando le ragioni della salute provano ad affermarsi, ci pensa Big pharma a bloccare ogni alzata di ingegno. Come Big tobacco, i produttori di farmaci hanno un record non disprezzabile di abusi di mercato e violazioni del diritto internazionale. Per questo pagano fior di milioni di dollari di multe. L’industria del tabacco poi si è messa a finanziare i vaccini contro Covid-19. Philip Morris è entrata nello sviluppo e produzione di un siero dell’azienda di biotecnologie Medicago, con tanto di partecipazione del governo canadese. Ma siamo sicuri che abbiamo bisogno di questa gente qui?

Nicoletta Dentico è giornalista ed esperta di diritto alla salute. Già direttrice di Medici Senza Frontiere, dirige il programma di salute globale di Society for International Development


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