Diritti / Attualità

Vaccini anti-Covid-19: le porte aperte della Commissione alla lobby del farmaco

Corporate Europe Observatory rivela come a partire dal primo marzo 2020 le aziende farmaceutiche e i gruppi di lobby hanno avuto più di 150 incontri con gli alti vertici europei. Mentre organizzazioni come MSF che si battono per la sospensione temporanea dei brevetti non trovano ascolto

© CEO

In India, l’epidemia da Covid-19 continua a provocare migliaia di morti ogni giorno. La situazione è altrettanto drammatica la situazione in America Latina: in Colombia e in Argentina si è registrato un nuovo record di decessi, mentre il Brasile ha superato la soglia dei 400mila morti per Covid in soli 14 mesi. Secondo le stime della Johns Hopkins University, al 10 maggio la pandemia ha fatto registrare 158 milioni di contagi in tutto il mondo con oltre 3,2 milioni di vittime.

Di fronte ai numeri di questa emergenza si moltiplicano le richieste per sospendere temporaneamente i diritti di proprietà intellettuale sui vaccini anti-Covid-19. Una proposta presentata già a ottobre 2020 da India e Sudafrica con l’obiettivo di spingere la produzione interna e aumentare la produzione di vaccini a livello globale. La proposta attualmente è in discussione all’Organizzazione mondiale del commercio. A rilanciare il dibattito sul tema è stato anche l’intervento del presidente Usa, Joe Biden, che ha proposto una sospensione temporanea dei brevetti per aumentarne la produzione a favore dei Paesi più poveri. Frasi accolte con favore dall’Organizzazione mondiale della sanità (e duramente criticata dalle aziende produttrici). Positive anche le reazioni di  Francia, Italia e Russia, mentre l’Unione europea si è detta inizialmente pronta a discuterne.

Tuttavia, “è ancora presto per valutare se ci sarà un vero cambiamento”. A raffreddare gli animi è Corporate Europe Observatory, gruppo di ricercatori e attivisti che indaga e denuncia gli accessi privilegiati e l’eccesso di influenza di cui godono le multinazionali e i loro lobbisti nei palazzi di Bruxelles. “L’Unione europea ha alle spalle una luna storia di pressioni esercitate per assicurarsi monopoli farmaceutici di vasta portata e non c’è nulla nel modo in cui la Commissione europea ha affrontato il tema dei diritti di proprietà intellettuale durante la pandemia che indichi un cambiamento”, scrive infatti Corporate Europe Observatory.

Il network ha analizzato le agende dei quattro commissari europei che svolgono un ruolo di rilievo nella partita dei vaccini (quello per la salute Kyriakides, per il commercio Dombrovskis, per i partenariati internazionali Jutta Urpilainen e per il mercato unico Breton) oltre alla presidente von der Leyen, concentrandosi sulle riunioni che avrebbero potuto riguardare lo stato attuale della produzione e della distribuzione di vaccini e farmaci a partire da ottobre 2020. Quello che emerge, denuncia CEO, è uno schema chiaro: “La porta è aperta soprattutto alle aziende farmaceutiche e ai loro gruppi di pressione”.  Dall’indagine di CEO emerge come dal primo marzo 2020 le aziende farmaceutiche hanno avuto 44 incontri con i commissari mentre le associazioni di produttori hanno avuto 117 incontri.

Corporate Europe Observatory precisa che alcune di queste riunioni erano momenti di incontro molto ampi con l’industria farmaceutica per discutere sulle forniture di medicinali e dispositivi di protezione individuale nella prima fase della pandemia. “È probabile che i diritti di proprietà intellettuale non siano emersi come tema nelle riunioni, ma danno una buona idea dell’ambiente in cui si svolgono queste discussioni: un clima in cui i Commissari e il loro gabinetto si incontrano costantemente con lobbisti farmaceutici con chiare opinioni in materia”, sottolinea CEO.

L’analisi delle agende dei commissari, tuttavia, non sempre è sufficiente a comprendere con precisione quello che succede nelle stanze della Commissione. In molti casi, infatti, i meeting e le riunioni non riportano i dettagli degli incontri, ma solo indicazioni generiche e in molti casi solo la scritta “Covid-19”. Per mettere a fuoco il tema della proprietà intellettuale dei vaccini, Corporate Europe Observatory ha concentrato la sua attenzione in particolare sull’agenda del Commissario al commercio Vladis Dombrovskis e su quella del suo gabinetto: “Sorprendentemente, il suo ufficio non ha registrato nemmeno un incontro rilevante tra il Commissario o il suo gabinetto e i rappresentanti dell’industria farmaceutica”, scrive CEO. Solo a seguito della richiesta di accesso pubblico agli atti della Commissione, sono emersi alcuni incontri che si sono svolti all’interno degli uffici della Commissione con il gruppo di pressione famaceutico EFPIA. Ma che non sono stati resi pubblici. “Si tratta di incontri che avrebbero potuto essere stati gestiti da funzionari di livello inferiore rispetto al gabinetto del Commissario e per questo motivo non appaiono all’interno dell’agenda degli incontri con i lobbisti -scrive Corporate Europe-. Tuttavia questo segnala una problematica mancanza di trasparenza”.

Per contro, le voci di associazioni e realtà che sostengono l’idea di sospendere temporaneamente i brevetti e che propongono punti di vista e modalità di azione diverse non trovano ascolto nelle stanze della Commissione europea. Il caso più eclatante è forse quello di Medici senza frontiere, associazione che fin dall’inizio dell’epidemia ha lavorato per garantire l’accesso a vaccini, ai test e ai farmaci anti-Covid nei Paesi a medio e basso reddito. “Nonostante i vent’anni di esperienza di MSF sul tema -denuncia CEO- e nonostante il supporto che l’organizzazione ha fornito a diversi Paesi europei, l’incontro richiesto dal presidente di MSD, Christos Christou con il Commissario alla salute Kyriakies è stato rifiutato. Mentre alla richiesta di incontro con il commissario Dombrovskis non è mai stata data risposta”.  Anche Global Health Advocates (GHA), Ong con sede in Francia impegnata a livello globale sui temi della salute, ha visto respinta la propria richiesta di un incontro con la presidente della Commissione europea, incontrare Ursula von der Leyen, e ha dovuto accontentarsi di una discussione con un funzionario di rango inferiore.

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