Diritti / Opinioni

Senza biodiversità non c’è vaccino che tenga

Deforestazione e scioglimento dei ghiacciai preparano futuri focolai infettivi. I farmaci non basteranno se non preserviamo il Pianeta. La rubrica di Nicoletta Dentico

Tratto da Altreconomia 237 — Maggio 2021
© David Geere - Unsplah

Non si fa altro ormai che parlare di vaccini, ma siamo sicuri che sia sufficiente? L’ossessiva attenzione alla soluzione farmaceutico-immunitaria, pur se comprensibile, ci dice che non vogliamo capire la dura ma razionale pedagogia di SARS-CoV-2. I vaccini sono importanti, ma l’idea che siano la soluzione contro il virus è deviante, allontana lo sguardo dalla realtà: le pandemie sono il risultato della distruzione degli ecosistemi, di un Pianeta che non respira più. Noi umani abbiamo dimenticato di far parte della natura, ci crediamo più forti del nostro sistema immunitario e andiamo dove non dovremmo. Deforestiamo, sfruttiamo i suoli, erodiamo la biodiversità. L’attuale emergenza sanitaria, davvero senza precedenti per diffusione globale, è legata a doppio filo con l’emergenza sanitaria della Terra, assediata quest’ultima dal progressivo degrado ambientale, dall’estinzione di specie animali e vegetali, dal devastante modello di agricoltura industriale. Più del 50% delle zoonosi -i salti di specie- sono collegati alle monocolture intensive, al commercio internazionale del cibo.

“Senza api o lombrichi la vita non si tiene, ma senza noi, adesso lo sappiamo, tutto procede”, scrive la poetessa Mariangela Gualtieri. Eravamo convinti che, liberato dall’animale strano che siamo, unico nel primato della distruzione, il mondo potesse riprendersi. Ma è una illusione. Nel 2020 la nostra specie ha continuato a distruggere, preparando le condizioni di nuove pandemie. L’ultimo rapporto di Global Forest Watch e dell’Università del Maryland racconta di un 2020 annus horribilis per le foreste del Pianeta. Un’area estesa quanto l’Olanda è stata cancellata dal planisfero nel primo anno della pandemia. Tra il 2014 e il 2019 la perdita di alberi era già aumentata del 43% malgrado gli impegni internazionali (la “UN Declaration on Forests” del 2014), i ritmi di deforestazione sono quintuplicati in Congo negli ultimi cinque anni. Nel 2020 come effetto collaterale della recessione economica imposta dal virus, alcuni governi grandi esportatori di materie prime hanno smantellato sistemi di controllo ambientale e intensificato lo sfruttamento delle risorse per salvaguardare il Prodotto interno lordo.

4,2 milioni: nel 2020 sono stati abbattuti 4,2 milioni di ettari di foreste nelle principali aree tropicali del mondo , la perdita peggiore degli ultimi venti anni (Global Forest Watch e Università del Maryland, 2021)

Un caso su tutti il Brasile di Jair Bolsonaro, uno dei massimi negazionisti della pandemia, che in pochi mesi ha fatto terra bruciata della Amazzonia e del Pantanal, la superficie umida più vasta al mondo. Ma con quale coraggio continuiamo a parlare di sostenibilità? Nel libro “Spillover”, David Quammen scrive che “là dove si abbattono gli alberi e si uccide la fauna, i germi del luogo si ritrovano a volare in giro come polvere che si alza dalle macerie”. Le foreste sono il miglior antivirus naturale per combattere le pandemie, il vaccino più efficace contro patogeni simili a SARS-CoV-2. A queste strategie di vaccinazione dovremmo rivolgere la nostra solerte attenzione per salvare il mondo dalla crisi sanitaria. 

Accanto alle deforestazioni è lo scioglimento dei ghiacciai, un fenomeno che sta rapidamente raggiungendo i livelli previsti dai peggiori scenari (World Economic Forum), a liberare virus e batteri del tutto sconosciuti, a preparare i futuri focolai infettivi del mondo. La irrefrenabile distruzione degli ordini naturali costringe i nostri vicini di condominio a venire in casa nostra. Non siamo noi i padroni del Pianeta, Covid-19 ce lo insegna molto chiaramente. Ma noi pensiamo solo ai vaccini, convinti che segnino la fine della pandemia. No, continuiamo a non capire.

Nicoletta Dentico è giornalista ed esperta di diritto alla salute. Già direttrice di Medici Senza Frontiere, dirige il programma di salute globale di Society for International Development

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