Economia / I nostri libri

Con “Trattato di economia” va in scena la società dei like

La pièce di Castello e Cosentino, a dispetto del tono ironico, è una riflessione solida, arricchita dai contributi “critici” di Attilio Scarpellini e Andrea Porcheddu e dalla giocosa analisi del professore di Economia politica Sergio Beraldo

Tratto da Altreconomia 234 — Febbraio 2021

In economia, come in politica, non conta il senso ma il con-senso. E dunque non conta l’etica, apparentemente, ma i like. I like sono la misura di tutte le cose”. Con questa iconica riflessione Sergio Beraldo, ordinario di Economia politica alla Federico II di Napoli, incornicia il lavoro teatrale di Roberto Castello e Andrea Cosentino, che Altreconomia ha voluto trasporre dal palco alle stampe.

Ci sono ottimi motivi: questo “Trattato di economia”, nonostante il titolo altisonante, è un assist perfetto a chi non predilige le aride dissertazioni su finanza globalizzata e debito pubblico ma vuole al contempo capire perché la propria vita è profondamente pervasa dalla materia economica, perché ogni piccolo gesto riverbera un’intenzionalità di profitti e perdite e in che modo si è giunti a monetizzare, ad esempio, le simpatie di ciascuno, leggi l’apprezzamento sui social.

“Un testo teatrale?”, qualcuno potrebbe storcere il naso. In realtà Castello, un “coreografo ispido e ironico”, e Cosentino, “cabarettista di ultra-avanguardia” (cit. Porcheddu), offrono allo spettatore-lettore dialoghi incalzanti che strappano sorrisi, e monologhi che forniscono sostanza e spunti a chi vuole capire perché non sempre il Pil dà la felicità e due giocattoli di uguale materiale e peso possano avere un prezzo completamente diverso. In sintesi, come dimostrano Lehman Trilogy e altri spettacoli, linguaggi meno ortodossi e didascalici possono essere altrettanto efficaci.

Per altro verso, questo libro diventa una riflessione multidisciplinare, che coinvolge non solo la drammaturgia, ma anche un pensiero accademico eretico -come quello di Sergio Beraldo- e la critica teatrale. Non si può infatti ignorare l’ironico corollario del critico teatrale Attilio Scarpellini, autore per l’occasione di una “recensione a pagamento”, parte integrante dello spettacolo. Nè l’acuta analisi del critico Andrea Porcheddu che prova a illuminare le tenebre culturali portate dalla pandemia, concludendo che i due artisti “con l’approccio dissacrante che spesso li accompagna, sembra abbiano voluto metter sull’avviso non tanto e non solo gli spettatori, quanto colleghi e colleghe, artisti e teatranti che si trovano invischiati, circondati, travolti dalle ferree leggi del mercato”. Con lo stesso Porcheddu possiamo concludere che il “Trattato di economia” è anche “una feroce requisitoria contro i meccanismi del Capitale, è un affronto alle leggi del mercato, è una parodistica conferenza sul rigore delle macro e micro dinamiche economiche, un attacco al cuore dei feticci del consumismo”.

Il “Trattato di economia” offre così anche -in anticipo sui tempi- la plastica rappresentazione del contrasto fra salute, cultura e profitto oggi conclamato; e allo stesso tempo propone un’assunzione di responsabilità sulla crisi presente e su tutte le altre crisi del Pianeta, che si chiamino pandemia, fame, riscaldamento globale. Non a caso vi si legge: “[…] È colpa mia, è colpa vostra, è colpa nostra: dell’assoluta stupidità dei miei e dei vostri desideri, del nostro occupare tutto il nostro tempo a produrre cose che ci consentano di comprarne delle altre, senza chiederci se quello che desideriamo ha veramente senso”.

In dettaglio
Microfinanza: che fare quando l’imprenditore è senza capitale?

“Gli esclusi tornano cittadini e creano valore e impresa”: sono le semplici parole con cui il founder di PerMicro Andrea Limone ha recentemente riassunto il senso del microcredito. E chi sono le persone per cui nasce la microfinanza? Risponde per noi la carta di intenti che racconta mission e valori di PerMicro: “Sono persone con una buona idea imprenditoriale […] oppure persone con esigenze finanziarie primarie, come casa, salute, formazione”. Ma tutte hanno in comune una cosa: “Essere escluse dai tradizionali canali del credito a causa di una insufficiente storia creditizia o una precaria posizione lavorativa”. La microfinanza è, in sintesi, un potente strumento di inclusione finanziaria e sociale: “La via della Microfinanza”, il libro in uscita a febbraio, spiega perché -oggi più che mai- il credito debba essere ritenuto un “diritto umano”, e la microfinanza rappresenti una valida alternativa al sistema di credito tradizionale permettendo, in molti casi, di raggiungere con la propria offerta, e includere, i cosiddetti soggetti “non bancabili”.

Un compendio esaustivo: l’autore Barnaba Trinca -una vasta esperienza professionale nel campo della microfinanza come Direttore operativo di PerMicro Spa- ne spiega tutti i fondamentali, a partire dalle forme di disuguaglianza ed esclusione finanziaria che le grandi crisi dei nostri tempi hanno esacerbato. Ripercorre la storia della microfinanza, dalle origini ai giorni nostri, racconta le modalità, profondamente diverse, con cui la microfinanza si è sviluppata sia nei Paesi più poveri -a partire dalla esperienza della Grameen Bank- sia in Europa e nel mondo occidentale. Ne tratteggia le dinamiche e il funzionamento fino ad arrivare ai dettagli dei singoli servizi, di credito, risparmio, tutoraggio. Per sottolineare in conclusione che la microfinanza può essere uno strumento essenziale per accedere al credito o creare una propria microimpresa. Ultimo e non meno importante, l’autore riporta alcune case history, tratte dall’esperienza di PerMicro.

Un libro che coniuga teoria e pratica, dedicato a tutti coloro che per ragioni di studio, ma anche professionali o imprenditoriali vogliano approfondire le dinamiche della microfinanza. Completa il volume un’appendice con la normativa completa e le istituzioni di microfinanza attive in Europa e in Italia. La prefazione è di Nazzareno Gabrielli, vicepresidente di Banca Popolare Etica.

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