Una voce indipendente su economia, stili di vita, ambiente, cultura
Esteri / Reportage

Tra i contadini che in Brasile lottano contro la desertificazione

Gli effetti dei cambiamenti climatici rendono sempre più difficili le condizioni di vita degli agricoltori della regione del Sertão Cearense. Un progetto di cooperazione, ricerca agricola ed educazione popolare tenta di invertire la rotta

Tratto da Altreconomia 254 — Dicembre 2022
Il responsabile della sperimentazione del progetto italo-brasiliano, Mardones Servulo, insieme a un altro tecnico spiegano ai due alunni il funzionamento della stazione meteorologica nel campo sperimentale della scuola familiare Efa © Antonello Veneri

“L’educazione non trasforma il mondo. L’educazione trasforma le persone. Le persone trasformano il mondo”. La frase è impressa sulla maglietta di uno studente di una scuola familiare brasiliana intento ad approfondire il tema dell’ottimizzazione della risorsa idrica per uso agricolo. Si tratta di una celebre frase del pedagogista Paulo Freire, teorico dell’educazione, conosciuto per il suo fondamentale lavoro sulle teorie di alfabetizzazione ed emancipazione degli “oppressi”. 

Siamo nel semi-arido brasiliano, nel cuore dello Stato del Cearà, nel Nord-Est del Paese. Qui parte del mondo agricolo, quello che rifiuta i sistemi intensivi e il capitalismo sfrenato, sta studiando e sperimentando alternative per andare alla ricerca di una strada più sostenibile per contrastare gli effetti negativi del cambiamento climatico. E lo fa partendo proprio dai precetti di Freire sulla conciliazione dell’educazione popolare con la ricerca scientifica. 

In questo processo, le comunità locali non sono sole. L’Italia infatti è storicamente legata alle vicende del grande Paese sudamericano, basti pensare ai flussi migratori che, nel secondo dopoguerra, hanno portato migliaia di trentini a cercare fortuna in Brasile. Sulla base di queste relazioni bilaterali è nato nel 2018 il Consorzio Brasil Trentino: rete di associazioni locali che, attraverso un progetto triennale finanziato dalla Provincia, ha creato una connessione fra il mondo scientifico italiano e quello brasiliano, per trovare soluzioni alla progressiva desertificazione del Nord-Est brasiliano.

Lo Stato del Cearà -una delle aree climaticamente più ostili del Paese latinoamericano- si trova all’interno della regione del semi-arido che occupa il 12% del territorio nazionale e si estende su nove Stati (Bahia, Sergipe, Alagoas, Pernambuco, Paraíba, Rio Grande do Norte, Ceará e Piauí). Qui vivono 28 milioni di persone e la piovosità media è di meno di 400 millimetri all’anno, in costante diminuzione e concentrata solo nella stagione delle piogge che va da dicembre a giugno. In quella secca coltivare i campi diventa pressoché impossibile.

Nello Stato del Cearà vivono circa nove milioni di persone, la maggior parte delle quali si dedica all’agricoltura e all’allevamento di sussistenza. Le tecniche agricole, inadeguate al territorio e dipendenti unicamente all’andamento stagionale, rendono queste attività poco redditizie. “Il cambiamento climatico ha reso più difficile la vita dei contadini, a causa soprattutto dell’imprevedibilità della stagione delle piogge e dell’aumento delle temperature medie -spiega Mardones Servulo, dottorando alla facoltà di Agraria dell’Università federale del Cearà-. Questo ha causato la perdita di gran parte delle produzioni e mutato i ritmi giornalieri. Gli agricoltori hanno iniziato a concentrare le proprie attività nelle ore mattutine quando le temperature sono più sopportabili, rendendo così il lavoro un po’ meno faticoso”.

Le soluzioni da mettere in atto per mitigare queste difficoltà non sono semplici. In questo scenario il progetto di cooperazione italo-brasiliano ha individuato una linea di ricerca agronomica il cui obiettivo è quello di selezionare le specie migliori da coltivare nella stagione secca ed effettuare una programmazione irrigua con la migliore Water use efficiency (efficienza nell’utilizzo dell’acqua, Wue) possibile. Per la sperimentazione è stata utilizzata la palma foraggera, un cactus per l’alimentazione zootecnica che ha tra i suoi pregi un’efficienza di utilizzo dell’acqua dieci volte superiore rispetto alle specie solitamente coltivate nell’area e un’elevata resistenza alle acque saline. Durante i test le piante sono state sottoposte a diversi livelli deficitari di irrigazione per valutarne la Wue, ovvero i litri di risorsa idrica necessari per produrre un chilogrammo di prodotto. 

L’iniziativa, denominata “Brasile e Trentino: nuove opportunità di co-sviluppo”, ha come base la scuola familiare Dom Fragoso, nella regione di Indipendencia e coinvolge 400 studenti e 70 famiglie. I ragazzi alternano 15 giorni sui banchi ad altrettanti nei campi dei genitori, mettendo in pratica e sperimentando quanto appreso. Integrando così la tradizione contadina alle nuove tecnologie.

Prevedendo il miglioramento dell’offerta formativa sul tema dell’inclusione sociale, della capacità produttiva delle piccole imprese familiari il progetto è in linea con gli obiettivi dell’Agenda 2030 e promuove modelli di sviluppo sostenibile. I partner di progetto brasiliani sono la Caritas diocesana di Crateus, la scuola familiare agricola Dom Fragoso (Efa) e l’Università federale del Cearà (Ufc). Quelli italiani sono il Centro di trasferimento tecnologico della Fondazione Edmund Mach (Fem), l’European research institute on cooperative and social enterprises (Euricse) e il Centro studi di ricerca per l’agricoltura urbana e biodiversità (Rescue-Ab) dell’Università di Bologna. 

Quest’ultimo è un gruppo di ricerca che dal 2004 collabora con gli enti impegnati nella cooperazione internazionale su tematiche quali sicurezza alimentare, agricoltura e gestione sostenibile delle risorse naturali. Fem, invece, è un centro della provincia di Trento che dal 1874 svolge attività di ricerca, istruzione e formazione, sperimentazione, consulenza alle imprese nel settore agricolo, agroalimentare e ambientale, fornendo consulenza e supporto ad associazioni e Ong che operano nella cooperazione internazionale.

Dona Francisca, accompagnata dalla bisnipote, fa ritorno nella sua abitazione (dove non c’è acqua corrente) dopo aver lavato i panni a casa della figlia. Nello Stato del Cearà vivono circa nove milioni di persone che si dedicano prevalentemente all’agricoltura e all’allevamento di sussistenza © Antonello Veneri

Lavorare nel semi-arido brasiliano non è semplice. Non solo per le difficoltà legate al cambiamento climatico ma anche per le grandi contraddizioni di un Paese che con oltre 212 milioni di abitanti e un Pil di 1.890 miliardi di dollari (secondo le stime più recenti del Fondo monetario internazionale) è il terzo Paese al mondo per produzione agricola, la settima potenza economica mondiale e la seconda nel continente. Ma cha al tempo stesso ha un coefficiente di Gini (l’indicatore che fotografa la disuguaglianza economica e sociale) tra i più alti di tutto il continente americano e decimo al mondo. Anche per questo motivo le azioni del progetto si sono concentrate nella regione dei sertões cearenses, un’area dello Stato del Ceará dove l’indice di sviluppo umano (Isu) è tra i più bassi del Brasile: 0,571 contro una media nazionale dello 0,744. Qui il reddito pro-capite mensile è di appena 74,66 reais (circa 21 euro). Le diseguaglianze sociali sono enormi: il 20% più ricco della popolazione detiene il 62% del reddito del territorio. 

“Il cambiamento climatico ha reso più difficile la vita dei contadini, a causa dell’imprevedibilità delle piogge e dell’aumento delle temperature” – Mardones Servulo

“Nel tempo, con questa congiuntura economica sfavorevole, si è assistito a un esodo rurale e a un’urbanizzazione disordinata. L’abbandono progressivo delle terre ha favorito da una parte la desertificazione del territorio e dall’altra la facile riconversione al latifondismo e alle logiche dell’agribusiness in un’area caratterizzata da uno dei climi più complessi al mondo -spiega Monica Bonadiman, coordinatrice generale di WeWorld Brasile-. Molte organizzazioni della società civile brasiliana stanno cercando di reagire a questa situazione proponendo come alternativa modelli di sviluppo economico, sociale ed agricolo-forestale sostenibili”. 

Nel 2022 i primi esiti della sperimentazione avviata dal progetto italo-brasiliano sulla palma foraggera hanno confermato le ipotesi iniziali. “I risultati sono stati incoraggianti, abbiamo dimostrato che è possibile ridurre l’acqua usata per l’irrigazione fino al 60% senza compromettere in modo significativo la produttività. La diffusione dei risultati presso gli agricoltori locali consentirà di adottare gestioni irrigue più efficienti, migliorare le produzioni aumentando la resilienza degli agricoltori, utilizzando tecniche più appropriate al semi-arido”, spiega Mardones, responsabile dell’implementazione della sperimentazione.

A questo si aggiunge anche un corso di formazione online di 40 ore organizzato da Fem e Rescue-Ab sui principi di buona pratica agricola in ambiente semi-arido rivolto alle comunità agricole coinvolte. Parallelamente alle attività in corso in Brasile, è in atto un’importante azione di comunicazione delle attività e dei risultati di progetto che viene condotta in Italia dal Consorzio Brasil Trentino e da Fem. I destinatari sono gli studenti delle scuole superiori e un pubblico adulto di non addetti ai lavori che viene coinvolto attraverso la realizzazione di eventi di approfondimento. 

https://altreconomia.it/dona/

© riproduzione riservata

Newsletter

Iscriviti alla newsletter di Altreconomia per non perderti le nostre inchieste, le novità editoriali e gli eventi.