Diritti / Approfondimento

Roma è una città chiusa per le persone senza dimora

Il rapporto “Rhomeless”, realizzato dall’associazione Nonna Roma, descrive la condizione delle persone senza dimora nella capitale. Le strutture di accoglienza non sono sufficienti e non escono da un’ottica emergenziale. Le proposte per passare “dalla strada alla casa”

© Albert Bridge

A Roma non ci sono servizi sufficienti per supportare le persone senza dimora, le iniziative avviate dalle istituzioni non riescono a uscire da una visione emergenziale e sono adottati metodi che marginalizzano chi non ha una casa. È il quadro contenuto nel rapporto “Rhomeless”, presentato a febbraio da Nonna Roma, associazione e banco del mutuo soccorso che fornisce supporto a chi si trova in condizioni di difficoltà. Il report, risultato di quattro anni di lavoro sul campo, presenta una dettagliata analisi delle condizioni delle persone senza dimora che vivono nella capitale, una “grave ferita sociale” mai pienamente affrontata delle istituzioni.

Secondo l’ultima indagine sui senza dimora -condotta da Istat all’interno di una convenzione con il ministero del Lavoro, fio.PSD e Caritas Italiana- nel 2014 le persone senza una casa a Roma erano circa 8mila, pari al 15,6% della popolazione dei senza dimora in Italia. Stando a un rapporto realizzato dalla Caritas -che include chi vive in insediamenti informali, edifici occupati o altre forme di insediamento “non idonee”- nel 2018 il numero si attestava tra le 14mila e 16mila persone. Per il rapporto “Fuori campo”, realizzato da Medici senza frontiere nel 2018, a Roma le occupazioni organizzate censite sono più di cento. Rappresentano per molti individui -esclusi dal sistema di accoglienza per richiedenti asilo, titolari di protezione internazionale o in condizioni di disagio abitativo- “l’unica alternativa alla vita in strada e ai non dignitosi insediamenti informali”. Accanto alle occupazioni organizzate, in città sono anche presenti insediamenti informali in edifici abbandonati lontani dal centro, in particolare nel IV Municipio. Come evidenziato nel reportUscire dal ghetto”, realizzato nel 2019 da Medici per i diritti umani (Medu), si tratta di “stabili circondati da discariche abusive, infestati da ratti, in cui si sopravvive senza i beni più elementari”.

Di fronte a queste cifre, che ancora non tengono in considerazione i dati sul 2021 e sulla crisi acuita della pandemia da Covid-19, gli interventi dell’amministrazione sono “del tutto insufficienti”. Il sistema di accoglienza soffre di “una fortissima carenza”: alla data del 30 gennaio 2022, si legge nel rapporto, sono disponibili solo 1.061 posti con riferimento ai servizi di accoglienza notturna e 220 posti per quelli di accoglienza diurna. Una mancanza “frutto di una visione politica che non è mai riuscita ad affrontare la questione dell’accoglienza dei senza dimora in una prospettiva strutturale, prediligendo un temporaneo aumento dei posti disponibili solo in prossimità delle ‘emergenze’ collegate agli eventi climatici”. Anche quando sono presenti, i centri sono infatti organizzati solo come luogo di riparo, senza che sia avviata una strategia di intervento per aiutare a uscire da una condizione di disagio.

La totale assenza di politiche abitative e di interventi strutturali ha avuto l’effetto di creare ulteriori processi di marginalizzazione delle persone senza dimora. Il rapporto fa riferimento agli effetti dell’art.5 del “Decreto Lupi” (Dl 47/2014), ovvero il divieto di iscrizione anagrafica per chiunque occupi abusivamente un immobile che non può, inoltre, richiedere la residenza né l’allacciamento di pubblici servizi (acqua, luce, gas, telefonia fissa). Allo stesso tempo la disposizione stabilisce l’esclusione quinquennale dalle procedure di assegnazione di alloggi di edilizia residenziale.

“Rhomeless” pone attenzione all’attuale regolamento di polizia urbana della capitale che sta “comportando una vergognosa repressione di quanti si trovano in una condizione di disagio sociale” divenuti “i destinatari privilegiati di Daspo urbani”, il provvedimento introdotto nel 2017 dall’allora ministro dell’Interno Marco Minniti. Questo consente alle forze dell’ordine, ma anche ai vigili urbani, di emettere una sanzione amministrativa pecuniaria (da 100 a 300 euro) e un ordine di allontanamento di 48 ore nei riguardi di coloro che, in determinate aree della città, attuano comportamenti ritenuti nocivi per il “decoro urbano”. Dall’accesso o la fruizione delle infrastrutture (per esempio, le stazioni e le fermate degli autobus) al commercio abusivo. Roma è la città che ha emesso più Daspo in Italia: dal 2017, quando è stata introdotta la misura, a settembre 2020 sono stati emessi circa 6.000 Daspo a 2.500 persone. Sono pari al 27% di tutti quelli emessi in Italia. Nella capitale quattro persone sono state colpite da 630 Daspo e sono state tutte sanzionate dai carabinieri del “nucleo scalo stazione Termini”.

Nonna Roma avanza proposte per uscire da un’ottica emergenziale da realizzarsi attraverso il modello dell’Accoglienza integrale immediata (Api), cioè la creazione di strutture differenziate sulla base dei bisogni della persona senza dimora. Api prevede tre tipologie di interventi: in primo luogo la creazione di centri diurni “a bassa soglia” in ogni municipio con l’obiettivo di intercettare le persone senza dimora, soprattutto quelle con una storia di marginalità di lungo periodo, offrendo servizi (come mensa, doccia, distribuzione di abiti) che rispondano ai bisogni materiali primari. Qui si avrebbe la possibilità di avviare una presa in carico della persona, indirizzandola verso i servizi di accoglienza di primo livello.

Segue la programmazione di servizi di “primo livello”, ovvero centri diurni e notturni in ogni municipio con l’obiettivo di offrire servizi come assistenza legale e sanitaria, l’orientamento-socio lavorativo, la scuola di lingua e momenti di socializzazione. I centri notturni sono da concepire come una soluzione di transito nell’attesa di costruire una soluzione alloggiativa stabile da realizzarsi con la creazione di comunità residenziali e, in prospettiva, dell’accoglienza in appartamento.

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