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Ritorno sull’area dell’Expo. “Rigenerazione modello” per chi?

Una vista del Decumano nell’area che ospitò l’Expo 2015. Oggi il viale è attraversato dalle navette che accompagnano i pochi lavoratori dello Human Technopole alla fermata della metropolitana di Rho-Fiera © Michele Lapini

A otto anni dal “grande evento” si vedono i primi frutti dello sviluppo immobiliare affidato al colosso Lendlease. Il parco verde tra i più grandi d’Europa promesso anni fa è un lontano ricordo. Ecco come procedono i cantieri

Tratto da Altreconomia 257 — Marzo 2023

I sedici piani del nuovo ospedale Galeazzi del Gruppo San Donato incombono sull’area che fu dell’Expo 2015 di Milano, affacciandosi sul vialone asfaltato del Decumano. Inaugurato sette anni dopo il “grande evento”, nell’agosto 2022, il maxi complesso sanitario privato che fa capo alla famiglia Rotelli è stato salutato come un “importante traguardo” per Mind, acronimo del Milano innovation district. L’apertura del Galeazzi sarebbe tra i prodotti di una delle “più grandi partnership pubblico-privato in Italia”, ha detto Arexpo, la società a maggioranza pubblica fondata nel 2011 al fine di acquisire le aree destinate a ospitare l’Esposizione e, solo dopo la conclusione dell’evento (31 ottobre 2015), dargli nuova vita.

È su questo tardivo “sviluppo” che si è giocata una partita immobiliare milionaria che oggi mostra i suoi frutti, tra gru, ruspe, asfalto, alberi invasati in blocchi di cemento, navette che fanno la spola e cantieri, lì dove sarebbe dovuto sorgere come eredità uno dei parchi lineari più grandi d’Europa: “800 ettari dalla Darsena fino a Pero”, promise l’allora sindaca Letizia Moratti nel 2010. È andata diversamente. Ma per Arexpo è un successo. 

Anzi, un “modello”, come sarebbe stata pura “innovazione normativa strategica” la scelta di proporre quell’area da un milione di metri quadrati, a Nord-Ovest di Milano, tra l’A4 e l’A8, in concessione per 99 anni a un soggetto privato chiamato a svilupparla. Arexpo dice di esser “stata pioniera in Italia” nel “facilitare l’investimento di privati su un grande progetto”. Ad aggiudicarsi questa corsa “facilitata” dal pubblico è stato il colosso immobiliare australiano Lendlease. Arexpo -i cui soci più importanti sono il ministero dell’Economia, la Regione Lombardia, il Comune di Milano e la Fondazione Fiera Milano- ha sempre parlato di un investimento complessivo sull’area dell’Expo di “circa quattro miliardi di euro” ma la convenzione che regola lo sviluppo di Mind e che soprattutto contiene i reali numeri dell’operazione, stipulata tra Arexpo, il Comune di Milano e Lendlease nel giugno 2020, non è accessibile. Arexpo si è rifiutata infatti di trasmetterla ad Altreconomia.

Sta di fatto che il Piano integrato d’intervento varato nel 2020 ha previsto due funzioni: una pubblica e una privata. Quella pubblica, che ricade a Nord del Decumano, si basa per gli sviluppatori su tre pilastri. Il primo è l’ospedale Galeazzi, che però come detto è di proprietà di un gruppo privato e infatti propone cure anche in “regime di solvenza”. Quando il palazzone bianco ha aperto i battenti, sovrastando letteralmente la piccola Cascina Triulza, testimonianza sbiadita di quella che un tempo era un’area agricola, Arexpo ha rivendicato senza imbarazzi un “ruolo fondamentale”. Quello cioè di aver “facilitato i processi e le relazioni con le amministrazioni locali, favorendo la rapidità di realizzazione dell’ospedale”.

L’ospedale Galeazzi è stato inaugurato nell’agosto 2022 dopo che il Gruppo San Donato ha acquistato per 25 milioni di euro i terreni di proprietà di Arexpo. L’edificio sovrasta la Cascina Triulza, che nel 2015 fu il “Padiglione della società civile”.
In basso invece l’“Albero della vita” © Michele Lapini

Il secondo pilastro pubblico è la Fondazione Human Technopole, istituita nel 2016 su un’idea abbozzata in “dieci pagine” dall’allora direttore scientifico dell’Istituto italiano di tecnologia, Roberto Cingolani, e vigilata dai ministeri dell’Economia, della Salute e dell’Università. Si compone di cinque edifici ed è sistemata accanto al triste e transennato “Albero della vita”. A regime, stando al progetto, dovrebbe impiegare 1.500 persone, “di cui oltre mille scienziati in biologia, bio-informatica, chimica, ingegneria, matematica e informatica”. A fine 2021, ultimo bilancio disponibile, i dipendenti erano però 159 e i ricavi (36 milioni di euro) erano contributi versati dal governo.

Il terzo pilastro pubblico è la nuova sede delle Facoltà scientifiche dell’Università Statale di Milano. A differenza dei primi due, che sono già operativi, la costruzione della nuova Statale deve ancora iniziare. I cantieri dovrebbero partire nell’estate di quest’anno e concludersi nel 2026. Il progetto definitivo è stato approvato solo il 20 dicembre 2022, due anni dopo l’aggiudicazione dell’appalto di project financing sempre a Lendlease, alla quale è stata affidata la progettazione, costruzione e gestione del nuovo polo. “La concessione a Lendlease avrà una durata di 30 anni e 11 mesi, di cui un anno per la progettazione esecutiva, tre anni di esecuzione lavori, 26 anni e 11 mesi di gestione”, ha spiegato il consiglio di amministrazione della Statale. Il valore dell’operazione si attesterebbe intorno ai 338 milioni di euro.

A metà febbraio di quest’anno, il ministro delle Infrastrutture, Matteo Salvini, in visita al “Milano innovation district”, ha detto di voler “portare gli organizzatori di Expo 2030 di Roma al Mind. Perché Tor Vergata si può riqualificare come l’ex area di Expo 2015” © Michele Lapini


Il pubblico ne mette però circa 158 milioni (di cui 23 a carico dell’ateneo) mentre Lendlease cofinanzierà la realizzazione delle opere per circa 180 milioni di euro, a fronte della “corresponsione da parte della Statale di un canone annuo per disponibilità, servizi e energia di oltre 20 milioni di euro”. Poiché queste funzioni sono state individuate come “pubbliche”, le aree dell’ospedale, di Human Technopole e dell’Università, anche se consumano suolo, non rilevano nel computo della superficie lorda pavimentata. 

Di fronte a loro, a Sud del Decumano, c’è l’area delle funzioni private, pari a oltre 475mila metri quadrati e con un indice di edificabilità di oltre mezzo metro quadrato su metro quadrato. Terziario e residenziale assorbiranno l’80% delle superfici, il resto sarà a commercio, produttivo e turistico ricettivo. Qualcosa c’è, nel desolante contesto che è oggi il “Mind village”, dove tra totem solitari, capannoni di Arexpo bruciati dal sole, zero verde e qualche gazebo dove mangiare street food pugliese, hanno uffici tra gli altri Astrazeneca, Rold, Illumina, Bio4dreams, Fadoi, Diesse, Esselunga (sulla vetrina si legge “Stiamo arrivando”), Tim, Valore Italia e la scuola di restauro di Botticino. Trenta imprese hanno stipulato a inizio 2021 un contratto di rete (Federated innovation) il cui marchio è proprietà di Lendlease.

La finalità rischia di scadere nella fuffa: “Creare un ecosistema che superi l’innovazione aziendale tradizionale o l’open innovation, sfruttando la tecnologia per migliorare il mondo e la società”. A ottobre 2022 Cassa depositi e prestiti (Cdp) ha annunciato l’insediamento di Extend, il “Polo nazionale di trasferimento tecnologico interamente dedicato al settore biofarmaceutico”, attivato naturalmente con le multinazionali farmaceutiche private Evotec e Angelini. È di metà febbraio di quest’anno, invece, l’annuncio dell’arrivo di Caffè Vergnano e della palestra statunitense in franchising Anytime Fitness, in quella che Lendlease e Arexpo chiamano “area leisure”.

Una vista di quel che resta del Cardo dell’Expo 2015 e sullo sfondo il mega “sviluppo” immobiliare dell’area di Cascina Merlata, al di là dell’autostrada A4 © Michele Lapini

“Con i due nuovi accordi, Lendlease espande l’ecosistema di Mind in ambito food lifestyle”, spiegano i promotori, sottolineando il ruolo del Fondo Cervino-Comparto A, che è un veicolo di investimento immobiliare nato a metà 2022 dall’alleanza tra Lendlease e la società di gestione del risparmio torinese Ream, nel cui azionariato sono presenti fondazioni di origine bancaria quali la Fondazione Crt (Cassa di risparmio di Torino), la Cassa di risparmio di Asti e la Compagnia di San Paolo. 

Il grande parco promesso anni fa è ormai un ricordo. E se dal Decumano si alza lo sguardo verso l’autostrada A4 si vede una foresta di gru e grattacieli proprio dall’altra parte. È la zona di Cascina Merlata, altra eredità teoricamente “green” del libro Cuore dell’Expo 2015. Oggi chi sta costruendo le torri -la Cooperativa muratori e braccianti di Carpi- la chiama “città contemporanea”. 

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