Diritti / Attualità

Respingimenti in Libia: il Governo italiano è consapevole delle violenze sui migranti

La denuncia dell’Associazione per gli studi giuridici sull’immigrazione dopo i tragici fatti del 6 novembre resi noti dall’Ong Sea Watch. Il ministro Minniti aveva assicurato il pieno rispetto della Convenzione europea dei diritti dell’uomo. Ma le persone ripescate e riportate a Tripoli sono perdute. Intervista a Gianfranco Schiavone, vice-presidente dell’ASGI

© Sea Watch
© Sea Watch

“L’Italia ha appaltato le politiche di respingimento dei migranti alle autorità libiche, violando la Convenzione Europea dei diritti dell’Uomo”. L’Associazione per gli studi giuridici sull’immigrazione (ASGI, www.asgi.it) commenta così i tragici fatti avvenuti nelle acque del Mediterraneo lo scorso 6 novembre, quando le milizie organiche all’autoproclamato governo di Fāyez Muṣṭafā al-Sarrāj hanno di fatto ostacolato le operazioni di salvataggio della Ong Sea Watch. I dispersi sono cinquanta, 42 le persone tenute a forza sulla motovedetta libica, alcune strappate ai familiari, e respinte nell’inferno di Tripoli. “Un episodio -ricorda Asgi- avvenuto sotto il coordinamento del Comando Generale di Guardia Costiera italiano”. Prima ancora che alle responsabilità giuridiche del nostro Paese, Gianfranco Schiavone -presidente del Consorzio italiano di solidarietà-Ufficio rifugiati Onlus di Trieste e vice presidente dell’associazione- guarda però a quelle morali.

“Ci troviamo di fronte a uno scenario terribile e dalla disarmante semplicità: il Governo italiano è pienamente consapevole del fatto che il ‘governo libico’ stia perpetrando azioni di violenza nei confronti dei migranti. La condizione delle persone ripescate, e non salvate, dalle motovedette è quella di chi verrà incarcerato. Perché in Libia, territorio di fatto senza legge, la normativa in vigore dai tempi di Gheddafi prevede per i migranti formalmente irregolari la detenzione”.

Il Governo italiano ha più volte rassicurato sulla “maturità” di Tripoli.
GS “È una mistificazione. La Libia non ha alcuna normativa in tema di asilo, non ha sottoscritto la Convenzione Ginevra sullo status di rifugiato del 1951, non ha neppure uno stato di tolleranza minimo per i migranti. Pochi lo sanno perché non viene detto: l’UNHCR non ha di fatto alcuno status operativo, il personale locale è limitato e non ha il mandato formale per operare, non essendoci il riconoscimento da parte del governo autoproclamato di al-Sarrāj. In Libia, inoltre, non esistono campi di accoglienza, le prigioni sono in mano alle milizie e a organizzazioni di ogni tipo. Diversamente dall’immaginario comune non abbiamo nessun tipo di operazione di reinsediamento dalla Libia. E siamo perfettamente a conoscenza che le persone respinte andranno incontro a un destino di sofferenza, morte e disperazione. Chi è in Libia è perduto. Punto.
E ad oggi l’Italia fornisce mezzi a quel Paese, non aiuti umanitari come invece si racconta. Cioè non stiamo inviando medici, materiale di soccorso o qualcosa che abbia a che fare con aiuti. Stiamo inviando risorse e riadattando motovedette della Guardia costiera per armare i libici, e lo stiamo facendo, come dimostrano documenti del ministero degli Esteri, con fondi destinati alla cooperazione allo sviluppo”.

Il Governo afferma di non essere implicato in operazioni di respingimento. Il ministro dell’Interno Marco Minniti l’ha messo nero su bianco in una risposta indirizzata al Commissario per i diritti umani del Consiglio d’Europa, Nils Muižnieks, che il 28 settembre scorso aveva chiesto chiarimenti in merito ai respingimenti e alla natura dell’accordo con la Libia. È una bugia?
GS “Il ministro Minniti ha assicurato che le persone non vengono ‘toccate’ da personale italiano. L’ha fatto perché conosce i pronunciamenti della Corte europea dei diritti dell’uomo, la quale ha evidenziato che laddove c’è diretto coinvolgimento delle autorità italiane nei respingimenti c’è una responsabilità giuridica altrettanto diretta, ad esempio nella violazione dell’articolo 3 della Convenzione relativo al divieto di tortura. Il Governo italiano pensa di superare abilmente la giurisprudenza della Corte. Ma questa ossessione è già di per sé un’ammissione di colpa. Guardo a questa situazione e penso all’articolo 40, comma 2, del nostro codice penale: ‘Non impedire un evento, che si ha l’obbligo giuridico di impedire, equivale a cagionarlo'”.

Il ministro dell'Interno, Marco Minniti - © AFP
Il ministro dell’Interno, Marco Minniti – © AFP

Quali strade si dovrebbero percorrere per giungere all’accertamento delle responsabilità dell’Italia?
GS “Le opzioni sono complesse. Bisognerebbe verificare se è possibile adire la Corte di Strasburgo tramite un ricorso che deve essere individuale e che deve essere fatto da una persona vittima di questi rinvii. E in quella sede sostenere poi che ci sia una responsabilità indiretta del Governo italiano. È successo nella sentenza ‘Hirsi contro Italia’ del 23 febbraio 2012, ma fu un caso fortunato. Dobbiamo renderci conto che siamo di fronte a persone che scompaiono, e se non muoiono non immaginano certo di intentare ricorsi a una Corte lontana che potrebbe forse pronunciarsi dopo quattro o cinque anni. Già solo incardinare un procedimento comporta un’organizzazione incredibile, complicati contatti sul posto, l’operato dei legali, il reperimento della persona”.

152.203, i migranti giunti in Europa attraverso il Mediterraneo al 10 novembre 2017. In tutto il 2016 furono 362.753. I morti nel 2017 secondo le stime dell’UNHCR sarebbero 2.992

È questa difficoltà che agevola la condotta dell’esecutivo?
GS “È probabile che il Governo confidi sull’assenza di un accessibile sistema di garanzie. Come sempre accade, la realtà supera la previsioni dei giuristi e dei legislatori e ci troviamo dinanzi a meccanismi e a procedure che ben difficilmente permettono alle persone di accedere a un minimo di giustizia. A questo va aggiunto l’enorme squilibrio di potere esecutivo e mediatico. Registro un clima da caccia alle streghe nei confronti di chiunque si permetta di ipotizzare che ci possa essere una responsabilità italiana”.

ASGI ha presentato ricorso al Tribunale Amministrativo del Lazio contro il ministero degli affari Esteri e il ministero dell’interno, perché?
GS “Ne daremo completa notizia la prossima settimana. Quello che posso dire è che abbiamo recuperato con grande difficoltà documenti ufficiali del ministero degli Esteri che dimostrano come i fondi destinati alla Cooperazione allo sviluppo siano stati invece utilizzati per interventi vari e disparati, compreso l’acquisto e il riadattamento di motovedette. Qualcuno dovrà spiegare la ragione di questa scelta”.

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