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Lotta alla povertà: i requisiti del Reddito di cittadinanza che hanno tagliato fuori gli stranieri

Secondo i dati Inps pubblicati a fine agosto, delle 905.000 domande accolte a metà luglio per il reddito o la pensione di cittadinanza, solo il 6% riguardava cittadini non comunitari. I requisiti per accedere alla misura sono discriminatori. Eppure il rischio di povertà per gli stranieri è quasi il doppio rispetto a chi vive in famiglie composte da soli italiani. “Una misura nata con l’obiettivo di contrastare la povertà più grave, esclude una quota rilevantissima delle famiglie più povere”, spiega l’avvocato Alberto Guariso (Asgi)

In Italia i cittadini stranieri sono discriminati nell’accesso al Reddito di cittadinanza. È quanto emerge dai dati pubblicati dall’Osservatorio statistico dell’Inps che periodicamente fornisce le informazioni statistiche sui nuclei familiari percettori del beneficio economico introdotto dall’uscente esecutivo.
Nell’ultimo report, pubblicato il 29 agosto con i dati aggiornati al 17 luglio 2019, si segnala infatti che delle 950mila domande accolte, solo il 6% riguarda cittadini non comunitari (extra Ue). Una percentuale bassissima se si considera che -rapporto Istat “La situazione del Paese”, pubblicato nel 2017, alla mano- il rischio di povertà per gli stranieri è quasi il doppio rispetto a chi vive in famiglie composte da soli italiani (49,5% contro il 26,3%). Più che la povertà, dunque, sembra contare l’italianità.

fonte: Osservatorio statistico Inps, 2019

“È una situazione paradossale –spiega ad Altreconomia l’avvocato Alberto Guariso, socio dell’Associazione per gli studi giuridici sull’immigrazione (Asgi, asgi.it), che da tempo aveva denunciato il rischio ‘discriminatorio’–. Una misura nata con l’obiettivo di contrastare la povertà più grave, esclude una quota rilevantissima delle famiglie più povere”. Inoltre, dallo scorso 5 luglio, l’Inps ha sospeso con una circolare tutte le domande dei cittadini stranieri fino all’emanazione del decreto attuativo che fornisca l’elenco contenente i Paesi da cui è “oggettivamente impossibile” ottenere certificazioni sul proprio status economico nel Paese d’origine. Nonostante la scadenza per emanarlo fosse il 18 luglio, all’inizio di settembre 2019 di questo elenco non c’è ancora traccia e la sospensione delle domande non permette, per complicazioni burocratiche, di impugnare i provvedimenti. Se a questo si aggiunge che sono state sospese anche domande di rifugiati politici, esonerati invece per legge dall’obbligo di fornire i documenti sopracitati, la situazione appare quanto meno confusionaria.

Le “speranze” degli stranieri sono legate a un plausibile, ma non assicurato, intervento del Parlamento che vada a modificare i requisiti, o a una risoluzione per vie legali, con un intervento della Corte costituzionale. Nel frattempo l’Asgi, a fine agosto, si è rivolta direttamente ai vertici dell’Inps, al presidente Pasquale Tridico e alla Dg Gabriella Di Michele, chiedendo di revocare la circolare.

Avvocato Guariso, i dati dell’Inps confermano che i requisiti per l’accesso al Reddito di cittadinanza sono discriminatori. Perché?
AG Una parte rilevante di cittadini extra Ue che avrebbero diritto a questa misura è escluso. Posto che il numero delle famiglie povere è composto principalmente da famiglie straniere, questi dati sono una contraddizione. Oggi sappiamo che fino a luglio 2019 solo il 6% delle misure è stato assegnato a cittadini non comunitari: un intervento mirato a contrastare la povertà, soprattutto quella più grave, avrebbe dovuto necessariamente dipendere dal bisogno in sé e non da altri requisiti discriminatori.

Quali sono questi requisiti?
AG Sono due i requisiti che contestiamo: il permesso di lungo periodo e i dieci anni di residenza. Il primo permesso, tra gli altri requisiti, si ottiene dimostrando un reddito non superiore ad una determinata cifra, ma allo stesso tempo vivendo in un alloggio idoneo. Dunque vi è un limite massimo di reddito per accedere alla prestazione e un requisito che a sua volta richiede invece un reddito minimo. È un cortocircuito. In pratica, significa avere un alloggio e non avere un reddito superiore a 6mila euro: chi ha un reddito troppo basso, non può avere un alloggio. Viceversa, chi consegue un alloggio tendenzialmente supera il reddito. Gli stranieri che riescono a rispettare questo requisito di norma sono in Italia da molti anni e mentre un tempo avevano le possibilità di garantirsi una sistemazione, successivamente magari hanno perso l’impiego. In questo modo risulta per loro un reddito consono per accedere alla misura.
Il secondo requisito riguarda invece la residenza: pur essendo problematico anche per gli italiani, rimane ancor più difficile da soddisfare per chi non è da tanto tempo sul territorio italiano.

A questi problemi si aggiungono le complicazioni legate alla circolare Inps numero 100 di inizio luglio. Di che cosa si tratta? 
AG Le domande degli stranieri extraeuropei sono state sospese in attesa che il ministero del Lavoro, di concerto con quello degli Esteri, emanasse il decreto con l’elenco dei Paesi dai quali non è possibile ottenere la documentazione richiesta per accedere alla misura. Il decreto doveva essere emanato entro il 18 luglio, ma ad oggi di questo elenco non c’è alcuna traccia. La fretta di adottare il Reddito di cittadinanza sembra essere svanita nel nulla per risolvere questo problema. Tra l’altro è un elenco molto complesso da compilare: ci arrivano notizie che moltissimi Paesi sono stati interpellati e nessuno ha dato risposta. Su questo punto, c’è molta confusione da parte dello stesso Inps: abbiamo persino casi di rifugiati politici che, pur se esonerati da questo requisito, si sono visti sospendere la domanda. L’unica speranza pare essere che il nuovo Governo cancelli l’emendamento che in sede di discussione parlamentare fu proposto dalla Lega.

fonte: Istat, 2019

Le domande ancora in lavorazione sono 104mila (7%). Anche ipotizzando un buon esito per tutte, le percentuali non crescerebbero di molto…
AG Sì, la percentuale è rimasta la stessa rispetto al documento dell’Inps che si riferiva ai dati di giugno, quindi antecedenti al blocco portato dalla circolare citata. Di quel 7%, bisognerebbe calcolare il 6% per arrivare al numero da aggiungere a quelle ottenute dai cittadini extra Ue e la percentuale non crescerebbe di molto.

Quale ruolo potrebbe giocare, rispetto ai requisiti discriminatori, la Corte costituzionale?
AG Per quanto riguarda il cortocircuito di cui parlavamo prima, ovvero sancire un limite massimo di reddito per accedere alle prestazioni e allo stesso tempo richiedere un requisito, l’alloggio, che a sua volta richiede un reddito minimo, la questione arriverà “indirettamente” davanti alla Corte costituzionale. C’è stato un rimando al tribunale di Bergamo su una causa inerente al Reddito di inclusione (Rei, la misura di contrasto alla povertà adottata dal governo Gentiloni nell’agosto 2017 ndr), quando la Consulta si pronuncerà, stabilendo se questo requisito sia compatibile con il principio di uguaglianza, la decisione avrà una ricaduta anche sul Reddito di cittadinanza. Tra l’altro, svariate sentenze della Corte di giustizia dell’Unione europea affermano che requisiti di questo genere sono illegittimi perché contrastano con il principio di libera circolazione dei cittadini comunitari e con le direttive che garantiscono la parità di trattamento nell’accesso alle prestazioni sociali a tutti gli stranieri che hanno un permesso di lavoro.

Ci sono impugnazioni riguardanti rigetti di domande di accesso al Reddito di cittadinanza?
AG Stiamo producendo diverse cause a Bergamo, purtroppo però non sono state ancora depositate. Fatichiamo a far partire i ricorsi perché l’Inps nella procedura online non permette di proseguire se non si hanno tutti i requisiti. E senza rigetto l’impugnazione è impossibile: occorre procedere con una richiesta via posta certificata e attendere la mancata risposta dell’Inps per poter impugnare. In questo caso devono decorrere almeno 120 giorni dall’invio della richiesta.

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