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Economia / Opinioni

Più hai evaso e meno pagherai

Una vista del Principato di Monaco © Antoine Contenseau, unsplash

Oltre il 70% dell’evasione in Italia riguarda l’1,3% dei contribuenti più ricchi. Così nascono le disuguaglianze. Il governo di destra però premia imprese e professionisti infedeli. La rubrica di Alessandro Volpi

Tratto da Altreconomia 268 — Marzo 2024

Il “magazzino” dell’Agenzia delle entrate vanta crediti non riscossi per oltre 1.200 miliardi di euro. Si tratta di imposte, tasse e sanzioni non pagate per una simile cifra stratosferica di cui, secondo la stessa Agenzia, solo 110 miliardi sarebbero realmente esigibili e le ultime rottamazioni ne hanno già cancellati oltre 40. In pratica di 1.200 miliardi di euro che avrebbero dovuto essere riscossi nel corso del tempo ne restano una sessantina.

Non si può quindi dire che nel nostro Paese ci sia mai stata una “guerra” contro chi non paga, anzi risulta evidente che esiste da tempo una pace perpetua verso i mancati versamenti e le omesse dichiarazioni.

Occorre aggiungere, nel merito, un’altra considerazione spesso trascurata: oltre il 70% della ricordata evasione (per circa 800 miliardi) riguarda l’1,3% dei contribuenti più ricchi, quelli che hanno debiti fiscali per oltre 500 milioni di euro. Quindi il minor gettito non proviene da una pletora di cittadini morosi, ma da un ristretto numero di grandi debitori dello Stato: la crisi del welfare non è un prodotto collettivo. Dovrebbe essere chiaro quindi come nascono le disuguaglianze.

In questo contesto la legge delega sulla riforma fiscale ha previsto la possibilità per professionisti e imprese di concordare con l’Agenzia delle entrate quanto pagare di imposte nei successivi due anni. Il dato di partenza della proposta è costituito da quanto quei professionisti e quelle imprese hanno dichiarato fino a oggi. Verrebbe naturale pensare che questa possibilità valga solo per i contribuenti che hanno dimostrato di essere affidabili in termini fiscali, secondo quanto risulta dalla banca dati della stessa Agenzia delle entrate. In altre parole, se sei affidabile puoi concordare con il fisco le tue imposte.

Sono ottomila gli italiani residenti nel Principato di Monaco, la componente “straniera” più numerosa su un totale di 39mila residenti. Da quelle parti non si paga alcuna imposta sul reddito delle persone fisiche

Ora, questo principio non è molto condivisibile dal momento che per tutti i lavoratori dipendenti e per i pensionati non esiste alcuna possibilità di “concordare” nulla con il fisco, ma si tratta solo di pagare, peraltro con aliquote molto pesanti per i redditi da lavoro. Tuttavia, la modifica proposta in commissione Finanze dalla maggioranza parlamentare, poi approvata, è stata paradossale perché consente di concordare quanto pagare anche a imprese e professionisti che si sono dimostrati decisamente inaffidabili in quanto hanno reso dichiarazioni non coerenti con i propri redditi. In pratica, lo Stato sa che sei un evasore ma ti permette di concordare con l’Agenzia delle entrate quanto pagherai partendo proprio dalla tua dichiarazione fasulla che può essere aumentata solo del 10%. Per essere ancora più chiari: più hai evaso meno pagherai.

Nel frattempo per sfuggire al fisco “esoso” del nostro Paese, gli italiani residenti a Montecarlo hanno ampiamente superato le ottomila unità su un totale di 39mila abitanti, distribuiti in una superficie di meno di due chilometri quadrati. Si tratta della componente “straniera” più numerosa nel Principato, dove non si paga alcuna imposta sul reddito delle persone fisiche. Per essere in regola con i controlli del fisco italiano, bisogna solo dimostrare di avere lì il centro dei propri “interessi vitali”, avere un conto in una banca locale di almeno 500mila euro e possedere una casa che, in genere, costa 50mila euro al metro quadrato. È abbastanza chiaro chi, tra la popolazione italiana, ha la possibilità di scegliere una simile residenza. Naturalmente ci sono altri 10mila italiani a Dubai e 20mila in Lussemburgo. Tutti, o quasi, rigorosamente super ricchi.

Alessandro Volpi è docente di Storia contemporanea presso il dipartimento di Scienze politiche dell’Università di Pisa. Si occupa di temi relativi ai processi di trasformazione culturale ed economica nell’Ottocento e nel Novecento

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