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Diritti / Attualità

Pasubio rinuncia alle pelli prodotte sui terreni disboscati illegalmente in Paraguay

A seguito dell’istanza presentata da Survival International al punto di contatto nazionale Ocse, il gruppo ha annunciato di voler rinunciare ad acquistare materia prima da fornitori che minacciano direttamente o indirettamente le foreste abitate dai popoli indigeni. Soddisfatta la Ong che continuerà a monitorare la situazione

Distruzione della foresta nel territorio degli Ayoreo © Iniciativa Amotocodie, stay grounded network

La conceria italiana Pasubio, tra le aziende leader del settore, ha annunciato di voler rinunciare ad acquistare pellame da fornitori che, con la loro attività, minacciano direttamente o indirettamente le foreste abitate dagli Ayoreo-Totobiegosode, un popolo che vive nelle foreste del Gran Chaco in Paraguay. “Gruppo Pasubio intende assicurarsi di non contribuire in alcun modo alla deforestazione nel territorio indigeno in questione”, ha fatto sapere la società.

A dare la notizia, lo scorso 20 dicembre, è stata la stessa Pasubio in un comunicato congiunto con la Ong Survival International, che esattamente un anno fa (nel dicembre 2022) aveva presentato un’istanza contro il gruppo presso il Punto di contatto nazionale dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse).

“Grazie al ruolo di sensibilizzazione svolto nel corso degli anni dal movimento mondiale per i popoli indigeni Survival International e dalla Ong Earthsight, Pasubio ha avuto accesso a informazioni attuali e dettagliate circa la minaccia agli Ayoreo-Totobiegosode che vivono nel Gran Chaco paraguayano, e specialmente per i loro gruppi che vivono incontattati nella foresta”, si legge nel comunicato in cui la società “conferma e sancisce la propria decisione di escludere dalle proprie forniture i pellami collegati alla deforestazione” e annuncia la sospensione di ogni relazione commerciale con i fornitori paraguayani “che non siano in grado di fornire adeguate garanzie circa l’assenza di qualsiasi rapporto, diretto o indiretto, con gli allevamenti insediati” nelle aree ancestrali del popolo indigeno.

Per comprendere meglio la vicenda è utile fare un passo indietro. Gli Ayoreo sono una piccola comunità di circa 5.600 persone che vivono tra Paraguay e Bolivia, divisi in numerosi sottogruppi tra cui gli Ayoreo-Totobiegosode, che sono quelli entrati in contatto con i colonizzatori in tempi più recenti.

Nel settembre 2020 l’inchiesta “Grand theft Chaco” realizzata dalla Ong britannica Earthsight ha denunciato la distruzione di due enormi aree forestali (rispettivamente 2.700 e 500 ettari) a opera di due società all’interno delle aree ancestrali degli Ayoreo-Totobiegosode (“Patrimonio natural y cultural Ayoreo-Totobiegosode”, identificate con l’acronimo Pncat) per avviare pascoli e allevamenti bovini. L’inchiesta di Earthsight ha permesso di collegare le pelli prodotte illegalmente all’interno del Pncat a Pasubio, che le utilizza per realizzare gli interni (sedili e volanti) per alcune delle più prestigiose auto di lusso, tra cui Bmw, Jaguar e Land Rover.

Il Chaco è una delle ultime grandi aree selvagge del mondo e si estende su cinque Paesi dell’America latina (Argentina, Bolivia, Cile, Brasile e Paraguay): un patrimonio di biodiversità dove vivono 250mila persone appartenenti a diversi popoli indigeni. Analogamente a quanto succede alle foreste del bacino amazzonico, anche quelle del Chaco stanno scomparendo a una velocità impressionante: secondo le stime elaborate dalla Nasa, tra il 1985 e il 2016 circa un quinto delle aree boschive di questa regione è stato convertito in terreni agricoli e in pascoli per il bestiame. Nel solo Paraguay sono andati in fumo circa 44mila chilometri quadrati di aree boscate, una superficie più grande rispetto a quella della svizzera.

Oggi il territorio ayoreo è un’isola di foresta circondata da un mare di deforestazione, denuncia Survival International, perché la terra tutto intorno ad esso viene disboscata per far spazio agli allevamenti di bestiame. “Ogni anno il Paraguay esporta carne bovina e cuoio per un valore superiore al miliardo di dollari -si legge nel report di Earthsight-. Mentre la maggior parte della carne bovina è destinata al Cile e alla Russia, il 60% della pelle è destinato a un solo Paese: l’Italia”. Secondo le stime contenute nel report, ben il 39% del pellame paraguayano finiva negli stabilimenti di Pasubio.
“Siamo felici che il gruppo si sia impegnato a boicottare il pellame di fornitori che minacciano la vita e il territorio del popolo Ayoreo del Paraguay, e ci auguriamo che altre aziende decidano di fare lo stesso -ha commentato la direttrice generale di Survival International, Caroline Pearce-. Naturalmente, continueremo a monitorare con attenzione per garantire che l’impegno sia pienamente rispettato”.

L’auspicio di Survival International è che la decisione della conceria italiana “aiuti a velocizzare il lentissimo processo di riconoscimento dei diritti territoriali degli Ayoreo, che è in corso ormai da trent’anni -conclude la Ong in un comunicato-. Le autorità del Paraguay devono rispettare una volta per tutte la legge nazionale e quella internazionale: sfrattare tutti gli allevamenti dall’interno del territorio Ayoreo e restituire la terra alla tribù”.

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