Diritti / Inchiesta

L’ossessione europea per i migranti fa esplodere il bilancio di Frontex

Nel dicembre del 2019 è entrato in vigore un nuovo regolamento dell’Agenzia che sorveglia le frontiere: avrà maggiori poteri per fermare gli “attraversamenti irregolari” e aumentare il numero dei rimpatri e un budget di 10 miliardi di euro in sette anni

Tratto da Altreconomia 223 — Febbraio 2020
A bordo di una nave Frontex, durante l’Operazione Triton, in Italia nel 2017 - © Flickr European Border and Coast Guard Agency

Sorvegliare i bastioni dell’Europa -in mare, per terra o dal cielo- è l’affare del secolo. Basta ripercorrere anno per anno la dotazione finanziaria disposta a favore dell’agenzia Frontex da parte dell’Unione europea per rendersene conto: da quota 6,3 milioni di euro circa nel 2005 si è passati a 333 milioni nel 2019, più 5.185%. Un balzo minimo se paragonato alle previsioni per il periodo 2021-2027 contenute nel nuovo regolamento dell’Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera entrato in vigore, senza fare troppo rumore, il 4 dicembre 2019, dopo il voto favorevole del Consiglio europeo e del Parlamento: 1,1 miliardi di euro nel 2021 e poi ancora su, fino a toccare 1,9 miliardi nel solo 2025. Di fronte a questa crescita impetuosa, Refugee Support Aegean (rsaegean.org) e PRO ASYL Foundation (proasyl.de), due organizzazioni europee che si occupano di diritti umani e asilo, hanno suggerito di cambiare nome a Frontex: non più semplicemente “Agenzia” ma “Super agenzia”, senza pari nella storia dell’Ue per compiti e finanziamenti.

L’analisi delle due Ong, frutto del prezioso lavoro del giornalista e ricercatore Apostolis Fotiadis, non si fonda solamente su numeri e bilanci della struttura nata nel 2004, che opera dal quartier generale di Varsavia, in Polonia, ma tratta nel merito strumenti, funzioni e competenze assegnate alla “Super agenzia” -ex novo o irrobustite- tramite il regolamento approvato a fine 2019.

Si tratta di poteri straordinari: una forza permanente di 10mila unità entro il 2027 da dispiegare dentro il territorio dell’Unione o all’esterno -tra assunzioni dirette e indirette, sotto forma di “contributi” dei Paesi membri-, la possibilità di acquisire assetti e forniture proprie in collaborazione con gli Stati dell’Ue, un ruolo centrale in tutte le fasi relative ai rimpatri delle persone “irregolari” verso Paesi terzi. Non solo: Frontex sarà chiamata anche ad amministrare una serie di sistemi di sorveglianza e gestione dati volta a “prevenire l’attraversamento irregolare” delle frontiere, ad esempio incorporando sotto il proprio mandato il già operativo Eurosur (l’European border surveillance system).

Il rafforzamento del ruolo di “guardia” di Frontex è inedito per le dimensioni ma coerente alla sua breve storia. Lo ha messo bene a fuoco il report “Guarding the fortress” (A guardia della fortezza), pubblicato a fine 2019 dal Centre Delàs d’Estudis per la Pau di Barcellona, Stop Wapenhandel e dal Trasnational Institute (Tni). Ainhoa Ruiz Benedicto, la ricercatrice che l’ha curato, ha esaminato le 19 missioni condotte negli anni dalla “Super agenzia” diretta da Fabrice Leggeri. Risultato: nessuna di queste ha mai avuto il mandato di “soccorrere le persone o coinvolgere assetti civili nelle proprie azioni” o di collaborare con agenzie umanitarie (eccetto l’operazione “Vega Children”). Piuttosto, “si sono tutte concentrate più o meno esclusivamente sul contrasto ai crimini legati all’attraversamento dei confini, gran parte dei quali collegati ai flussi migratori”.

Anche in questo caso, l’allocazione delle risorse aiuta ad aver più chiaro il quadro: se nel 2005 Frontex poteva contare su 80mila euro alla voce “operazioni di rimpatrio”, nel 2019 se n’è vista riconoscere 63 milioni (più 78.650%). Cresceranno ancora visto che il nuovo budget 2021-2027 ha previsto per questa attività almeno 250 milioni di euro e 50mila persone rimpatriate ogni anno (nel 2018 sono state 12.300 circa per 345 voli aerei co-finanziati e coordinati dall’Agenzia, in particolare nei Balcani, dove Frontex ha stipulato accordi anche con Paesi extra Ue). Quelle che potrebbero sembrare procedure burocratiche di un elefantiaco ufficio europeo distaccato in Polonia, sono in realtà iniziative dalle ricadute dirette sulle vite di centinaia di migliaia di persone. Intercettate via mare per mezzo di droni o navi delle guardie costiere, localizzate a terra attraverso termocamere, rilevatori dei battiti cardiaci o immagini satellitari in altissima definizione, bloccate lungo le rotte Nord-africane da pattugliatori fuoristrada. Non è un elenco fatto a caso ma una lista sintetica delle forniture o dei servizi che Frontex ha messo a gara e appaltato con sempre maggiore frequenza dall’estate 2019 in poi, rivolgendosi al mercato e ad aziende private per dar corpo e struttura al proprio ingigantimento.

Qualche esempio. A fine luglio dello scorso anno, la ITBM LLC con sede a Pristina, in Kosovo, ha vinto un appalto da 500mila euro per fornire a Frontex “container mobili e servizi annessi” in Albania, Serbia, Bosnia Erzegovina e Macedonia del Nord. Ad agosto è stata aperta prima una gara da 400mila euro per rilevatori del battito cardiaco (HBD) per controlli alle frontiere e poi una da 4 milioni di euro relativa a termocamere manuali. Obiettivo: sorveglianza dei confini, a terra o sul mare. A metà ottobre 2019, infatti, Frontex ha messo a gara “l’acquisizione di servizi di sorveglianza aerea” attraverso dispositivi a pilotaggio remoto, cioè droni, da impiegare in Grecia, Italia e Malta. “L’intenzione dell’Agenzia -ha spiegato Apostolis Fotiadis- è quella di suddividere l’appalto da 50 milioni di euro su tre fornitori in modo tale da poter coprire l’intera area geografica indicata nel disciplinare di gara”. Un contratto dalla durata di 24 mesi che potrà essere rinnovato al massimo due volte. “Significa che Frontex potrebbe investire circa 100 milioni di euro in droni nei prossimi quattro anni”, ha chiarito Fotiadis.

Anche l’Italia è interessata dal processo di rafforzamento di Frontex. O in veste di Stato membro dell’Unione che acquisisce mezzi a suo favore, o perché sede di aziende private che partecipano ai bandi, alcune peraltro già protagoniste di altri affidamenti lungo le frontiere disposti dal ministero dell’Interno del nostro Paese (vedi Ae 211). Partiamo da quest’ultima ipotesi. La Tekne Srl ha sede a Ortona (CH) e sul proprio portale si presenta come “partner qualificato e affidabile nella progettazione, produzione e allestimento di veicoli industriali, speciali e militari, e nello sviluppo di prodotti, sistemi e servizi legati alla elettronica per automotive, per la difesa e la sicurezza, in ambito militare ed in ambito e civile”. Il Viminale le ha già affidato nel 2019 la fornitura di 30 mezzi “Toyota Land Cruiser” da 2,1 milioni di euro da cedere poi alle autorità di Tripoli per “esigenze istituzionali legate al contrasto del fenomeno dell’immigrazione irregolare”. Ora Tekne risulta anche fornitore dell’Agenzia europea di stanza a Varsavia per una commessa da due milioni di euro per “veicoli necessari per le attività operative di Frontex in Europa e nella parte settentrionale e occidentale dell’Africa”.

Imbarcazioni Frontex in mare nell’ambito dell’operazione Themis, nel 2018 – © Flickr European Border and Coast Guard Agency

È in buona compagnia. Un’altra azienda italiana interessata dagli appalti “pro Frontex” è la Cantiere Navale Vittoria Spa di Adria (RO), partner strategico del Viminale in Libia e non solo per tutto quel che riguarda costruzione e riparazione di motovedette e corsi di formazione per il personale chiamato a condurle. Con l’Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera, però, il cantiere veneto ha un rapporto che oltrepassa i confini nazionali e si affaccia in Grecia. È con il ministero degli Affari marittimi di Atene, infatti, che l’azienda si è aggiudicata la fornitura di quattro imbarcazioni della Guardia costiera per un valore complessivo di 55 milioni di euro. Le risorse giungono dal Fondo Sicurezza Interna dell’Unione europea (ISF), strumento di sostegno finanziario a beneficio degli Stati Ue per la gestione delle frontiere. Uno schema molto simile a una gara che riguarda da vicino l’Italia. Nell’ottobre 2019, infatti, il Comando generale della Guardia di Finanza ha bandito una fornitura da 32,4 milioni di euro per “unità navali” tipo “Offshore patrol vessel”, pattugliatori, “da mettere, in via prioritaria, a disposizione dell’Agenzia Europea Frontex”. Una parte delle risorse necessarie (17,7 milioni di euro) arriverà dal Fondo Sicurezza Interna 2014/2020, “ISF 2 Border & Visa”. Quel che resta verrà coperto tramite il “Fondo per il finanziamento degli investimenti e lo sviluppo infrastrutturale del Paese”. Nel caso in cui entro il 2025 venisse esercitato il “diritto di opzione”, il valore della fornitura potrebbe schizzare di altri 97,3 milioni di euro. Chi pagherà? “L’importo […] sarà finanziato con risorse da individuare in caso di effettivo esercizio del diritto di opzione”. Come dire, si vedrà.

La differenza tra “sorveglianza” e “soccorso” sta nei dati ufficiali delle persone salvate nel Mediterraneo centrale. Nel 2019 Frontex non ha soccorso nessuno

Le nostre “azioni specifiche” a beneficio di Frontex sono molteplici come dimostrano anche i progetti della Guardia di Finanza sostenuti tramite l’ISF. È il caso di tre elicotteri da 32,6 milioni di euro “dotati di sensori di sorveglianza aeromarittima e di telerilevamento” impiegati nel “controllo delle frontiere esterne, nelle acque territoriali, in alto mare e talvolta anche al di fuori del bacino del Mediterraneo nell’ambito di operazioni condotte sotto l’egida dell’Agenzia europea Frontex”. O di un “aereo bimotore medio” da 20 milioni di euro e di cinque “vedette velocissime multiruolo” da oltre 12 milioni di euro sempre sotto l’egida  di Frontex. La differenza tra “sorveglianza” e “soccorso” sta nei dati ufficiali delle persone salvate nel Mediterraneo centrale dal 2014 al 2019 (primi nove mesi). Marina militare e Guardia costiera italiana hanno tratto in salvo 304.756 persone. Le diffamate Ong, 121.039. Le navi mercantili addirittura 83.512. Gli assetti di Frontex, con i loro mezzi milionari e strumenti sempre più efficaci di pattugliamento, si sono fermati a 41.725. Nel 2019, l’anno della trasformazione in “colosso”, l’Agenzia europea nella rotta centrale non ha soccorso nessuno.

Chi controlla il controllore dei bastioni, specialmente quando stipula accordi di cooperazione con Paesi non Ue? È un altro punto dolente. Il Consiglio europeo per i rifugiati e gli esuli (ECRE), con sede a Bruxelles, ha espresso a questo proposito più di una preoccupazione. “I poteri conferiti a Frontex potrebbero essere utilizzati per prevenire l’immigrazione irregolare verso l’Unione europea, al di là dei confini fisici dell’Ue, senza alcuna supervisione indipendente”.

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