Diritti / Opinioni

A Verona nasce una rete di “legalità organizzata” contro le mafie

In Veneto la ‘ndrangheta si è infiltrata nell’economia. Un progetto punta a tutelare il tessuto sano. La rubrica di Pierpaolo Romani (Avviso Pubblico)

Tratto da Altreconomia 229 — Settembre 2020
© Tingey Injury Law Firm - Unsplash

Era l’11 marzo 2019 quando a Verona la Camera di Commercio e l’associazione Avviso Pubblico promossero il convegno dal titolo “Mafie ed economia. La presenza sul territorio e le iniziative per conoscere, prevenire e contrastare”. Più di 300 persone presero parte all’evento a cui intervennero il presidente della Commissione parlamentare antimafia, Nicola Morra, e il Procuratore della Repubblica di Venezia e coordinatore della Direzione distrettuale antimafia, Bruno Cherchi. Qualcuno, al tempo, si chiese perché fosse stato organizzato un convegno di quel tipo mentre altri espressero il timore che potessero essere veicolati messaggi che avrebbero potuto danneggiare l’immagine del territorio e del suo sistema economico.

A distanza di un anno, le ragioni per organizzare quell’evento trovano fondamento nelle operazioni antimafia che hanno coinvolto il territorio scaligero nell’arco di pochi mesi. Prima l’inchiesta Aemilia, diretta dalla Direzione distrettuale antimafia di Bologna. In seguito, tra giugno e luglio, le inchieste Isola Scaligera e Taurus promosse dai magistrati veneziani. Anni di indagini e più di 100 persone arrestate in 18 mesi hanno dimostrato come la ‘ndrangheta calabrese, in particolar modo, sia presente e si sia radicata sul territorio scaligero da più di 30 anni. Insieme al reato di associazione a delinquere di tipo mafioso, gli inquirenti hanno contestato reati afferenti la criminalità economica messi in atto per riciclare denaro sporco proveniente soprattutto dal traffico di droga. Le inchieste evidenziano il ruolo determinante assunto da alcuni imprenditori locali che utilizzano denaro mafioso per pagare i loro debiti o emettono fatture per operazioni inesistenti per facilitare la ripulitura del denaro illecito da inserire nell’economia legale. Ci sono stati imprenditori che hanno pagato i mafiosi per recuperare crediti, per picchiare sindacalisti o lavoratori che reclamavano il proprio Tfr dopo essere stati licenziati. Da vittime, i titolari di alcune aziende sono diventati complici dei boss.

100: sono più di 100 le persone arrestate nell’ultimo anno e mezzo in Veneto nell’ambito di inchieste antimafia svolte dalla locale Direzione distrettuale con l’ausilio delle forze dell’ordine e dei reparti specializzati

Le indagini antimafia a Verona non sono quasi mai scaturite dalle denunce delle vittime ma da confessioni di collaboratori di giustizia e dall’attività investigativa svolta dalle forze di polizia. Tacere e subire, per paura o complicità, è l’atteggiamento prevalentemente assunto dagli imprenditori nei confronti dei mafiosi. A Verona, a distanza di un anno dal convegno citato, la Camera di Commercio e Avviso Pubblico hanno deciso di realizzare un progetto che vuole costruire una “rete di legalità organizzata” per difendere l’economia sana del territorio. L’idea è stata presentata a luglio a tutte le categorie produttive, a ciascuna delle quali è stato chiesto di nominare un proprio rappresentante nella costituenda “Consulta della legalità”, un organismo che interloquirà costantemente con la Prefettura, la Questura, la Procura, gli enti locali e le forze di polizia.

Il progetto prevede lo svolgimento di un percorso di formazione per far conoscere il fenomeno mafioso e le dinamiche attraverso le quali si inserisce nell’economia e sui territori nonché la realizzazione di un vademecum che spiegherà agli imprenditori come comportarsi nel caso in cui abbiano il sospetto di essersi imbattuti nella criminalità organizzata. Un apposito spazio virtuale sarà creato sul sito della Camera di Commercio per fornire notizie e materiali utili a facilitare sia l’emersione del fenomeno mafioso sia la denuncia di notizie di reato. A Verona qualcosa si muove.

Pierpaolo Romani è coordinatore nazionale di “Avviso pubblico, enti locali e Regioni per la formazione civile contro le mafie

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