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Altre Economie / Reportage

L’Ogliastra inaspettata. Viaggio nel cuore della Sardegna nascosta

In provincia di Nuoro un progetto di turismo responsabile promosso dal Gruppo d’azione locale ha come obiettivo la definizione di un’offerta su più stagioni, non solo l’estate, che permetta di scoprire le ricchezze dell’entroterra sardo

Tratto da Altreconomia 265 — Dicembre 2023
Il massiccio del Gennargentu © Ufficio stampa IT.A.CÀ

Il sacchetto di carta crepita. Con lentezza, come un oggetto prezioso, la signora Angela, anima del bed and breakfast (b&b), ne estrae una forma di casu marzu, pecorino arcaico semiclandestino. Le larve saltellano e Angela sorride mentre ci offre un pezzo di pane pistoccu bagnato, guarnito con il raro formaggio. Siamo ad Arzana, nel cuore dell’Ogliastra, provincia di Nuoro, uno dei Comuni che, insieme a Lanusei e Villagrande, hanno organizzato la tappa ogliastrina di “IT.A.CÀ migranti e viaggiatori – Festival del Turismo Responsabile”.

Il tema dell’edizione 2023 -siamo alla terza esperienza- è “Tutta un’Altra Storia. Le comunità raccontano i territori”. E il territorio ogliastrino ha molto da raccontare. In questo viaggio verso una rete di turismo responsabile ci accompagna, con la sua “erre” arrotata Jean Luc Madinier, deus ex machina di Sardaigne en libertè: “L’idea è quella di un turismo incardinato nelle tradizioni e nella cultura ogliastrina, legato non solo alla stagione estiva e al mare, che porti qui, da marzo a novembre, persone curiose di scoprire anche l’entroterra e le sue stagioni agricole, per esempio durante la vendemmia (settembre), la transumanza delle pecore (ottobre), la raccolta delle olive (novembre)”.

Un filo d’olio e lo spirito cooperativo potrebbero aiutare questo ingranaggio a mettersi in moto. Lo racconta Piertonio del Frantoio Hermanu di Lanusei, cooperativa di piccoli proprietari e coltivatori dell’Ogliastra, mentre dà un giro d’olio sull’aperitivo contadino con verdure, patate e pecorino. L’uomo svela i segreti del mestiere di olivicoltore ma anche la natura “politica” dell’impegno cooperativo: “Siamo piccoli, ma uniti possiamo affrontare il mercato. I nostri 250 soci lavorano 200 ettari in alta collina”. L’extravergine da olive ogliastrina, varietà autoctona allevata e lavorata con i metodi di coltivazione tradizionali, regala un olio corposo dalle note di carciofo e piccanti. “Associate alla presenza dei polifenoli -aggiunge- sono un indice di ottima qualità nutrizionale”.

“L’idea forte, l’idée maîtresse -riprende più tardi Jean Luc- è creare una rete di operatori green. In Ogliastra per fortuna è già connaturato il rispetto della natura e le autoproduzioni locali sono genuine d’amblais. La cosa importante è valorizzare questo savoir faire e compiere uno sforzo collettivo per creare dei contenuti, fatti di bellezza ma soprattutto di contatto con le persone del luogo”.

Un’idea che ronza intorno alle colline dove la famiglia Aresu conduce l’apicoltura S’Arega. Salvatore ci aiuta a indossare le tute e le maschere prima di aprire con gesti esperti le arnie e introdurci ai segreti della vita -quella regale e quella operaia- delle api. Il miele qui è di casa: una delle stanze dal profumo di cera è il laboratorio di produzione e mentre lo degustiamo sulle seadas appena fritte, uno sciame di api arrivato da chissà dove, decide che quello, segno del destino, è il loro nuovo domicilio.

Vincenzo Loi, titolare della fattoria didattica di Sa Ferrela, fotografato da Fabrizio e Anna Pirodda nella mostra fotografica “Transumanza” che ripercorre il viaggio in solitaria del 2020 dell’allevatore © ufficio stampa IT.A.CÀ

Dopo pranzo Jean Luc, accenna il capitolo marketing territoriale: “Il nostro target principale -spiega- è quello degli stranieri, soprattutto dalla Mitteleuropa e dai Paesi del Nord ma anche italiani sensibili, sportivi e buongustai che possono apprezzare una Sardegna différent”. Dalle parole ai fatti. La sera stessa, ad Arzana, nel cortile del loro b&b Diego Piras e famiglia imbandiscono una tavolata che va oltre l’home restaurant: forse la potremmo definire una cena di prossimità, dove le portate sono culurgiones e storie di vita, pecora alla brace e valori condivisi, tra un bicchiere di Cannonau del contadino e una buonanotte con l’acquavite di casa.

Una mattina solare ci accoglie il giorno dopo: la 4×4 di Diego si inerpica tra i boschi sulle alture sopra Arzana, fino all’imponente massa del Gennargentu. In lontananza le iconiche rocce che il disegnatore Galep ha usato come sfondo alle avventure di Tex Willer. “Un progetto che racconta il territorio -racconta Diego- è il b&bo, ovvero ‘bed and breakfast degli ovili’, in cui i ricoveri delle greggi diventeranno punti di sosta e accoglienza diurna e notturna per chi segue percorsi di trekking, mountain bike o equitazione”. “La figura dell’allevatore è centrale -ricorda Jean Luc, mentre gustiamo l’aperitivo ‘pastorale’ all’agriturismo didattico Sa Ferrela- perché conosce il territorio ed è portatore di sapere antichi”. Un paladino della cultura agro-pastorale è, per l’appunto, Vincenzo Loi, il titolare di Sa Ferrela, pastore contemporaneo di poche parole. Gli scatti della mostra fotografica “Transumanza” di Fabrizio e Anna Pirodda lo immortalano nel suo solitario viaggio nel 2020, con 200 pecore e mascherina.

Nell’ottobre 2023 Legambiente ha premiato con l’Oscar dell’Ecoturismo il Gruppo d’azione locale Ogliastra (Gal) per il progetto “Destinazione Ogliastra Dmo” (Destination management organization) il progetto sul turismo responsabile che vede l’ente impegnato nella gestione della “destinazione”, per definire un’offerta su più stagioni orientata ai mercati internazionali

La trasmudas del 14 ottobre 2023, in diretta social, è stata invece una festa collettiva: dalla stazione di Arzana una piccola folla ha accompagnato per 12 chilometri il gregge nel suo lento cammino verso la pianura. Con lui si può passare “una giornata con il pastore”. Jean Luc Madinier sintetizza: “Il nostro è un turismo ‘diffuso’ e lento, che nasce con la partecipazione della gente e degli operatori, non calato dall’alto: avec le temps nécessaire”. E l’Ogliastra ha il tempo dalla sua parte: siamo nel pieno di una “blue zone”, una delle cinque aree demografiche del mondo dove vive il più alto numero di centenari, in particolare alcuni centri, tra cui Villagrande, che ha celebrato i propri anziani con murales e ritratti, tra i quali si può passare, come in una pinacoteca a cielo aperto. Le tradizioni, del resto, sono memoria viva. Partecipare al laboratorio finale di culurgiones, punta di diamante della gastronomia locale e ammirare da vicino la manualità delle donne di Lanusei nella chiusura del raviolo “a spiga” ci fa sentire privilegiati: un ricamo di pasta fresca in cui ci siamo cimentati guidati mani sopra le mani, con alterne fortune.

Il laboratorio dei culurgiones a Lanusei. Un laboratorio per apprendere i segreti di questa pasta ripiena tradizionale è aperto al pubblico © Massimo Acanfora

Qualcosa che va anche oltre il “turismo esperienziale”. Jean Luc ha le idee chiare: “La promozione di un turismo responsabile in queste aree interne ha bisogno di ‘attrattori’ ma anche di essere in linea con gli obiettivi del green deal: territorio plastic free, energia 100% rinnovabile, un approccio alla mobilità efficiente e sostenibile. A settembre 2023 abbiamo sperimentato il velorail, un veicolo a pedali, che può circolare sui binari ferroviari”.

L’Ogliastra, insomma, offre infinite opportunità per un turismo attivo –trekking, mountain bike, equitazione, canoa, climbing– e riserva ai più sedentari monumenti gastronomici, come l’arcaico vino Cannonau o l’antica scienza casearia, e monumenti ciclopici, come l’affascinante “Nur archeopark” di Lanusei, nello splendore del bosco di lecci. Legambiente ha appena conferito il suo Oscar per il turismo al Gruppo d’azione locale Ogliastra: “Le chiavi di questo successo -spiega Jean Luc- sono la pazienza, la collaborazione reciproca, mettendo da parte il l’esprit de clocher, il campanilismo, e il coraggio di affrontare temi sensibili e concreti, come la tassa di soggiorno o il digital divide. Le reti social e il passaparola possono poi fare da volant moteur”. Fa da controcanto Pierluigi Musarò, docente di Sociologia a Bologna e direttore dell’evento IT.A.CÀ migranti e viaggiatori: “Il turismo funziona se si fa sistema, se si fa rete senza ‘perdere la tenerezza’. Il ruolo di IT.A.CÀ è fare da facilitatore tra pubblico e privato e mettere in campo strumenti innovativi per coinvolgere le persone. Ma non vogliamo affatto creare dei territori ‘instagrammabili’, la prerogativa della comunità locale è l’autenticità”


“IT.A.CÀ migranti e viaggiatori”

“IT.A.CÀ migranti e viaggiatori” è il primo e unico festival italiano del turismo responsabile, nato a Bologna nel 2009 e ora diffuso, arrivato alla 15esima edizione. venti tappe da maggio a ottobre, 11 Regioni, dal Nord al Sud d’Italia. Ogni anno IT.A.CÀ è l’occasione di fare il punto sul turismo responsabile e di valorizzare il patrimonio naturale e culturale dei territori. In Ogliastra è stata l’occasione di guardarsi in faccia tra operatori turistici, membri del Gal e amministratori locali, Davide Burchi, sindaco di Lanusei, Angelo Stichino, sindaco di Arzana, Alessio Seoni sindaco di Villagrande.

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