Diritti / Reportage

Da Firenze lo sguardo al futuro dell’ex Gkn, un seme capace di germogliare

Migliaia di persone hanno partecipato alla manifestazione di sabato 26 marzo a Firenze a conclusione dell’Insorgiamo Tour organizzato dai lavoratori della fabbrica di Campi Bisenzio. Con loro anche i giovani di Fridays for future. Il racconto di Lorenzo Guadagnucci

La manifestazione di Firenze del 26 marzo 2022 © Andrea Sawyer

A un certo punto Dario Salvetti -operaio, videomaker e leader sindacale alla ex Gkn- dal palco allestito sui gradoni della chiesa rinascimentale di Santa Croce a Firenze, scandisce a voce altissima il suo atto d’accusa: “Guardiamoci intorno, in che mondo viviamo, e diciamolo con le loro parole: sono una classe dirigente inefficiente, incompetente”. Una classe dirigente, in sostanza, da ripudiare e sostituire. È per questo, in fin dei conti, che gli operai della ex Gkn di Campi Bisenzio hanno convocato la manifestazione di sabato 26 marzo a Firenze, insieme ai giovani di Fridays for future: non si accontentano di lottare per la loro vertenza, cominciata con un licenziamento collettivo (500 operai) via posta elettronica il 9 luglio 2021, ma vogliono loro stessi “farsi classe dirigente”, stringendo alleanze, immaginando nuovi modi di produrre e di lavorare, ma anche di vivere. È proprio l’attenzione alla vita concreta di ciascuno, la priorità attribuita alla “persona che sei e che vuoi essere”, la cifra di una lotta che, fin dall’inizio, ha superato gli steccati della specifica dimensione sindacale e si è proiettata nel resto della società, nel tentativo di creare un fatto sociale e politico nuovo, a partire dalla “convergenza” -ecco il vocabolo del momento- coi movimenti che si battono per la giustizia climatica.

La giornata di sabato 26 marzo –punto d’arrivo dell’Insorgiamo Tour– è stata un indubitabile successo nella partecipazione, con una forbice fra la stima di questura e organizzatori che va dalle 10-12 mila alle 25mila persone, cifre ragguardevoli per una manifestazione messa in piedi senza il sostegno delle grandi organizzazioni sindacali. La vera sfida è però, naturalmente, quella politica: “Il nostro assillo -ha spiegato Dario Salvetti- deve essere che cosa facciamo domani”. Un abbozzo di agenda, a ben vedere, è emerso grazie ad alcuni interventi dal palco di piazza Santa Croce: la costruzione di un nuovo modello di sviluppo, quindi una svolta ecologista nelle produzioni, nei consumi, nel lavoro, attraverso inedite alleanze fra studenti e cittadini lavoratori; il disarmo -in senso sia materiale sia figurato- della politica e dell’economia.

Ma come si possono inseguire ambizioni così grandi? Gli studenti di Fridays for future sembrano persuasi -lo ha detto Martina Comparelli dal palco- di essere pronti a nuove forme di lotta, più concrete, più politiche, in alleanza col mondo del lavoro, dopo la scottatura subita per l’eccesso di attenzioni e di incoraggiamenti ricevuti da parte delle autorità e regolarmente seguiti dall’inerzia al momento di passare ai fatti. Gli operai ex Gkn, dal canto loro, mettono in campo l’idea di “farsi classe dirigente”, attuato finora con la costruzione di un fronte comune fra le tante vertenze sindacali in corso in Italia e la richiesta di avere voce in capitolo per tutti i piani di re-industrializzazione: è il senso del cosiddetto “Insorgiamo tour” che li ha portati a contatto con i casi più diversi in tutta Italia. E poi c’è la guerra, ossia il pacifismo attivo come frontiera comune per quella fetta di società civile -larghissima, a giudicare dalle sigle promotrici il 5 marzo scorso a Roma della manifestazione nazionale contro la guerra- che non si riconosce nelle posizioni assunte dal ceto politico e da quello mediatico, mai così uniti nel sostegno a una scelta interventista di cui non si conoscono ancora i confini, a discapito di un’iniziativa diplomatica che potrebbe fermare l’invasione dell’Ucraina e avviare la costruzione di un nuovo ordine per la sicurezza in Europa.

La piazza fiorentina raccoltasi sotto lo slogan “Insorgiamo” (coniato dai partigiani fiorentini nel 1944 e adottato dagli operai Gkn) è stata pressoché ignorata dai mezzi d’informazione nazionali e al momento relegata fra gli eventi “minori”, ma potrebbe rivelarsi un seme capace di germogliare, se “l’assillo di che cosa facciamo da domani in poi” sarà condiviso e tradotto al più presto in pensiero e azione civile e politica. L’uno e l’altra, in questi giorni bui, sono i grandi assenti dell’esausta democrazia italiana. 

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