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L’Italia continua a esportare armi a Israele. Il caso delle forniture per i caccia

Un'incursione dell'esercito israeliano nella Striscia di Gaza nel marzo 2024 © IDF/GPO/SIPA / Ipa-Agency.Net / Fotogramma

Nel solo mese di dicembre del 2023, nel pieno dei bombardamenti da parte di Tel Aviv sulla Striscia di Gaza, l’export italiano di “Armi e munizioni” ha toccato quota 1,3 milioni di euro. I nuovi dati Istat smentiscono ancora una volta il governo e gettano una luce sinistra anche su altre tipologie di esportazioni legate a velivoli militari

Nell’ultimo trimestre del 2023 l’Italia ha esportato “Armi e munizioni” verso Israele per un valore pari a 2,1 milioni di euro. Solo a dicembre, ormai nel pieno dei bombardamenti da parte dell’esercito e dell’aeronautica militare israeliani sulla Striscia di Gaza, con catastrofiche conseguenze per la popolazione civile, l’export italiano ha toccato quota 1,3 milioni di euro, facendo segnare così il picco del periodo (contro i 233.025 euro di ottobre e i 584.511 di novembre).

Le nuove Statistiche del commercio estero aggiornate a metà marzo 2024 dall’Istat smentiscono ancora una volta il Governo Meloni e le sue rassicurazioni pubbliche circa un blocco totale operato nei confronti delle esportazioni di armi e munizioni verso Tel Aviv. E rendono ancora più assordante il silenzio opposto alle nostre istanze di accesso civico da parte dell’Autorità nazionale Uama (l’Unità per le autorizzazioni dei materiali di armamento) in seno al ministero degli Esteri -lo stesso che in queste ore assicura iniziative umanitarie a favore della popolazione di Gaza- in merito ai dati reali dell’export militare e al presunto decreto di sospensione della vendita di armamenti a un esercito in guerra.

Ma i dati dell’Istituto nazionale di statistica fanno di più: gettano una luce sinistra anche su altre tipologie di esportazioni, in particolare su componenti per velivoli ad uso militare partiti dalla provincia di Varese, dove ha sede la Alenia Aermacchi (gruppo Leonardo).

Andiamo per gradi. I numeri pubblicati il 12 marzo dall’Istat sono relativi al mese di dicembre 2023, una tessera importante che ancora mancava e che permette di completare il mosaico dell’anno trascorso e tracciare un bilancio dell’export di “Armi e munizioni” italiane verso Israele. Questo bilancio ci dice che nel 2023 il nostro Paese ha esportato “Armi e munizioni” verso Israele per un valore complessivo di 13.707.376 euro, in diminuzione rispetto al 2022, quando fu di 17.938.156 euro (in entrambi gli anni le importazioni hanno sopravanzato le esportazioni). Il territorio principalmente interessato dai flussi in uscita (con oltre nove milioni di euro) è stata la provincia di Roma, data la presenza di numerose società operanti nel comparto.

 

A dicembre, come detto, l’export di “Armi e munizioni” è cresciuto rispetto ai due mesi precedenti a 1,3 milioni di euro, più del triplo del dicembre dell’anno precedente. Di questi, 373.821 euro fanno riferimento ad “Armi, munizioni e loro parti ed accessori” non militari, e perciò non “oscurate” dall’Istat. Ciò significa che quasi un milione di euro dell’esportato a fine anno dall’Italia verso Tel Aviv -la differenza tra la cifra complessiva e i materiali “in chiaro”- ha riguardato proprio armi e munizioni ad uso militare.

Da segnalare inoltre che dei poco più di 373mila euro non “oscurati”, 280.641 euro fanno riferimento alla categoria merceologica (non militare) di “Bombe, granate, siluri, mine, missili, cartucce ed altre munizioni e proiettili, e loro parti, inclusi i pallettoni, i pallini da caccia e le borre per cartucce”. Materiale delicatissimo, a Gaza così come nella Cisgiordania occupata, teatro, non da oggi e non dal 7 ottobre, di aggressioni armate da parte dei coloni ai danni dei palestinesi.

Ma da dove sono partite le “Armi e munizioni” nel quarto trimestre 2023? Secondo l’Istat la prima provincia italiana è Lecco, dove ha sede la fabbrica Fiocchi munizioni, con 1.011.510 euro, seguita da Brescia, territorio della Fabbrica d’armi Beretta (ma non solo), con 749.277, e poi da Roma (sede di numerose aziende) con 351.426 euro, e infine da Genova, con 14.313 euro.

Si diceva della luce sinistra che i nuovi dati dell’Istat gettano sul ruolo dell’Italia anche in merito a possibili forniture per velivoli ad uso militare. Giorgio Beretta, analista esperto dell’Osservatorio permanente sulle armi leggere (Opal), invita a soffermarsi su un dato estremamente significativo che emerge dall’aggiornamento Istat: “Nella categoria merceologica ‘Aeromobili, veicoli spaziali e relativi dispositivi’ da ottobre a dicembre 2023 risultano esportati a Israele 14.800.221 euro di materiali, di cui 8.795.408 euro, oltre la metà, da Varese. Provincia nella quale ha sede Alenia Aermacchi del gruppo Leonardo, azienda produttrice dei 30 aerei addestratori militari M-346, selezionati dal ministero della Difesa di Israele nel febbraio del 2012 e poi acquistati ed esportati per addestrare i piloti della Israeli Air Force. Quella che sta attualmente bombardando la Striscia di Gaza”.

Dal sito di Leonardo

Quanti mesi e quanti morti -già oltre 30mila, per non parlare dei 71mila feriti- si dovranno attendere ancora per avere una risposta dal governo italiano, preferibilmente in Parlamento e non sui social o attraverso interviste-non interviste, rispetto alle forniture di armi e munizioni a Israele dopo il 7 ottobre?

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