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Ambiente / Approfondimento

L’industria dello sci e la sorte del Lago Bianco nel Parco nazionale dello Stelvio

I lavori in prossimità del Lago Bianco. Autunno 2023 © Matteo Lanciani

Per innevare il comprensorio sciistico di Santa Caterina Valfurva (SO) sono stati interrati centinaia di metri di tubature per raggiungere la riserva d’acqua di origine glaciale. Un hotspot dall’estrema rilevanza per la biodiversità situato in territorio protetto. La protesta di comitati e associazioni e il ruolo delle amministrazioni locali

Con lo scopo di produrre neve artificiale nel comprensorio sciistico di Santa Caterina Valfurva (SO), e prelevare acqua a più di 2.600 metri di quota, nell’estate 2023 sono stati eseguiti importanti scavi in prossimità del Lago Bianco, una riserva d’acqua di origine glaciale collocata all’interno del Parco nazionale dello Stelvio, della Riserva naturale statale Tresero-Dosso del Vallone e del sito Natura 2000-Zps IT20400044 “Parco dello Stelvio”.

I lavori finora eseguiti nel territorio protetto hanno destato non poche preoccupazioni, tant’è che nel novembre 2023 i referenti del “Comitato salviamo il Lago Bianco”, dell’associazione Club alpino italiano (Cai) Lombardia, di Mountain wilderness Italia Aps, del “Comitato civico ambiente di Merate” e del “Comitato attuare la costituzione” brianzolo, rappresentati dal loro legale, hanno inviato al Parlamento europeo una petizione per chiedere di fare luce sui possibili impatti ambientali delle attività svolte e sulla probabile incongruenza del progetto con la normativa comunitaria. La risposta è arrivata il 18 marzo scorso con la decisione della Commissione europea di tenere aperta la petizione.

Ma facciamo un passo indietro. Nel 2005, per organizzare i campionati mondiali di sci alpino di Bormio e appunto Santa Caterina Valfurva, vengono abbattuti circa 2.500 alberi all’interno della Zona di protezione speciale (Zps) “Parco dello Stelvio”, sito tutelato dalla normativa comunitaria e pressoché coincidente con la parte lombarda del Parco nazionale dello Stelvio (le funzioni amministrative del Parco sono divise, per territorio di competenza, tra le Province autonome di Trento e Bolzano e la Regione Lombardia). Per aver pregiudicato l’integrità della Zps attraverso l’allargamento delle piste, l’Italia viene condannata dalla Corte di giustizia europea e successivamente viene istituita la Riserva naturale statale Tresero-Dosso del Vallon a titolo di “compensazione” dei danni.

Tuttavia nel 2016, sempre nella stessa Zps, ora anche Riserva statale oltre che Parco nazionale dello Stelvio, viene approvato il progetto di “riqualificazione e potenziamento dell’impianto di innevamento artificiale della pista di fondo a Valfurva”. L’obiettivo dichiarato è migliorare il manto nevoso della pista e consentire l’apertura anticipata degli impianti, indipendentemente dalle nevicate, attraverso l’interramento di centinaia di metri di condotte di distribuzione e due prese d’acqua, di cui una in prossimità proprio del Lago Bianco. Per tale progetto l’importo finanziato ammonta a 500mila euro e l’impresa esecutrice dei lavori è la Sci Santa Caterina impianti Spa, anche società committente dei lavori.

© Matteo Lanciani

Il Lago Bianco deve il suo nome alla tinta lattiginosa delle acque provenienti dal ghiacciaio della Sforzellina, è caratterizzato da un ambiente talmente unico che la specie Cosmarium alpigenum var. gaviense, una microalga e importante indicatore biologico, è stata descritta per la prima volta proprio per questo lago (Dell’Uomo, 1980). A sottolineare l’importanza dell’ecologia lacustre anche la pubblicazione “Quaderni del Parco nazionale dello Stelvio”, edizioni del ministero dell’Agricoltura e delle foreste (Bormio, 1980), dove si legge che “l’interesse che ambienti alpini come il Lago Bianco offrono alla ricerca limnologica si basa soprattutto sull’estrema labilità della loro fisionomia che, in quanto tale, è più facilmente soggetta a modificazioni, anche profonde, in tempi brevi. E tale è appunto uno degli scopi istitutivi dei Parchi, in cui ogni aspetto dell’ambiente minerale, vegetale e animale deve essere mantenuto il più possibile integro. In un Parco l’uomo è ospite e non padrone”.

Questa la teoria. Nella pratica però tra l’estate e l’autunno 2023 sulle sponde del lago sono stati svolti lavori dall’impatto evidente. “Abbiamo assistito a trivellazioni, uso di schiume, olii e scarichi abusivi”, spiega il referente del “Comitato salviamo il Lago Bianco”, Matteo Lanciani (di cui riportiamo alcuni scatti in questo articolo), ricordando che il lago è già sottoposto a un’altissima pressione antropica per il traffico stagionale lungo il vicino Passo Gavia, oltre che climatica, tant’è che il ghiacciaio sovrastante sta regredendo a un miscuglio di ghiaccio e roccia.

“È inconcepibile che all’interno di un territorio protetto, si possa permettere un progetto di tale entità, per il quale sono stati fatti anche errori di realizzazione (il tubo di captazione dell’acqua che doveva infilarsi nel fondale del lago è affiorato in superficie, ndr) -continua Lanciani-. Il blocco momentaneo dei lavori è arrivato solo nell’ottobre 2023 in seguito a una nostra segnalazione circa uno scarico di reflui non autorizzato. Non avendo trovato supporto da parte delle istituzioni italiane, ci rincuora la recente decisione della Commissione europea di tenere aperta la petizione ed effettuare delle verifiche”.

© Matteo Lanciani

I comitati e le associazioni, in parallelo con l’Osservatorio sul Parco nazionale dello Stelvio (realtà composta dalle maggiori associazioni italiane di protezione ambientale), hanno anche recapitato ai soggetti interessati due diffide, rimarcando varie fragilità progettuali e l’assenza di apposite valutazioni sugli effetti ecologici dovuti all’immissione dell’acqua del torrente Gavia nel Lago Bianco per permetterne la ricarica. Vale la pena ricordare, inoltre, che l’articolo 19 della proposta di regolamento della Riserva Tresero-Dosso del Vallon vieterebbe qualsiasi tipo di manomissione dei ghiacciai e di utilizzo diretto delle acque di ghiacciaio e di nevaio e nuove captazioni e derivazioni di acque sorgive, fluenti e sotterranee e dei laghi naturali.

© Matteo Lanciani

Alla richiesta di commentare quanto in corso sulla realizzazione del progetto di innevamento artificiale, il direttore del settore lombardo del Parco nazionale dello Stelvio, Franco Claretti, ha fatto sapere ad Altreconomia di non essere preoccupato. Il sindaco di Valfurva, Luca Bellotti, ha dichiarato invece di non avere nulla da dire.

La tutela di un territorio naturale come questo sembra perciò dipendere quasi più dall’attenzione e dalla sensibilità dei cittadini che di quella degli enti preposti. “In molti ci stanno dimostrando la loro solidarietà e alle persone che si trovano a fronteggiare problemi simili dico di non arrendersi, perché non possiamo permetterci di aspettare lo Stato. Ragionare solo sullo sci vuol dire non pensare al futuro -conclude Lanciani-. Quando non ci sarà più neve, e non ci sarà modo di mantenere quella artificiale, cosa resterà a queste valli?”.

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