Una voce indipendente su economia, stili di vita, ambiente, cultura
Diritti / Opinioni

Le violenze alle frontiere europee sono la nuova regola

Il ministro dell'Interno polacco Maciej Duszczyk © Wikipedia

Nel 2023 più di 28mila persone sarebbero state respinte lungo i confini. Un dato largamente sottostimato che riguarda da vicino anche l’Italia. La rubrica di Gianfranco Schiavone

Tratto da Altreconomia 268 — Marzo 2024

Il 6 febbraio 2024 è stata pubblicata l’ottava edizione del reportRespinti alle frontiere dell’Europa: una crisi continuamente ignorata” curato da Protecting rights at borders (Prab), una rete formata da associazioni europee (tra cui l’Associazione per gli studi giuridici sull’immigrazione, Asgi) che documenta quello che accade lungo le frontiere europee. I dati sono impietosi: nel 2023 sono stati 28.609 i migranti che hanno subito respingimenti e violazioni dei diritti umani, di cui oltre 8.400 solo negli ultimi quattro mesi dell’anno.

Numeri largamente sottostimati per l’impossibilità di avere un contatto diretto con i testimoni (anche a causa delle difficoltà nell’accedere a molte aree di confine) che non sempre sono disponibili a raccontare quanto loro accaduto per timore di ritorsioni o per la semplice mancanza di tempo. Molti migranti, infatti, vogliono solo allontanarsi il più rapidamente possibile dalle aree di confine, raggiungere la propria destinazione e lasciarsi alle spalle quanto accaduto.

Risulta quindi impossibile stimare il numero effettivo dei respingimenti illegali e delle diverse forme di violenza che vengono commesse alle frontiere europee, ma sicuramente è molto maggiore rispetto a quello registrato dal rapporto.

“Oltre il 70% degli intervistati che hanno riferito di essere stati respinti erano maschi adulti e il 16% erano minori -si legge nel report-. Sono state raccolte numerose segnalazioni di violenze e trattamenti degradanti, in particolare su incidenti avvenuti in Bielorussia, Bosnia ed Erzegovina, Lituania e Polonia”.

Per ciò che riguarda l’Italia, la situazione più grave è senza dubbio quella che interessa l’area di frontiera con la Francia. Il rapporto censisce il “respingimento di 3.180 persone nelle aree di Oulx e Ventimiglia (nel Nord-Ovest del Paese). Particolarmente preoccupante è la presenza di 737 bambini e ragazzi, di cui 519 minori non accompagnati”.

Sono 3.180 i migranti che sono stati respinti al confine tra Italia e Francia nel 2023 (Protecting rights at borders)

Quello che più sconcerta è il fatto che le azioni illegali e violente ai confini europei si siano in un certo senso cronicizzate nel corso degli ultimi anni, divenendo una sorta di sfondo quotidiano che non sembra suscitare neppure più reazioni di sdegno. Questo evidenzia il livello di pericolosità dei processi di affievolimento dello Stato di diritto e la difficoltà, con il passare del tempo, di invertire la direzione.

È la Polonia a fornire un esempio particolarmente chiaro in tal senso. In un articolo pubblicato sul quotidiano online OKO.press la giornalista Magdalena Chrzczonowicz ha evidenziato come, nonostante diverse sentenze dei tribunali polacchi abbiano condannato il governo per i respingimenti illegali attuati verso la Bielorussia, il 3 gennaio 2024 il nuovo premier Donald Tusk abbia dichiarato che “non esiste un consenso legale per i cosiddetti respingimenti perché si tratta di un’attività illegale. Ma esiste un confine tra ciò che è un’azione necessaria della guardia di frontiera per impedire alle persone di attraversare il nostro confine se non hanno l’autorità per farlo e azioni che molti considerano brutali o illegali”.

Espressioni del tutto ambigue rese più esplicite dalle parallele dichiarazioni del sottosegretario al ministero dell’Interno Maciej Duszczyk secondo cui “non è possibile che la guardia di frontiera possa semplicemente abbandonare i respingimenti dall’oggi al domani. La Bielorussia lo userebbe immediatamente contro di noi”. Il nuovo governo polacco ammette, come d’altronde confermato da tutti i rapporti internazionali sul tema, che i respingimenti illegali e le violenze continuano. Il limite di ciò che viene riconosciuto come inaccettabile violazione dei diritti umani si è dunque già spostato, non nell’astrattezza della norma ma nella sostanza delle cose.

Gianfranco Schiavone è studioso di migrazioni. Già componente del direttivo dell’Asgi, è presidente del Consorzio italiano di solidarietà-Ufficio rifugiati onlus di Trieste

© riproduzione riservata

Newsletter

Iscriviti alla newsletter di Altreconomia per non perderti le nostre inchieste, le novità editoriali e gli eventi.


© 2024 Altra Economia soc. coop. impresa sociale Tutti i diritti riservati