Diritti / Approfondimento

L’apartheid dei vaccini contro il Covid-19 nei Paesi a basso reddito

Nel continente africano solo l’8% della popolazione ha completato l’iter vaccinale, 103 milioni di individui su 1,3 miliardi. “Una carestia e un apartheid dei vaccini”, denunciano le Nazioni Unite

© Mat Napo - Unsplash

In Africa l’accesso ineguale al vaccino contro il Covid-19 si può contare. Alla metà di dicembre solo l’8% della popolazione ha completato l’iter vaccinale, rileva l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms). Sono 103 milioni di donne e uomini in un continente dove vivono 1,3 miliardi di persone. I Paesi dell’area sub-sahariana hanno ricevuto dosi sufficienti a vaccinare il 12,8% della popolazione, un individuo ogni otto, secondo i dati analizzati dalla People’s Vaccine Alliance, rete di organizzazioni umanitarie per il diritto alla salute.

Stando a una ricerca dell’Oms pubblicata a novembre, in Africa solo un operatore sanitario su quattro è stato completamente vaccinato. “Garantire un accesso equo al vaccino contro il Covid-19 è lo strumento più veloce per fermare la pandemia”, ha dichiarato a dicembre Achim Steiner, amministratore del programma per lo sviluppo delle Nazioni Unite (Undp) riportato dall’agenzia stampa Inter Press Service. “C’è urgente bisogno della cooperazione tra chi produce i vaccini e i Paesi che hanno già raggiunto un alto tasso di vaccinazione per affrontare la grave carenza nelle forniture”, ha aggiunto. Una “carestia e un apartheid dei vaccini” che secondo la Banca mondiale sta avendo impatti ingenti sull’economia dei Paesi africani: questi ritardi causerebbero almeno 14 miliardi di dollari di perdite ogni mese. Una situazione che rischia di compromettere, secondo l’Onu, decenni di sforzi per consolidare le economie locali “negando lo sviluppo”.

Le limitazioni e i ritardi nell’accesso al vaccino non sono limitate all’Africa. Secondo le stime pubblicate sulla piattaforma Our world in data dell’Università di Oxford, il 73% delle iniezioni è avvenuto nei Paesi ad alto e medio reddito, mentre solo lo 0,8% delle dosi è stato somministrato in quelli a basso reddito. Al 16 dicembre 2021, 24,25 milioni di persone in 27 Paesi classificati come “economie a basso reddito” dalla Banca mondiale sono state pienamente vaccinate. In Italia al 19 dicembre sono state vaccinate con la seconda dose circa 46 milioni di persone.

Un divario tra Nord e Sud che ha conseguenze non solo sanitarie. “Il rifiuto delle aziende farmaceutiche di condividere scienza e tecnologia e la mancanza di azione da parte dei Paesi ricchi, per garantire l’accesso ai vaccini a livello globale, hanno generato le condizioni ideali per la diffusione di nuove varianti come Omicron”, hanno dichiarato Emergency e Oxfam in una nota congiunta pubblicata agli inizi di dicembre, a un anno dalla somministrazione della prima dose del vaccino Pfizer/BioNTech nel Regno Unito.

Di fronte a questo scenario, le due organizzazioni hanno lanciato un appello chiedendo l’approvazione immediata della sospensione alle norme sulla proprietà intellettuale per porre fine al “controllo monopolistico su vaccini, test e trattamenti Covid-19”. La proposta di sospendere i brevetti, lanciata alla fine del 2020 da India e Sudafrica, richiede una deroga agli accordi Trips per favorire a tutti l’accesso agli strumenti medici contro il Covid-19. L’articolo 13 dell’Agreement on Trade Related Aspects of Intellectual Property Rights, sottoscritto dai membri dell’Organizzazione mondiale del commercio, consente di concedere agli Stati licenze obbligatorie per la produzione di farmaci essenziali. Questo meccanismo rimuoverebbe le barriere legali e faciliterebbe la produzione nei Paesi a basso e medio reddito di strumenti medici.

Emergency e Oxfam chiedono inoltre il riconoscimento di tutti i vaccini come beni pubblici globali, comprese le nuove versioni che potranno essere progettate per combattere la variante Omicron, e la condivisione di mezzi e conoscenze con i produttori di tutto il mondo tramite l’Oms. “Omicron si è sviluppata perché non siamo riusciti a condurre una vera campagna di vaccinazione globale”, hanno dichiarato Sara Albiani, policy advisor sulla salute globale di Oxfam Italia, e Rossella Miccio, presidente di Emergency. “È un campanello d’allarme che non si può più non ascoltare, la vendita dei vaccini ha portato enormi profitti alle aziende farmaceutiche ma finché miliardi di persone continueranno a non essere immunizzate il virus continuerà a mutare”.

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