Interni / Opinioni

L’andamento della criminalità nel 2021

Sono aumentati i reati informatici e le intimidazioni verso amministratori locali e giornalisti. Cresce anche la violenza politica e sociale. I clan ne approfittano. La rubrica a cura di “Avviso Pubblico”

Tratto da Altreconomia 245 — Febbraio 2022
© Towfiqu Barbhuiya - Unsplash

Com’è tradizione, alla conclusione di ogni anno diverse istituzioni presentano un bilancio delle attività che hanno svolto nei dodici mesi precedenti. A fine dicembre, il ministero dell’Interno ha riportato i dati sull’andamento della criminalità in Italia nel 2021. Il capo della polizia, Lamberto Giannini, e il direttore centrale e vicedirettore generale della pubblica sicurezza, Vittorio Rizzi, hanno comunicato una serie di dati da cui emerge quanto segue: tra gennaio e novembre 2021 in Italia sono stati denunciati 1.849.253 reati, il 5,4% in più rispetto al 2020. Tra questi, anche a causa delle restrizioni imposte dalla pandemia e il conseguente aumento dell’uso del web, uno dei principali trend di crescita è stato registrato tra i reati informatici, saliti del 30,5%.

Emerge come il cybercrime sia cresciuto, soprattutto relativamente ai casi di adescamento e sfruttamento sessuale dei minori, ai fenomeni di sextortion e revenge porn così come a quelli di phishing, smishing e vishing (crimini informatici nei quali si usa un messaggio di testo sul telefono o un messaggio vocale per indurre il destinatario a mandare al cybercriminale informazioni private, ndr) nonché alle tecniche utilizzate per carpire illecitamente dati personali e bancari al fine di realizzare truffe. Sono aumentati anche gli omicidi: ne sono stati censiti 289 (+1,4%). Tra questi nel 49% delle situazioni verificatesi in ambito familiare, in 100 casi le vittime sono state donne, spesso assassinate dal partner attuale o dall’ex. Segno che conferma un aumento del livello della violenza dentro le mura domestiche.

Due focus particolari, che registrano una sensibile crescita, sono stati dedicati alle minacce rivolte agli amministratori locali e giornalisti. Rispetto agli amministratori locali, tra gennaio e settembre 2021 gli atti intimidatori registrati ufficialmente sono stati 541 (+16,9% rispetto allo stesso periodo del 2020) di cui 278 casi (51,4%) nei confronti di sindaci, anche metropolitani. Per quanto riguarda i giornalisti, invece, sempre nello stesso arco temporale sono stati censiti 156 atti intimidatori (+21% rispetto allo stesso periodo del 2020) di cui 74 casi (47%) consumati tramite social network. Qui si mescolano sia gli atti compiuti da esponenti o gruppi della criminalità organizzata in particolare quella di stampo mafioso -possiamo parlare di violenza criminale- sia quelli attuati da cittadini, singoli o in gruppo.

È accaduto di recente da parte dei “no vax” che sfogano la loro rabbia verso i politici più vicini al territorio e dei giornalisti che documentano quanto accade durante le manifestazioni di protesta. In questo caso possiamo catalogare la violenza come di tipo politico e sociale e ha già fatto emergere casi -come l’assalto alla sede della Cgil a Roma- in cui si è registrata una pericolosa connessione con esponenti di forze politiche di estrema destra. La pandemia non ha prodotto solo un aumento della violenza esercitata e percepita. Ha stimolato l’interesse delle mafie a sfruttare sia le condizioni di fragilità di tanti piccoli e medi imprenditori sia a cercare di accaparrarsi le risorse stanziate dai ristori statali e dai fondi del Pnrr.

Sono 156 gli atti di intimidazione e delle minacce subiti dai giornalisti in Italia nel corso del 2021, secondo i dati forniti dal ministero dell’Interno

A Napoli, come ha riportato Il Mattino ai primi di gennaio, nell’area Nord-occidentale i clan hanno iniziato una guerra a colpi di omicidi per mettere le mani sui futuri appalti finanziati dai fondi europei. Tante persone oneste di quel territorio vivono da troppo tempo nella paura di essere ferite o uccise e di non poter continuare liberamente le loro attività professionali. Una situazione intollerabile rispetto alla quale la politica nazionale deve battere celermente un colpo.

Pierpaolo Romani è coordinatore nazionale di “Avviso pubblico, enti locali e Regioni per la formazione civile contro le mafie”

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