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Amministratori sotto tiro: negli ultimi dieci anni un caso ogni venti ore

Sui sindaci e i rappresentanti locali si riversa la rabbia sociale. Il rapporto di Avviso pubblico. La rubrica di Avviso Pubblico

Tratto da Altreconomia 243 — Dicembre 2021
© Danilo Alvesd on Unsplash

“Sappiamo dove abiti”, “Sindaco devi morire”, “Bisogna mozzarti mani e piedi”, “Ti facciamo saltare in aria”. Non se la passano certamente bene diversi sindaci, assessori, consiglieri comunali e dipendenti pubblici nel nostro Paese. Negli ultimi dieci anni, secondo il rapporto “Amministratori sotto tiro” curato dall’associazione Avviso pubblico sono stati censiti 4.309 casi di minacce e intimidazioni. Una media di 36 al mese e di un caso ogni 20 ore. Questi dati drammatici sono stati esposti il 4 novembre 2021 alla presenza della ministra dell’Interno Luciana Lamorgese. Incendi di case e di auto, minacce verbali e telefonate minatorie, utilizzo di ordigni esplosivi, invio di proiettili, scritte offensive sui muri delle città, botte con bastoni e spranghe e, negli ultimi anni, un uso sempre più frequente e massiccio dei social network per screditare e minacciare pesantemente: sia direttamente gli amministratori locali e in alcuni casi anche i candidati alle elezioni; sia i loro collaboratori, familiari e parenti. 

Le regioni dove Avviso pubblico ha registrato il più alto numero di minacce e intimidazioni è stata la Sicilia con 726 casi, seguita da Calabria (663), Campania (634) e Puglia (532). Al quinto posto si situa la Sardegna (368) mentre la prima Regione del Nord Italia è la Lombardia con 233 casi. Tutte le province italiane hanno fatto registrare almeno un atto intimidatorio nei confronti di un amministratore o di una amministratrice locale negli ultimi dieci anni. La triste classifica è capeggiata dalla provincia di Napoli con oltre 200 atti di minaccia, seguita da Cosenza e Reggio Calabria. Solo nel 2020 Avviso pubblico ha censito 465 casi con una media di nove intimidazioni a settimana.

Nessuna Regione è esclusa da questi fenomeni che, tuttavia, sono distribuiti in modo diverso sul territorio. Il 57,5% dei fatti si è verificato nel Mezzogiorno. Il restante 42,5% nel Centro-Nord dove, tra l’altro, si registra un aumento del 3,5% dell’incidenza sul totale dei casi rispetto al 2019. Nel Nord-Est i casi censiti di minacce e intimidazioni sono passati da 59 a 68, facendo registrare un aumento del 15%. In questa macroarea geografica è il Veneto a farla da padrone. 

Un caso su tre di minaccia e intimidazione non ha una matrice criminale. La pandemia ha purtroppo accentuato le disuguaglianze e la povertà già esistenti in precedenza, e questa situazione ha inasprito e diffuso la rabbia sociale, in particolare verso le misure di contenimento e le restrizioni deliberate dal governo oppure verso una scelta amministrativa non gradita. Insieme al disagio sociale, alcune intimidazioni hanno una matrice che si può definire di estremismo politico.

4.309: È il numero dei casi di minacce e intimidazioni contro gli amministratori locali registrato negli ultimi dieci anni dall’associazione Avviso pubblico.

“L’intimidazione contro un sindaco -ha dichiarato Lamorgese- non solo è un’offesa alla comunità, ma è anche una lesione dei valori alla base del vivere civile, del principio democratico”. La ministra ha quindi invitato gli amministratori “a denunciare gli episodi per erodere la cosiddetta ‘cifra oscura’: noi dobbiamo conoscere per poter intervenire”. Anche il presidente Mattarella il 9 novembre 2021 all’assemblea dell’Associazione nazionale comuni italiani (Anci) ha ammonito: “Il ruolo delicato e centrale di sindaci e amministratori di ogni Regione attira purtroppo, talvolta, minacce che con preoccupante frequenza provengono da ambienti malavitosi e da violenti. Queste minacce a chi con impegno serve la propria comunità costituiscono un’aggressione alla nostra democrazia e vanno severamente contrastate”.

Pierpaolo Romani è coordinatore nazionale di “Avviso pubblico, enti locali e Regioni per la formazione civile contro le mafie”

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