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La crisi della vergogna: il ritorno della sifilide

Nel 2020 l’Oms ha registrato 7,1 milioni di casi nella fascia d’età 15-49 anni: un segnale d’allarme sulla crisi dei sistemi sanitari di tutto il mondo. La rubrica di Nicoletta Dentico

Tratto da Altreconomia 266 — Gennaio 2024
© unsplash

Sono da poco trascorsi quarant’anni -era il primo dicembre 1983- dall’identificazione del virus dell’immunodeficienza umana (Hiv) e occorre prendere atto che la memoria collettiva su questo patogeno è sbiadita in fretta. La stessa considerazione vale per una malattia piuttosto sconosciuta, la sifilide: ai più sembra consegnata alla storia, ma secondo l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) è la terza infezione a trasmissione sessuale (Its) più diffusa al mondo dopo clamidia e gonorrea.

Causata dal batterio “Treponema pallidum”, la sifilide ha fatto la propria comparsa verso la fine del 1400 e si è guadagnata una certa reputazione letteraria come “mal francese”. Il forte incremento dei contagi negli ultimi anni ha destato preoccupazione su scala globale. Nel 2020, l’Oms ha registrato 7,1 milioni di casi nella fascia d’età tra i 15 e i 49 anni, con indici di prevalenza in Canada (le infezioni sono aumentate del 389% in dieci anni), Stati Uniti, Australia, Brasile e Regno Unito, dove nel 2022 si è registrato il picco di contagi più alto dal secondo dopoguerra.

Le casistiche di contagio variano da Paese a Paese. In Giappone, uno studio del 2019 ha collegato l’aumento della sifilide all’utilizzo di app di dating per l’organizzazione di incontri sessuali non protetti con prostitute non abituate ai controlli medici. In Brasile, i tassi più elevati di infezione si riscontrano tra le donne a bassa scolarizzazione, poco informate sugli screening di prevenzione.

Questa infezione pareva quasi debellata vent’anni fa in America, ma la recrudescenza delle malattie a trasmissione sessuale (una tendenza che precede la pandemia da Covid-19) ha prodotto uno sviluppo assai tragico negli Stati Uniti. A novembre 2023 il Centre for disease control and prevention (Cdc) ha riportato oltre 3.700 casi di sifilide congenita nel 2022, undici volte in più di quelli registrati nel decennio precedente. La trasmissione di questa malattia, infatti, avviene anche a mezzo transplacentare durante la gestazione e il parto (si parla di sifilide congenita) e l’infezione contratta in questo modo può determinare aborto, morte neonatale, parto prematuro di neonati di basso peso o affetti da malattia generalizzata con danni al sistema nervoso, sordità, malformazioni ossee.

Nel 2022 sono stati 231 i morti prima del parto e 51 quelli deceduti alla nascita: il 90% delle infezioni si sarebbe potuto prevenire se le madri avessero avuto accesso in tempo a test e terapie. Una circostanza che testimonia la robusta inefficienza del sistema sanitario americano. “Un singolo caso di sifilide congenita segnala un’importante crepa della nostra infrastruttura pubblica. Noi ne abbiamo avuti 3.700”, ha commentato Laura Bachmann, direttrice del Dipartimento di malattie sessualmente trasmissibili del Cdc.

I casi di sifilide registrati negli Stati Uniti nel 2021 sono stati 177mila (+74% rispetto al 2017). Tra le donne in età riproduttiva, le diagnosi sono aumentate del 17,2% tra il 2021 e il 2022. (Fonte: Centre for disease control and prevention, 2023)

Le strutture pubbliche di prevenzione sono state praticamente smantellate, le squadre di infermieri e specialisti che si occupavano di fare i test alle donne in gravidanza, magari raggiungendole a casa, non esistono più. E mentre i tagli alle spese sanitarie producono i loro inevitabili effetti -esasperando le sperequazioni sociali e le aspettative di vita- il paradosso risulta più insoffribile in un Paese ricco di capitali come gli Stati Uniti, sempre prontamente investiti in produzioni belliche.

La ripresa della sifilide congenita è un evento sentinella che la dice lunga sul collasso dei sistemi sanitari in Occidente. Non a caso il rapporto del Cdc la definisce la “crisi della vergogna”. Avremmo dovuto impegnarci nel welfare, dopo la pandemia, e invece la guerra è divenuta la nostra priorità.

Nicoletta Dentico è giornalista ed esperta di diritto alla salute. Già direttrice di Medici senza frontiere, dirige il programma di salute globale di Society for International Development

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