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Ambiente / Attualità

Italia e Ungheria bloccano la legge europea per il ripristino della natura

© marco-canepa-Unsplash

Proprio in occasione della Giornata mondiale dell’acqua, il 22 marzo, il Governo Meloni ha votato contro la “Nature restoration law”, rinviandone così l’incerta approvazione. Per il Centro italiano per la riqualificazione fluviale si tratta di una mossa puramente elettorale che compromette la tutela della biodiversità

Il ministro per l’Ambiente e la sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin ha celebrato la giornata mondiale dell’acqua regalando all’Italia lo stop alla più importane normativa europea in termini di tutela delle acque e della natura degli ultimi 20 anni. Proprio il 22 marzo, infatti, è stato annunciato che il voto conclusivo sul regolamento per il ripristino della natura (la cosiddetta “Nature restoration law”) non sarebbe avvenuto, come previsto, il 25 marzo, durante la riunione del Consiglio europeo ambiente, ma sarà rimandato a “data da destinarsi”.

Un passo indietro rispetto al novembre 2023, quando gli Stati membri erano giunti a un accordo sulla Nature restoration law, al termine di un difficile processo di negoziazione che aveva portato a un indebolimento del testo inziale per accontentare le richieste del mondo agricolo e dei suoi rappresentanti di categoria. La legge, che impone il ripristino del 20% degli habitat terrestri e marittimi in Europa entro il 2030, godeva di un ampio sostegno da parte dei cittadini europei, di 19 Stati membri, di aziende e Ong, alcune di queste riunite nella coalizione #RestoreNature. Ma la Nature restoration law, considerata una delle basi del Green deal europeo, è stata bloccata all’ultimo minuto. Secondo i promotori, la legge è stata bloccata da una decisione politica basata su speculazioni puramente elettorali, in vista delle europee di giugno.

“Apprendiamo con grande delusione l’ennesima mossa miope del governo italiano, che dopo essersi dimostrato uno dei più arretrati d’Europa nella gestione dei corsi d’acqua, ora, solo per fini elettorali, fa da spalla all’Ungheria di Viktor Orbán affossando una norma fondamentale per il futuro di tutti i cittadini italiani e perdendo l’ennesima occasione di metterci al passo con i Paesi più lungimiranti nell’adattamento al cambiamento climatico”, commenta  a caldo Andrea Goltara, direttore del Centro italiano per la riqualificazione fluviale (Cirf), che fa parte della coalizione #RestoreNature.

Oltre alla rappresentanza italiana, a tirarsi indietro è stata anche l’Ungheria nonostante avesse appoggiato la legge durante la votazione al Parlamento europeo a febbraio 2024. Questa decisione, avvenuta durante la riunione degli ambasciatori dell’Unione europea del 22 marzo, ha portato a un mancato raggiungimento della maggioranza. La legge, l’atto legislativo più significativo in materia di natura nell’Ue dagli anni Novanta, pensato per mitigare siccità e alluvioni restituendo spazio ai corsi d’acqua, ripristinando i naturali processi di ricarica delle falde e gli ecosistemi degradati nonché tutelando la salute dei suoli, si trova ora ad affrontare un futuro incerto e un potenziale passo indietro rispetto all’impegno dichiarato dell’Europa per la conservazione della biodiversità e la mitigazione dei cambiamenti climatici.

“La coalizione di Ong #RestoreNature condanna tutti gli Stati membri che non sostengono la legge, dimostrando una profonda incapacità di comprendere la drammatica situazione in cui ci troviamo e ciò che significa per i diritti dei cittadini -conclude il Cirf-. La salute delle acque e dell’ambiente in cui viviamo, di tutti gli ecosistemi e della biodiversità, noi inclusi, per il Governo italiano evidentemente non è una priorità”.

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