Cultura e scienza / Attualità

Il successo degli “InBook”, i libri per tutti

Usati inizialmente negli ambulatori di neuropsichiatria infantile, oggi i libri in simboli si trovano all’interno di molte biblioteche lombarde. E anche alcune case editrici si affacciano a questo mondo. Per dare a tutti i bambini il piacere della lettura

“In” sta per inclusione. Mentre “book” non ha bisogno di traduzioni. A prima vista sono libri illustrati per bambini come tanti altri, ma sfogliandoli si notano dei quadratini affiancati alle parole. All’interno ci sono simboli, oggetti, parti del corpo, animali. Sono libri creati su misura per quei bambini che hanno una disabilità cognitiva o che problemi di comunicazione. E che da qualche tempo stanno riscuotendo un grande successo, diventando così libri per tutti.

“Il termine InBook è stato coniato dal Centro sovrazonale di comunicazione aumentativa, uno dei pochi centri di riferimento pubblici in Italia per le attività cliniche in Comunicazione aumentativa e alternativa -spiega Antonio Bianchi, uno dei referenti del Centro-. Il termine ha avuto molto successo ed è diventato così sinonimo di libri in simboli, che in realtà è un insieme molto ampio che offre modelli diversi, tra cui appunto il nostro”.  Gli InBook, infatti, hanno un format preciso che deve rispettare regole ben definite come la riquadratura delle icone o il fatto di rispettare fedelmente la narrazione del libro originale evitando di banalizzarla. Anche articoli e preposizioni vengono tradotte e per ciascuna c’è un apposito simbolo.

Un modello che si è sviluppato nel tempo, dal confronto continuo tra logopedisti, psicologi, neuropsichiatri, genitori, insegnanti e grafici. E che, come una lingua viva, si modifica e si evolve costantemente. “Abbiamo voluto che questo modello fosse reso disponibile a tutti -spiega Bianchi-. Per questo non lo abbiamo messo sotto copyright”.

I libri InBook hanno trovato il loro habitat naturale nelle biblioteche pubbliche. La prima a dedicare una sezione a questi volumi, nel 2006, fu quella di Verdello (in provincia di Bergamo) seguita poco tempo dopo da quella di Brugherio (Milano) che dal 2010 coordina la rete delle biblioteche InBook. Attualmente le biblioteche che fanno parte della rete lombarda sono 27. “In tutta Italia siamo una quarantina, ma questo movimento sta crescendo e il prossimo anno potremmo arrivare anche a 70 -racconta Silvia d’Ambrosio, bibliotecaria a Brugherio e pioniera dei libri InBook-. C’è molto interesse dall’Emilia-Romagna, dal Piemonte e dalla Toscana”. Mentre i titoli a disposizione oscillano tra i 300 e i 350.

L’esperienza di Brugherio è nata una decina di anni fa dall’incontro con Antonella Costantino, in un momento in cui i libri in simboli erano da poco usciti dagli ambulatori dei neuropsichiatri. “Abbiamo iniziato a usarli più di 15 anni fa con i bambini che avevano gravi problemi di comunicazione: autismo, disabilità complesse, paralisi cerebrale. Bambini che non riuscivano a farsi capire con le parole e che non capivano le parole scritte”, spiega Antonella Costantino, neuropsichiatra e direttore dell’Unità operativa di neuropsichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza (Uonpia) del Policlinico di Milano.

“Il nostro incontro, favorito dalla sensibilità del Comune di Brugherio, ha stimolato l’avvio di questo progetto -spiega D’Ambrosio-. Non c’era richiesta di libri in simboli sul nostro territorio, ma avevamo capito che c’era un bisogno ancora inespresso”. Nel giro di pochi anni, infatti, la biblioteca di Brugherio è diventata il punto di riferimento per genitori e insegnanti di tutta la Regione. La rete ha continuato progressivamente a crescere e oggi prevede anche il prestito e lo scambio inter-bibliotecario in tutta Italia.

È bene poi precisare che  non c’è nessuna competizione tra le biblioteche e chi pubblica i libri di mestiere: “Le biblioteche non si sostituiscono alle case editrici, ma integrano l’offerta libraria con un prodotto che non c’è”, spiega Silvia d’Ambrosio. La procedura per realizzare i libri in simboli, dopo dieci anni di attività, è rodata: per prima cosa si sceglie il libro da tradurre e si chiedono le liberatorie alla casa editrice. Una volta ultimato il lavoro editoriale il libro viene stampato in un numero limitato di copie: “La nostra è una produzione artigianale di buona qualità: ci sono dei grafici che si dedicano all’impaginazione e il prodotto viene rilegato -spiega-. Ma i nostri libri si differenziano chiaramente da quelli editati”

Nascono così dei libri che servono a tutti, non solo ai bambini con disabilità di tipo cognitivo o problemi di comunicazione per cui sono stati originariamente pensati. Possono servire per facilitare il passaggio dalla lettura guidata alla lettura autonoma che i bambini affrontano nel passaggio alla scuola elementare. Sono utili ai piccoli stranieri che devono imparare l’italiano e persino nei centri diurni per persone con disabilità adulte. Grazie a questi libri intere fasce di lettori hanno trovato una risposta alle proprie esigenze.

“I libri InBook sono uno strumento di speciale normalità. Tutti i bambini li possono prendere in prestito, usarli assieme a prescindere dalle differenze e tutti ne traggono dei benefici –spiega Antonella Costantino-. Abbiamo visto importanti ricadute positive sia sull’interesse dei bambini per la lettura, sull’uso del linguaggio parlato. Ma anche una migliore capacità di includere i bambini con disabilità”.

E ora, anche diverse case editrici, piccole e grandi, si stanno avvicinando a questo mondo e pubblicano libi in simboli: Erickson, Storie Cucite, Uovonero sia con edizioni originali sia con la traduzione dei classici per l’infanzia. All’ultima edizione della “Bologna Children’s book fair” (la fiera del libro dell’infanzia di Bologna) Erickson ha presentato una nuova collana “I classici con la CAA” (Comunicazione aumentativa e alternativa, ndr) che comprende una versione del “Piccolo Principe” e di “Pinocchio” InBook. “In questi ultimi mesi c’è stato un numero consistente di pubblicazioni di libri in simboli -conclude Antonio Bianchi-. E anche noi stiamo lanciando nuovi progetti. Ad esempio, grazie al progetto Rete biblioteche InBook l’unione fa la forza vogliamo sperimentare la traduzione di libri per ragazzi adolescenti, con testi più complessi”.

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