Cultura e scienza / Approfondimento

Il patrimonio Unesco siciliano che vive grazie alle associazioni

Officine Culturali, Archeorama e SiciliAntica sono tre organizzazioni che si occupano di tutela, gestione e valorizzazione di monumenti e spazi espositivi. Mettendo a disposizione -anche a titolo volontario- le proprie competenze scientifiche

Tratto da Altreconomia 183 — Giugno 2016
Uno dei chiostri del monastero benedettino di San Nicolò l’Arena, a Catania: dal 2002 è parte della World Heritage List Unesco

Nel cuore di Catania, dopo aver percorso la salita di via Sangiuliano (celebre per uno dei momenti più sentiti della processione della patrona Sant’Agata), proseguendo per qualche centinaio di metri, si arriva in piazza Dante, dove si affaccia e domina l’imponente monastero di San Nicolò l’Arena, uno dei monumenti più significativi del capoluogo etneo. Un gioiello tardo barocco del ‘500 e uno dei complessi benedettini più grandi d’Europa, che per le sue bellezze architettoniche e per il suo valore storico è stato riconosciuto, nel 2002, Patrimonio mondiale dall’Unesco. Il complesso è oggi sede universitaria, ma anche uno scrigno di storia aperto e sempre più fruibile, grazie a Officine Culturali, associazione nata a Catania nel 2009 proprio con l’intento di valorizzare il sito. Si tratta di una organizzazione no profit che ha creduto nelle potenzialità del monastero, capace di raccontare il passato del territorio catanese, urbano ed extraurbano. “Per noi -dice il presidente Francesco Mannino- questa era una storia importantissima che valeva la pena rendere accessibile a tutti. Prima del 2010, anno di convenzione tra l’università e Officine Culturali, vi erano attività marginali con 500-1000 visitatori all’anno. Oggi sono 26mila”.

Nel caso specifico, dunque, la collaborazione fra un’istituzione e una realtà no profit ha prodotto un risultato positivo, con un incremento delle visite e pertanto della conoscenza del valore che il monumento conserva. L’attività dell’associazione, secondo Mannino, risponde a un presupposto irrinunciabile: “Credo che lo Stato dovrebbe occuparsi in prima persona di questo tipo di servizi. In questa fase, però, per una serie di motivi, non riesce sempre a tutelare e valorizzare il patrimonio culturale, e a volte delega ad altri. Questa delega è un atto delicatissimo, perché se lo Stato non ha chiaro che cosa sta affidando, a chi, sotto quali limiti, ma soprattutto con quali visioni e strategie, allora si corrono grandi rischi, in quanto tutto si riduce solo a una questione di mercato. Sarebbe pericoloso far passare l’idea di mettere in primo piano il profitto, considerando il patrimonio culturale un giacimento da sfruttare per creare nuove economie che permettano illusoriamente di superare la crisi”.
Oltre che al San Nicolò l’Arena, l’associazione è impegnata anche nella gestione e valorizzazione di altri siti, come il museo di archeologia che si trova all’interno di Palazzo Ingrassia, limitrofo al monastero; di recente, inoltre, Officine Culturali ha vinto una gara di appalto del Comune di Catania, insieme ad altre due strutture, tra cui una Srl (sorta dalla stessa associazione), per la gestione del bookshop del Castello Ursino.
Un’altra realtà no profit attiva in Sicilia è Archeorama, associazione culturale nata a Ramacca (CT) nel 2005 da un gruppo di archeologhe, con esperienza di studio, scavo e volontariato nel settore. L’associazione promuove e organizza eventi e percorsi didattici finalizzati a coinvolgere i giovani, attraverso laboratori, visite guidate e cicli di lezioni. Archeorama, racconta la presidentessa Laura Sapuppo, oltre ad essersi occupata del “riordino di archivi storici e biblioteche, della valorizzazione di un sentiero geo-naturalistico e dell’organizzazione di eventi culturali, partecipa alle attività scientifiche e gestisce i servizi aggiuntivi per il Parco e il Museo archeologico di Ramacca, grazie a una convezione con il Comune e la Soprintendenza di Catania”. Il rapporto positivo con le istituzioni ha permesso di valorizzare l’esperienza del museo civico locale, dove si svolge un’intensa attività scientifica soprattutto nel campo della preistoria e dell’indagine topografica del territorio calatino. Le difficoltà, tuttavia, non mancano: “Come tutti i musei civici soffriamo della mancanza di risorse in bilancio -continua Sapuppo-. Tutto il personale scientifico del Museo presta esclusivamente lavoro volontario”.

“Lo Stato non riesce sempre a tutelare e valorizzare il patrimonio culturale, e a volte delega ad altri. Questa delega è delicatissima, perché se lo Stato non ha chiaro che cosa sta a idando si corrono grandi rischi” (Francesco Mannino)

Volontariato è anche l’attività di un’altra associazione no profit, presente in tutta la regione con ben 46 sedi e quasi 700 soci: si tratta di SiciliAntica, nata nel 1996 al fine di occuparsi della tutela, valorizzazione e salvaguardia del patrimonio culturale siciliano, per renderlo fruibile alla collettività. “Operiamo a sostegno delle autorità competenti -afferma la presidentessa Simona Modeo-, nella convinzione che solo una fattiva collaborazione tra le istituzioni e le persone interessate alla valorizzazione del patrimonio culturale possa colmare le carenze esistenti”. SiciliAntica in venti anni ha svolto campagne di scavo in tutta l’isola; ha promosso lo studio e la conoscenza delle antiche testimonianze emerse dall’indagine archeologica, grazie all’organizzazione di convegni, conferenze, seminari e alla pubblicazione dei relativi atti; ha favorito lo sviluppo di itinerari per il turismo culturale, e si è impegnata nella tutela dell’ambiente. Sempre a titolo volontario: “Viviamo con le quote dei nostri soci -dice Modeo- e all’occorrenza cerchiamo qualche sponsor privato o il patrocinio di un ente locale, ma soltanto per piccole somme perché non vogliamo gestire budget cospicui”. L’attività è proficua: “Noi -continua la presidentessa di SiciliAntica- collaboriamo con tutte le istituzioni, e in particolare con l’assessorato ai Beni culturali e i suoi istituti periferici e con le amministrazioni comunali, ma non sempre si trovano dei funzionari ‘illuminati’ e disponibili ad accogliere proposte di collaborazione gratuita”.
L’associazione sta così pensando di proporre un disegno di legge regionale che permetta di valorizzare l’esperienza e il ruolo del volontariato culturale nelle attività di tutela e di emergenza. Il contesto siciliano nel quale si muovono queste tre realtà è caratterizzato dalla mancanza di infrastrutture (tanti luoghi sono difficilmente raggiungibili) e di congrue attività di informazione, oltre che dalla scarsa manutenzione e dalla complessa fruibilità di diversi siti. Molti dei quali rimangono chiusi o si trovano in stato di abbandono: ciò chiama spesso in causa il tema dell’intervento privato, a cui si ricorre per la manutenzione (quasi sempre volontaria, attraverso iniziative di pulizia dei siti o dei monumenti) e per l’organizzazione di eventi o per la gestione, in appalto, dei cosiddetti “servizi aggiuntivi”.

Le frequenti esperienze negative nel rapporto con il privato, come ad esempio la vicenda della Novamusa srl, condannata nel 2014 a un risarcimento di 19 milioni di euro nei confronti della Regione e di cinque comuni (Taormina, Siracusa, Castelvetrano, Calatafimi-Segesta e Marsala) sul cui territorio gestiva biglietteria e altri servizi, hanno rilanciato il dibattito sulla qualità delle esternalizzazioni e dei meccanismi di controllo. Spiega Dario Palermo, docente di archeologia classica presso l’Università di Catania: “Il privato, tende a concentrarsi esclusivamente su quei beni da cui potrebbe ricavare profitto. L’impresa privata, più che sulla manutenzione, preferisce intervenire dove c’è da maneggiare denaro, per esempio i servizi di biglietteria. Le esperienze virtuose sono ad oggi marginali. L’Italia sta dimenticando che la funzione di un museo non è quella di produrre reddito, ma cultura”.

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