Cultura e scienza

I valori di Iris

"Biologico, collettivo, solidale" racconta l’utopia concreta di Iris, la cooperativa che cura la terra, le persone, il mondo, conosciuta dai più per la sua pasta biologica da grano italiano "di filiera". Una specie di biografia collettiva, che di questa realtà -nata alla fine degli anni Settanta nel cremonese- analizza i principi fondativi (proprietà collettiva, prassi libertarie e relazioni di economia solidale), spiegando come il mutualismo sia realtà nel presente. In anteprima domenica 29 maggio alla Festa in cascina, a Calvatone (CR)

Prendersi cura del mondo in termini integrali (dalla terra alla politica delle decisioni, ovvero come si fanno le scelte), fare cose rivoluzionarie che si potrebbero anche definire utopie concrete attraverso una proprietà collettiva e con una prassi libertaria, questo è il modello Iris". A rendere Iris una realtà produttiva diversa dalle altre non sono solo l’agricoltura biologica e la trasformazione industriale del prodotto agricolo in modo ecologico, ma soprattutto è il fondamento valoriale rimasto intatto e la sua pratica sempre molto viva, che la diversifica oggi anche dalle grandi cooperative “sorelle”. 

 
In Iris i valori sono la mutualità, la libertà, l’amore per la terra, il rapporto privilegiato con il consumatore, tradotti in pratica attraverso l’auto-organizzazione e le scelte anti-autoritarie in ogni aspetto del lavoro, con la costante coerenza di riconfermarle e di rinnovarle nel tempo". 
 
Iris è un volàno per l’economia solidale, perché si concentra sul connubio tra agricoltura biologica e industria ecologica. Ecco perché occorre conoscere la rete che si è costituita attorno e che non è solo di carattere agricolo ma riguarda anche la produzione. Questa è la vera implementazione verso il domani dell’economia solidale, la creazione di reti integrate che si sostengono a vicenda. 
 
Roberto Mangiarotti primo socio finanziatore di Iris crede e pratica la sussistenza come radicale forma oppositiva all’attuale sistema: "Iris mi fa vedere che è possibile mantenere dei valori stando nel mercato -spiega-. Iris è dentro un sistema che è quello capitalistico del mercato ma non va in quella direzione, ed è la cosa migliore che si possa fare in una società che è basata sul profitto. Io finanzio questo progetto perché è la cosa migliore che ci sia oggi". 
 
Scrive Ferruccio Nilia nella prefazione: "Per evitare il dilemma della mongolfiera -cioè dover scegliere fra economia solidale territorializzata e mercato globale-, per IRIS e le tante iniziative analoghe di produzione di beni e servizi non basta la forza propulsiva interna delle origini e il loro forte ancoraggio ai principi e ai valori, ma occorre che l’ambiente in cui operano non sia solo costituito dal mercato concorrenziale, a favore del quale opera la stragrande maggioranza delle Istituzioni che lo sorreggono: gli Stati con le proprie leggi il sistema bancario, la formazione dell’economia mainstream, i mass-media. Per evitare la tentazione del mercato occorre che l’altra economia sia in grado di offrire una alternativa a Iris e alle sue sorelle. Un buon punto di partenza perché questa ipotesi possa avverarsi è rappresentato dalla vasta convergenza, almeno a parole, di tanti approcci teorici ed esperienziali. Parlo del riconoscimento che per uscire dalla gabbia del mercato globalizzato occorre riterritorializzare le economie, riportare la produzione dei beni necessari alla sussistenza (i cosiddetti beni primari) all’interno delle comunità, intese come rete di relazioni forti, solidali, fra i cittadini”.  
 
Brani tratti da "Introduzione. L’utopia è fatta per coltivare", "Capitolo 2. Solidarietà e mutualità", "Capitolo 3. Iris e il suo progetto integrale" del libro "Biologico, collettivo, solidale", di Monia Andreoni

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