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Crisi climatica / Approfondimento

I costi per la salute globale della dipendenza dai combustibili fossili

I ricercatori di Lancet Countdown lanciano l’appello in vista della conferenza sul clima di Dubai: i negoziatori dovranno prendere tutte le misure necessarie per ridurre le emissioni. Gli effetti sulla vita umana sono già enormi, soprattutto per i Paesi che hanno contribuito meno alle cause della crisi climatica

© Mike Newbry, unsplash

Continua ad aumentare il costo umano dei cambiamenti climatici. Gli impatti già in atto e i rischi in aumento stanno causando la perdita di un numero sempre più alto di vite e il peggioramento delle condizioni di salute in tutte le zone del mondo, con enormi differenze tra continenti. E le proiezioni per il futuro prospettano una minaccia crescente in caso di ulteriore ritardo nell’applicazione delle politiche climatiche.

In quarantanove pagine ricche di dati e analisi, il nuovo report del gruppo di ricerca Lancet Countdown delinea i dettagli dell’emergenza sanitaria causata dai cambiamenti climatici e propone di affrontarla attraverso “l’imperativo di una risposta incentrata sulla salute”.

“La crisi climatica è una crisi sanitaria -spiega ad Altreconomia Maria Walawender, ricercatrice su Cambiamenti climatici e salute di Lancet Countdown-. La comprensione di questi effetti concreti può trasformare i cambiamenti climatici da un problema distante a uno tangibile. Crediamo che dare priorità alle persone e sottolineare i co-benefici che l’azione per il clima offre all’ambiente, alla salute e alle economie possa cambiare la conversazione sul tema e spingere ad azioni salvavita”. Per sottolineare il forte nesso tra clima e salute, l’ottava edizione del report evidenzia fin dall’inizio i danni già provocati e i pochi progressi fatti nonostante gli avvertimenti lanciati nelle edizioni precedenti. Caldo estremo, inquinamento dell’aria, siccità, alluvioni, uragani e incendi provocano gravi conseguenze sulle persone e i territori che li subiscono. 

Le popolazioni sono infatti sempre più vulnerabili alle alte temperature. La mortalità collegata al caldo è aumentata dell’85% dagli anni Novanta del secolo scorso, per le persone che hanno più di 65 anni. In particolare, il caldo ha incrementato la mortalità in Africa, dal 2000 al 2005, e anche in Europa negli ultimi cinque anni (2017-2022). Temperature estreme sono sempre più diffuse: a livello globale, tra il 2018 e il 2022 le persone hanno sperimentato, in media, 86 giorni all’anno di temperature pericolose per la salute.

Anche l’inquinamento atmosferico provocato dalle emissioni dei combustibili fossili ha impatti in tutte le regioni del mondo. L’uso del carbone è stato responsabile di 560mila decessi nel 2020, provocati dalle emissioni di PM2.5. Nel 2020, il 77% delle morti legate alle particelle PM2.5 è avvenuto in Asia, dove l’uso del carbone è ancora elevato. L’Europa, nonostante una diminuzione del 36% della mortalità dal 2005, nel 2020 presentava ancora alti tassi di mortalità legati a questo particolato (69 decessi ogni 100mila).

La siccità invece minaccia le persone peggiorando direttamente la sicurezza alimentare. Nel 2021 ha messo a rischio 127 milioni di persone. Tra il 2013 e il 2022, sempre l’Africa è stata la regione più colpita da siccità, con il 64% della sua superficie interessata. Nella regione del Corno d’Africa alcune aree hanno sperimentato 12 mesi di siccità nel 2022, spingendo milioni di persone sull’orlo della carestia. E poi alluvioni, uragani e incendi sempre più frequenti hanno messo a rischio immediato le persone più vulnerabili portando alla morte di migliaia di individui durante gli questi eventi estremi.

Inoltre, i cambiamenti nella temperatura, nelle precipitazioni e nell’umidità dei territori modificano la diffusione di molte malattie trasmesse dalle zanzare. Il potenziale di trasmissione della dengue sta aumentando: nel periodo compreso tra il 1951 e il 1960 e tra il 2013 e il 2022, l’America Centrale e del Sud hanno registrato il maggiore aumento nella diffusione di vettori della dengue. Nel contempo, la lunghezza delle stagioni di trasmissione della malaria si è estesa in molte regioni. Inoltre, si stanno espandendo le zone geografiche dove le condizioni sono adatte alla diffusione di vettori che in precedenza erano confinati ai paesi tropicali più caldi, così alcune malattie infettive stanno migrando verso il Nord del mondo.

Il gruppo di ricercatori avverte che le previsioni per il futuro non sono positive. In un clima più caldo di due gradi, già a metà di questo secolo, si potrà verificare un aumento del 370% di morti collegati al caldo e un incremento di 525 milioni di persone in situazioni di moderata o grave insicurezza alimentare.

Riproduzione di Altreconomia su dati di Lancet Countdown

Questi impatti non sono uniformi in tutte le regioni del mondo e il report sottolinea le forti disuguaglianze che persistono. Le aree più interessate dai cambiamenti climatici, gli “hotspot climatici”, sono anche zone che affrontano gravi emergenze umanitarie e devono dunque affrontare crisi multiple. 

Il rapporto è stato lanciato a due settimane dalla conferenza delle Nazioni unite sui cambiamenti climatici, la Cop28, che si prepara a ospitare la prima Giornata della salute. Il messaggio lanciato ai delegati è chiaro e lo riassume così Maria Walawender: “Per proteggere veramente la salute è essenziale ridurre drasticamente e immediatamente le emissioni di gas serra, anche attraverso l’eliminazione graduale dei combustibili fossili. Qualsiasi proposta inferiore a questa rischia di diventare ‘healthwashing’ e trasformare l’enfasi sulla salute in parole vuote. Con la salute delle persone in tutto il mondo già colpita e in pericolo, se questa Cop non si impegna con tutte le azioni necessarie, non sarà affatto una vera ‘Cop della salute’”. 

Nonostante la crescente generazione di energia rinnovabile, i combustibili fossili persistono come fonte di energia principale. I ricercatori hanno calcolato che le strategie delle 20 maggiori compagnie petrolifere e del gas porteranno le emissioni a superare i livelli compatibili con gli obiettivi dell’Accordo di Parigi sul clima del 173% entro il 2040. Queste stesse compagnie hanno destinato solo il 4% dei loro investimenti alle energie rinnovabili nel 2022. A questo si aggiunge il tema dei sussidi ai combustibili fossili che -sottolinea il report– rimangono una barriera alla transizione verso energie pulite. Per la prima, è inserita anche un’analisi dei prestiti forniti dalle banche private al settore: la media annuale dei prestiti ai combustibili fossili è passata da 549 miliardi di dollari nel periodo 2010-16 a 572 miliardi di dollari nel periodo 2017-21.

Con le politiche climatiche attualmente in atto, il mondo si sta dirigendo verso un aumento della temperatura di 2,7 gradi. Determinante sarà -raccomandano i ricercatori- anche accelerare le misure di mitigazione nel settore alimentare. Il passaggio a diete a base vegetale più accessibili ed economiche può ridurre le emissioni offrendo benefici alla salute. Questo è particolarmente vero per le popolazioni del Nord America, dell’Europa e dell’Oceania, che hanno la più alta mortalità dovuta a un consumo eccessivo di carne rossa e lavorata e a un consumo insufficiente di frutta, verdura, legumi e cereali integrali.

Più aumentano i pericoli, maggiori saranno gli impatti e i costi da sostenere. Le perdite economiche dovute a eventi meteorologici estremi sono aumentate del 23% dal 2010, fino ad arrivare alla cifra di 264 miliardi di dollari solo nel 2022. Le alte temperature inoltre hanno portato a perdite di reddito potenziali per 863 miliardi di dollari a livello globale. Si aggiungono poi altri costi, come quelli delle perdite umane provocate dall’inquinamento dell’aria e dal caldo.

“Quest’anno, il nostro rapporto definisce undici priorità per il futuro che indicano le azioni per il clima di cui abbiamo bisogno, oltre ai benefici economici e sanitari di tali azioni”, continua Walawender. Le priorità sono divise in cinque gruppi: eliminazione graduale dei combustibili fossili; coinvolgimento del settore sanitario nel realizzare azioni a favore del clima -attraverso sistemi sanitari sostenibili, efficienti e a zero emissioni- e a favore della salute attraverso interventi sulla dieta, la mobilità attiva, pubblica ed elettrica; miglioramento dei piani necessari ad affrontare gli impatti sulla salute dei cambiamenti climatici; trasformazione dei sistemi finanziari; aumento delle risorse e il sostegno per continuare ad ampliare le conoscenze, la comprensione e il ruolo dei principali attori del settore sanitario. 

Per Walawender l’attenzione sulla salute alla conferenza delle Nazioni unite sul clima, che si terrà a Dubai dal 30 novembre al 12 dicembre, è l’occasione per garantire impegni e azioni su questo fronte: “Man mano che il Pianeta si riscalda, gli impatti negativi sulla salute aumentano. Ogni frazione di grado di riscaldamento è importante, quindi un’azione drastica ora per ridurre le emissioni farà un’enorme differenza per la nostra salute”. 

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