Cultura e scienza / Reportage

A Gualtieri, dove il teatro sociale è rinato grazie ai cittadini

In provincia di Reggio Emilia, è ripartita l’attività di una struttura demolita in parte negli anni Ottanta grazie a un’associazione di giovani e al contributo della comunità. Un’esperienza “collettiva” selezionata alla Biennale di Venezia

Tratto da Altreconomia 185 — Settembre 2016
Un’istantanea dei lavori di recupero del Teatro condotti dai giovani dell’Associazione Teatro sociale di Gualtieri - Archivio Teatro Sociale Gualtieri

Il 27 luglio scorso un concerto del maestro Ezio Bosso ha chiuso la prima parte della stagione 2016 del Teatro sociale di Gualtieri. Qui nella bassa reggiana, lungo l’argine maestro del fiume Po, il musicista e compositore torinese -ospite a Sanremo 2016- è di casa, tanto da aver ricevuto nel 2012 (l’anno del terremoto) la cittadinanza onoraria: tre anni prima, nel 2009, aveva suonato a Gualtieri per la prima volta, e fin da allora “offre” lo spettacolo alla città. Bosso suona gratis per sostenere le attività dell’Associazione Teatro sociale di Gualtieri. Quella che gestisce lo spazio, dopo averlo riaperto e ristrutturato, dato che  non ospitava più spettacoli dalla fine degli anni Settanta: i soci -sedici in tutto- sono un gruppo di ragazzi, oggi poco più che trentenni (www.teatrosocialegualtieri.it). Il Teatro sociale è nell’ala destra di Palazzo Bentivoglio, gioiello del Rinascimento costruito alla fine del Cinquecento. La mole è imponente, e girando intorno alle sue mura è possibile leggere una targa dedicata al teatrino. Ricorda che “sorse su iniziativa di G. B. Fattori nella 2° metà del 700 col contributo della comunità”.

Quello che è stato nuovamente fondamentale negli ultimi anni, come racconta Rita: “Il teatro che vedi è in stile liberty, ed è stato costruito nel 1905. Aveva trecento posti, tre ordini di palchi, ed era stato progettato per l’opera lirica. Negli anni Cinquanta divenne un cinematografo, ma è stato anche cinema a luci rosse. Noi siamo entrati qui dentro per la prima volta nel 2005, e ne siamo rimasti totalmente affascinati”. Non c’era più il palco, demolito negli anni Ottanta per allestire i ponteggi per il rifacimento del tetto e il consolidamento della struttura, “che sono stati fondamentali, altrimenti oggi non avremmo proprio il teatro” spiega Rita, che allora si erano appena iscritta ad Architettura, ed oggi lavora part-time in uno studio di Reggio Emilia. “Ci siamo trovati in questo spazio grandissimo, e affascinante. Eravamo già il gruppo di amici che oggi costituisce il ‘nucleo storico’ dell’associazione. Avevamo appena iniziato l’università, e per noi entrare nel Teatro sociale è stato un colpo di fulmine, del quale dobbiamo ringraziare un’amica, Maria Luisa Montanari”.  Disegnatrice, pittrice, Montanari lavora per lo studio d’ingegneria che si era occupato dei lavori di ristrutturazione, mai terminati per assenza di risorse.

A partire dal 2006 il Teatro sociale è diventato un cantiere aperto. Nei primi anni, i lavori di recupero sono stati portati avanti dai giovani dell’associazione. Dopo il 2011, “Cantiere aperto” è diventato un vero progetto: “Abbiamo invitato la comunità a partecipare ai lavori. Centoventi metri quadrati di assito storico in legno sono stati restaurati centimetro per centimetro, e abbiamo dovuto asportare 250 tonnellate di terra e calcinacci, rimossi con badili e carriole. Al ‘cantiere’ hanno partecipato come volontari decine di cittadini, e almeno venti persone sono state presenti in modo continuativo”. In questo modo, grazie alla partecipazione e al volontatiato, (“sono mur-attori”, dice Rita) i lavori sono costati appena 20mila euro, per l’acquisto dei materiali, garantendo un risparmio di circa 180mila euro (i costi sono stati calcolati utilizzando come parametro per la retribuzione della manodopera i dati della Camera di commercio). Le spese sono coperte grazie a un finanziamento di circa 10mila euro l’anno del Comune di Gualtieri, che nel 2009 ha concesso in comodato gratuito il Teatro sociale all’associazione.

Nel 2014 in oltre la metà dei Comuni emiliano-romagnoli si è svolto uno spettacolo di prosa. Nel solo territorio reggiano, la percentuale sale al 65% circa

Grazie a “Cantiere aperto” l’associazione è stata selezionata -nell’ambito della quindicesima Mostra internazionale di architettura della Biennale di Venezia, in corso fino al 27 novembre- tra i 20 progetti per la sezione “Incontrare il bene comune” del Padiglione Italia.

Lo studio TAMassociati -che ha curato il Padiglione Italia della Biennale- indica il Teatro sociale di Gualtieri come “progetto di recupero collettivo”, e collettiva è anche la direzione artistica, con la scelta degli spettacoli da inserire in programma (otto nella prima parte del Politeama Festival 2016) e dei progetti che da sette anni animano tra il mese di aprile e quello di ottobre lo spazio teatrale e la città di Gualtieri (grazie agli eventi gratuiti di “Fuoriuscite!”, definite “azioni di contrabbando musicale” per le strade e realizzate in collaborazione con la Pro Loco, in spazi suggestivi ma poco conosciuti del territorio comunale). “Quest’anno abbiamo ‘inaugurato’ la stagione l’8 e 9 aprile, partecipando all’iniziativa ‘A scena aperta’, promossa dall’Istituto per i beni artistici, culturali e naturali (IBC) della Regione Emilia-Romagna nei teatri storici” racconta Rita. Quelli coinvolti sono stati 39, su un totale di 105 censiti dall’IBC su tutto il territorio regionale, che ancora oggi presenta un’indice di copertura territoriale del 53,74%, secondo quanto evidenziato dal rapporto dedicato allo spettacolo teatrale di prosa: un’analisi redatta dall’Osservatorio dello spettacolo del ministero dei Beni culturali. Significa che nel 2014 (l’anno cui fanno riferimento i dati contenuti nel report pubblicato nel maggio del 2016) in oltre la metà dei Comuni emiliano-romagnoli si è svolto uno spettacolo di prosa. Nel solo territorio reggiano, la percentuale sale al 65% circa.

Se il Comune di Gualtieri è tornato nell’elenco del ministero (e nelle statistiche della SIAE, consultabili nell’Annuario dello spettacolo, che nel 2014 ha censito 675 luoghi di spettacolo per il teatro di prosa in Emilia-Romagna, su un totale di 8.161 in Italia), lo si deve ai ragazzi che il 27 luglio del 2006, esattamente dieci anni prima del concerto del maestro Bosso, hanno riaperto il Teatro sociale. Quella sera andò in scena -racconta Rita- “uno spettacolo dedicato alla mercificazione dell’arte, che avevamo scritto noi”. Per attrarre i cittadini di Gualtieri, scrissero però sulle locandine che quella sera si sarebbe tenuta l’asta pubblica per la vendita del teatro. Accorsero in trecento, ed alcuni erano seriamente interessati a comprare il bene. “Il banditore era un ragazzo al primo anno di Giurisprudenza, che si era preparato un intervento forbito. Alcuni di noi rappresentavamo le arti, la scultura, la letteratura, la pittura. Alla fine c’era un revolver, tra le mani di una persona nel pubblico, che poteva scegliere a chi sparare”. Venne ucciso il banditore. La gente di Gualtieri non voleva rinunciare al proprio teatro.

I giovani calcano ancora il “palcoscenico che non c’è” del Teatro sociale: da tre anni, infatti, l’associazione lancia un bando dedicato alle giovani compagnie teatrali, “Direction Under 30”. A fine luglio sono andati in scena 6 spettacoli, “scelti tra oltre 60 proposte da tutta Italia” racconta Andrea Acerbi, che per l’associazione si occupa di grafica e comunicazione, e coordina il progetto: “La selezione è stata fatta da un gruppo di under 30, ed anche la giuria e i critici coinvolti hanno meno di trent’anni” spiega.

Ai vincitori, “Direction Under 30” -per la prima volta nel 2016 in collaborazione con la Fondazione I Teatri di Reggio Emilia, www.iteatri.re.it– “mette a disposizione un finanziamento di 4mila euro” sottolinea Andrea.

Da luglio 2015 lui e Rita, insieme a Riccardo Paterlini, presidente dell’associazione e direttore organizzativo, e Davide Davoli, che si occupa di amministrazione, lavorano part-time per il Teatro sociale. Sono nati tra il 1984 e il 1985, e dopo anni di volontariato possono dedicare almeno 4 ore al giorno alla programmazione. “Il salto di qualità -racconta Riccardo- è stato nel 2015 con l’accesso al Fondo unico per lo spettacolo e un finanziamento della Regione Emilia-Romagna, per un totale di circa 60mila euro. Il nostro budget, però, è di circa 150mila”. Un quinto è coperto dai biglietti.

Il resto dagli sponsor del territorio: il Teatro sociale di Gualtieri non dipende dal “pubblico”, ma è parte di una comunità.

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