Diritti / Attualità

Gli omicidi dei giornalisti al centro della nuova sessione del Tribunale permanente dei popoli

Il tribunale di opinione internazionale ha aperto una procedura per indagare le violazioni dei diritti umani fondamentali dei giornalisti nel mondo e in particolare nei casi relativi ai governi del Messico, Sri Lanka e Siria. La sessione inaugurale si tiene all’Aja il due novembre e vede tra i partecipanti la reporter e premio Nobel per la pace Maria Ressa

Manifesti in ricordo della giornalista Daphne Caruana Galizia uccisa nel 2017 a Malta © Wikipedia

Le violazioni dei diritti umani dei giornalisti sono oggetto dell’indagine della nuova sessione del Tribunale permanente dei popoli (Tpp), il tribunale di opinione internazionale competente a pronunciarsi sui crimini commessi contro popoli e minoranze. La richiesta di valutare gli abusi è stata presentata dalle organizzazioni in difesa della libertà di stampa Free Press Unlimited, Committee to Protect Journalists e Reporters Without Borders. La sessione inaugurale si terrà all’Aja il 2 novembre 2021. Nelle successive (12-13 gennaio 2022, 16-17 febbraio 2022 e 23-24 marzo 2022) saranno analizzati tre casi di specifici di omicidi di giornalisti, rimasti senza colpevoli, avvenuti in Siria, Sri Lanka e Messico. La sentenza sarà emessa all’Aja il 2 maggio 2021.

Nell’atto di accusa, riportato formalmente alla giuria del Tpp nella sessione di apertura, sono contenuti dati preoccupanti: dal 1999 ad oggi nel mondo, almeno 1.400 giornalisti sono stati uccisi per avere svolto il loro lavoro. Nell’86% dei casi, nessuno dei colpevoli è stato assicurato alla giustizia. “Gli omicidi e l’impunità sono la conseguenza di un ambiente ostile per la libertà di stampa caratterizzato da attacchi violenti, molestie o altri tentativi di mettere a tacere i giornalisti”, scrivono le organizzazioni. Questo “non solo ha gravi conseguenze per chi cerca giustizia per l’omicidio dei propri cari ma incide anche sulla capacità di una società nel suo insieme di informarsi. L’impunità per gli omicidi dei giornalisti è un problema sistemico degli Stati che non onorano i loro obblighi di proteggerli e indagare quando vengono attaccati”.

Nel corso della prima sessione “sarà presentata la complessità della situazione generale, dalle minacce che subiscono i giornalisti alle violenze rimaste impunite. Le successive udienze riguarderanno tre omicidi specifici rimasti senza giustizia in Messico, Sri Lanka e Siria. Si tratta di tre storie fortemente emblematiche, per le quali si dispone di un’ampia documentazione, selezionate e illustrate dalle organizzazioni che costituiscono l’accusa”, spiega ad Altreconomia la giornalista e scrittrice Marina Forti, una dei membri della giuria insieme, tra gli altri, a Eduardo Bertoni dall’Argentina (Rappresentante dell’Ufficio Regionale per il Sudamerica dell’Istituto inter-americano dei Diritti Umani), alla giornalista indipendente indiana Kalpana Sharma e a Gill Boehringer, già decano e senior research fellow onorario della School of Law presso l’Università di Macquarie a Sydney.

Nella giornata inaugurale saranno presenti, tra gli altri, la giornalista americano-filippina Maria Ressa fondatrice di Rappler, digital media company di giornalismo investigativo nelle Filippine: nel 2021 la reporter ha ricevuto il premio Nobel per la Pace per avere “usato la libertà di espressione per far luce sull’abuso di potere, l’uso della violenza e il crescente autoritarismo nel suo Paese natale, le Filippine”. Karinna Moskalenko, avvocata per i diritti umani, racconterà la sua esperienza nel procedimento che ha portato la Corte europea dei diritti dell’uomo a condannare nel 2016 la Russia per non avere messo in atto le misure necessarie per cercare i mandanti dell’omicidio della giornalista russa Anna Politkovskaja. Il giornalista Matthew Caruana Galizia racconterà come la sua famiglia sta cercando verità per sua madre, la giornalista d’inchiesta Daphne Caruana Galizia assassinata nel 2017. Hatice Cengiz, la compagna del giornalista saudita Jamal Khashoggi, ripercorrerà gli ostacoli incontrati per risalire ai responsabili per l’omicidio del giornalista saudita avvenuto nel consolato saudita a Istanbul nel 2019. Sarà presente anche Irene Khan, Relatrice speciale delle Nazioni Unite per la promozione e la protezione del diritto alla libertà di opinione e di espressione.

“Nelle udienze che si terranno nel 2021 l’accusa spiegherà perché si rivolge al Tribunale permanente dei popoli e che cosa si vuole denunciare. Si illustreranno i casi, si ascolteranno i testimoni e si formuleranno le accuse”, prosegue Forti. Questi riguardano la morte in Sri Lanka del giornalista Lasantha Wickrematunge, assassinato l’8 gennaio 2021; l’omicidio in Siria del giornalista Nabil Walid Al-Sharbaji e la morte di Miguel Angel Lopez Velasco in Messico, assassinato insieme a sua moglie e suo figlio. Le tre organizzazioni sottolineano come ciascuna di queste morti si inserisca in un contesto caratterizzato da una continua impunità e riflette in modo più ampio come gli Stati non hanno rispettato gli obblighi derivanti dal diritto internazionale. Le accuse infatti sono formulate sulla base di quanto previsto dalla tutela del diritto alla vita (articolo 6 della Convenzione internazionale sui diritti civili e politici), dal diritto alla libertà di espressione (articolo 19), dal diritto a non essere sottoposti a tortura e trattamenti disumani e degradanti (articolo 7), dal diritto a un ricorso effettivo e a un giudice imparziale (articolo 2) e dal diritto a non essere discriminato per la propria opinione politica (articolo 26).

Il Tribunale permanente dei popoli è chiamato a formulare un giudizio complessivo sulla natura sistemica delle minacce contro i media e i giornalisti, e sulle accuse di violazione dei diritti umani verso lo Stato dello Sri Lanka, Messico e Siria. “Il verdetto non ha un valore coercitivo ma sarà importante sottolineare le responsabilità dei governi e dei soggetti coinvolti nelle violazioni. Inoltre ascolteremo le indicazioni delle organizzazioni per tutelare chi lavora nell’informazione”, spiega Marina Forti.
Free Press Unlimited, Committee to Protect Journalists e Reporters Without Borders chiedono che, nel caso dell’omicidio di un giornalista, siano svolte indagini indipendenti e tempestive, che si ritengano responsabili sia gli autori intellettuali sia materiali dell’omicidio, che si rimuovano gli ostacoli legali alle indagini come l’amnistia e la prescrizione e che si forniscano alla famiglia della vittima informazioni sul caso.

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