Economia / Approfondimento

Gli effetti della pandemia sul bilancio di Airbnb Italia

Nel 2020, quando i flussi turistici in arrivo nel Paese sono crollati del 69%, la succursale italiana del colosso degli affitti brevi ha ottenuto un utile netto pari a 1,6 milioni. Il ruolo degli Stati a fiscalità agevolata, dall’Irlanda al Delaware

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Nell’anno della pandemia da Covid-19 in Italia la crisi del turismo non ha toccato particolarmente Airbnb. Stando al bilancio della controllata italiana, pubblicato ad agosto 2021, nel 2020 il fatturato di Airbnb Italia è stato pari a 6,7 milioni di euro. Nell’anno dell’emergenza sanitaria, che secondo i dati Istat ha diminuito i flussi turistici in arrivo nel Paese del 69%, la succursale italiana del colosso degli affitti brevi ha ottenuto un utile netto pari a 1,6 milioni.

Nel 2020, quando secondo Assoturismo Confesercenti nel Paese il settore ha avuto perdite pari a 88 miliardi, la Airbnb Italy Srl (controllata dalla Airbnb Holding Llc domiciliata nel Delaware, Paese negli Stati Uniti a fiscalità agevolata, ha un capitale sociale di appena 10mila euro) non ha riscontrato perdite ingenti se paragonate all’anno precedente. Nel 2019 -anno in cui, secondo l’azienda, l’Italia rappresentava il terzo mercato al mondo per il numero di annunci pubblicato sulla piattaforma- il fatturato indicato dal bilancio era stato pari a 8,5 milioni con un utile netto di 3,3 milioni.

Nel bilancio 2020 si specifica come l’esercizio di riferimento sia stato “caratterizzato dall’emergenza sanitaria pubblica di interesse internazionale” e si registra un accantonamento a fondo rischi pari a 321mila euro per i costi che si prevede di affrontare in relazione al Covid-19. Nel 2020 per supportare chi aveva subito cancellazioni e significative perdite finanziarie, l’azienda californiana aveva annunciato, rispettivamente, lo stanziamento di un fondo da 250 milioni e 17 milioni di dollari. Alla richiesta di Altreconomia di sapere quanto del sostegno era stato corrisposto a host e superhost italiani, Airbnb Italia aveva risposto di non avere a disposizione dati disaggregati sul Paese.

Nel 2020 Airbnb Italia ha pagato 564mila euro di imposte sul reddito mentre nel 2019 ne aveva versate 1,2 milioni. Dai pagamenti effettuati sulla piattaforma nel 2020, si può ricostruire come la società ricorra a uno schema fiscale agevolato. Quando si prenota, Airbnb indica che a occuparsi della riscossione del pagamento sono Airbnb Payments Uk Limited, società con sede nel Regno Unito (un anno dopo, nell’agosto 2021, appare invece Airbnb Payments Luxembourg S.A) e Airbnb Ireland Unlimited Company con sede e Dublino, Paese a fiscalità agevolata.

Dal 2018 in Italia Airbnb si occupa di riscuotere l’imposta di soggiorno, ovvero il contributo corrisposto al Comune da chi pernotta in una struttura alberghiera o extra-alberghiera. Come ha mostrato un’inchiesta di Altreconomia sui bilanci delle principali città turistiche italiane (Roma, Firenze, Siena, Genova, Milano, Torino, Venezia, Bologna, Napoli e Palermo, mentre Matera non ha mai risposto alle nostre richieste di accesso) dal 2018 al 2020 da Airbnb sono stati versati oltre 50 milioni di euro in imposta di soggiorno. I dati non sono sempre disponibili ma è possibile ricavarli solo quando è stato stretto un accordo con le amministrazioni locali. Nel 2020, per esempio, l’imposta di soggiorno derivante da Airbnb a Roma è stata pari a 2,4 milioni ed è stata di 1,2 milioni quella di Milano. Su Venezia, invece, non è possibile avere cifre esatte proprio in assenza di un accordo con l’amministrazione.

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