Diritti / Attualità

Filippine: bambini in carcere a dodici anni?

Il Governo filippino sta per approvare una legge che riduce a 12 anni l’età minima della responsabilità penale. La società civile e 11 organizzazioni internazionali si mobilitano per provare a fermarla, in nome della tutela dei diritti dei bambini e a favore di un sistema di giustizia penale per i giovani basato sulla riabilitazione

Foto della Preda Foundation

“I bambini sono trattati come criminali”. La denuncia di padre Shay Cullen -fondatore della Preda Foundation e promotore del commercio equo nelle Filippine- si unisce al coro della società civile e di 11 organizzazioni internazionali (in Italia, la cooperativa Mandacarù di Trento), per provare a fermare l’approvazione di una legge che abbasserebbe l’età minima della responsabilità penale da 15 a 12 anni.
Il 23 gennaio scorso, la Camera dei Comuni filippina ha dato la sua approvazione ed è imminente il passaggio della legge al Senato. L’intenzione iniziale del Governo era di ridurre a 9 anni l’età della responsabilità penale, ma le proteste pubbliche hanno costretto la politica a un ripensamento.

“12 anni sono ancora troppo pochi per l’imputazione di una responsabilità penale”, afferma padre Cullen nel ricordare che il Juvenile Justice and Welfare Act del 2006 -una legge dedicata alla prevenzione della criminalità e al reinserimento dei bambini che hanno violato la legge- “sarebbe una buona legge, se venisse attuata. Ma solo 40 Province, su oltre 100, hanno aperto delle case dedicate all’accompagnamento di questi bambini (le Bahay Pag-asa, ‘case della speranza’, ndr) e alcune di queste sono in realtà delle prigioni dove migliaia di bambini languiscono affamati e maltrattati”.
In molte di queste strutture i bambini non sarebbero previste attività per i bambini, né un accompagnamento scolastico; adolescenti e bambini più piccoli sarebbero stipati in condizioni disumane. “Molti dei bambini sono vittime di bullismo, abusi sessuali e fisici da parte dei detenuti più anziani”, denuncia padre Cullen.

Secondo i dati di Preda, di tutti i crimini registrati, solo il 2% è commesso da minori. Di questi, solo il 2% è commesso da bambini con meno di 9 anni. I bambini dai 9 agli 11 anni sono responsabili del 7% di tutte le infrazioni commesse da minori; i minori tra i 12 e i 15 anni sono responsabili del 43% e i giovani tra i 15 e i 18 anni sono responsabili del 48% di questi crimini.
La proposta di Preda è che in ogni governo locale sia costituita “una vera casa per i bambini”, diretta dal Juvenile Justice and Welfare Council, un consiglio incaricato di assicurare la piena attuazione della legge sul benessere dei minori.

“La nuova legge preferisce la ritorsione e la deterrenza e mina tutti gli sforzi per creare un sistema di giustizia penale per i bambini e i giovani basato sulla riabilitazione: rafforzerà i problemi sociali anziché risolverli”, scrivono i firmatari europei della lettera destinata al Governo filippino, diffusa dal centro di informazione socio-politica indipendente, Philippinenbüro. Le associazioni richiamano inoltre il principio del “l’interesse superiore del bambino”, sancito dalla Convenzione delle Nazioni Unite sui Diritti del fanciullo, approvata nel 1989 e ratificata dal Governo filippino nel 1990. “Vi invitiamo ad esplorare misure di riparazione della giustizia minorile e misure di riduzione del danno per migliorare la sicurezza dei bambini e della comunità filippina”, esortano.

Secondo l’ultimo rapporto di Human Rights Watch, i diritti dei bambini sono a rischio nel paese governato da Rodrigo Duterte. “La Philippine Drug Enforcement Agency (PDEA) ha annunciato a giugno che stava cercando di imporre test annuali di screening della droga senza preavviso a insegnanti e scolari a partire dalla quarta elementare”, si legge nel report, un’iniziativa giustificata “come un tentativo di identificare i potenziali consumatori di droga di 10 anni per poter intervenire quando sono ancora giovani”. Inoltre, “la polizia ha ucciso decine di bambini dall’inizio della ‘guerra alla droga’, nel giugno 2016, morti che Duterte ha liquidato come ‘danno collaterale’”.

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