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Diritti / Inchiesta

Aiuti a Gaza e fondi all’Agenzia Unrwa: i dati che smentiscono il governo italiano

La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, e il ministro degli Esteri, Antonio Tajani © Stefano Carofei / Fotogramma

Documenti della Farnesina dimostrano che l’esecutivo aveva azzerato i finanziamenti all’Agenzia Onu per i profughi in Palestina ben prima del presunto scandalo (poi sgonfiato) di alcuni membri dello staff coinvolti nel 7 ottobre. Gli stanziamenti ad hoc per la crisi riferiti da Meloni in Parlamento sono in realtà storni di risorse già disponibili, con il paradossale taglio di iniziative previste proprio nei Territori occupati

Il governo italiano ha tagliato i fondi all’Agenzia delle Nazioni Unite per il soccorso e l’occupazione dei profughi in Palestina nel vicino Oriente (Unrwa) ben prima del presunto “scandalo” dei 12 membri del suo staff coinvolti negli attacchi di Hamas del 7 ottobre, fatto scoppiare da Israele, senza prove, alla fine del gennaio 2024. Un azzeramento che ha contribuito ad aggravare le condizioni già critiche della popolazione civile della Striscia di Gaza, stremata da oltre 200 giorni di bombardamenti e continui sfollamenti.

Contrariamente a quanto sostenuto in Parlamento dalla presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, non ci sarebbe stata inoltre alcuna compensazione straordinaria dei mancati trasferimenti mediante nuovi stanziamenti a favore di altre organizzazioni. In larga parte si è trattato infatti dello storno di finanziamenti già disponibili, con la paradossale riduzione di fondi già programmati proprio per iniziative a favore della Palestina.

È quanto emerge dai documenti trasmessi dalla direzione generale per la Cooperazione allo sviluppo in seno al ministero degli Esteri ad Altreconomia a seguito di un’istanza di accesso civico generalizzato.

Partiamo dai contributi stanziati dalla Farnesina a beneficio dell’Unrwa. Se nel 2020 l’Italia aveva previsto complessivamente 17,59 milioni di euro, di cui 6,8 milioni come contributo al bilancio dell’organizzazione, nel 2023 si è passati a 2,9 milioni, nel 2024 a zero.

Accanto alla dinamica degli stanziamenti -già chiarissima- c’è poi quella dei fondi effettivamente erogati. Nel 2021, fonte Unrwa, sono stati versati 15.804.547 dollari (è la valuta utilizzata dall’Agenzia Onu), portando l’Italia al 16esimo posto tra i donatori del 2022. Nel 2022 la cifra erogata è cresciuta a 18.033.970 dollari, con l’Italia al 14esimo posto. Nel 2023 l’erogato è crollato invece a circa 1.466.924 di dollari, facendo così scivolare il nostro Paese al 47esimo posto.

È nello scorso anno, come visto prima, che c’è stato il primo grosso taglio: i fondi stanziati non superano infatti i tre milioni di euro (2.979.020 per l’esattezza), ma ne sono stati poi effettivamente erogati appena 979mila, a dimostrazione che il governo aveva già deciso di farlo indipendentemente dagli sviluppi di inizio 2024, quando fonti israeliane hanno confezionato un dossier contro l’Unrwa, tacciandola d’essere stata infiltrata da soggetti coinvolti a vario titolo nei fatti del 7 ottobre. Questa tesi si è sgonfiata anche a seguito della pubblicazione ad aprile di un rapporto indipendente coordinato dall’ex ministra degli Esteri francese, Catherine Colonna, che ha dimostrato l’inesistenza di prove solide a sostegno di quanto affermato da Tel Aviv. Non è la prima volta che Israele fa circolare dossier creati ad arte per gettare fango sulle organizzazioni più impegnate nel sostegno al popolo palestinese, tra cui anche numerose Ong internazionali e italiane, e che vengono successivamente smontati.

C’è poi il tema della “compensazione” dei mancati trasferimenti all’Unrwa. Il governo italiano ha dichiarato di “occuparsi dei civili di Gaza” (così Meloni alla Camera il 20 marzo) attraverso il trasferimento di 20 milioni di euro “alle altre organizzazioni, Croce Rossa, Mezzaluna Rossa e quant’altro” (sempre dallo stenografico della presidente del Consiglio). Ma non si è trattato di un impegno aggiuntivo quanto semmai del “riorientamento” di risorse già stanziate in precedenza.

Un primo pacchetto da 10 milioni di euro sarebbe stato deliberato nel dicembre 2023, un secondo di pari valore nel marzo 2024. La prima organizzazione ad averne beneficiato è la Fao, con sette milioni di euro, seguita dall’Oms (con tre milioni, a cui erano però stati tagliati 2,5 milioni di euro approvati nella programmazione 2022), dalla Federazione internazionale delle società di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa (Ficross, due milioni), e poi “organizzazioni della società civile”, il Programma alimentare mondiale, il Fondo della Nazioni Unite per la popolazione, il Comitato Internazionale della Croce Rossa, l’Ufficio delle Nazioni Unite per gli Affari umanitari, la Direzione generale per la protezione civile e le operazioni di aiuto umanitario europee, e lo United Nations Mine Action Service.

Le delibere firmate dal viceministro degli Esteri Edmondo Cirielli “in risposta alla crisi umanitaria in Palestina dopo il 7 ottobre” vanno però lette con attenzione. È il caso ad esempio dei fondi per la stessa Fao. Dei sette milioni di euro dichiarati dal governo a favore di Gaza, tre provengono dal “rifinanziamento” di un fondo bilaterale di emergenza alimentato tramite risorse già messe a disposizione nel giugno 2022 e nel maggio 2023 nell’ambito della “partecipazione dell’Italia alle missioni internazionali”. Un milione è stato invece “tagliato da un contributo precedentemente deliberato” di cinque milioni e destinato alla Fao nel marzo dello scorso anno “a valere sulla programmazione multilaterale per l’anno 2023” su un importante programma di respiro nazionale. In altre parole, si taglia un programma di sostegno ai Territori occupati, dove la situazione dei palestinesi non è certo delle migliori, per riutilizzarli per gli abitanti di Gaza. C’è poi un’ulteriore rata da tre milioni deliberata nel marzo 2024 con risorse “messe a disposizione” però dal “contributo ordinario alla Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo (Aics) per l’attuazione di iniziative di cooperazione internazionale per l’anno 2024”. Non è stato aggiunto nulla.

Stesso spartito per quanto riguarda il sostegno all’Organizzazione mondiale della sanità (tre milioni di euro). Il milione e mezzo “deliberato” a dicembre 2023 è riconducibile a un Fondo bilaterale di emergenza rifinanziato in realtà da ultimo addirittura nel luglio 2022. L’altra metà è tratta da risorse già messe a budget già nel maggio 2023 e dal contributo “ordinario” Aics del 2024.

E così fino ai 500mila euro destinati allo United Nations Mine Action Service. Quei fondi arrivano infatti da un progetto della durata di 12 mesi già stanziato nel 2022 con il titolo “Azione umanitaria contro le mine per ridurre i rischi connessi alla presenza di esplosivi per la popolazione civile in Palestina”, ma che non era poi mai stato deliberato. Come dire: lo sminamento può aspettare.

Paradossale anche il contributo pro Gaza imputato alla Direzione generale per la protezione civile e le operazioni di aiuto umanitario europee (Dg Echo). I 500mila euro sono tratti da una iniziativa di emergenza in Palestina, anche questa della durata di 12 mesi, volta a “prevenire e contrastare il trasferimento forzato delle comunità palestinesi della Cisgiordania, inclusa Gerusalemme Est”. Anno di stanziamento 2022.

Questo quadro di annunci va poi rapportato alla realtà dei fondi effettivamente erogati per interventi umanitari di cui tiene il conto al centesimo l’Ufficio delle Nazioni Unite per gli Affari umanitari (Ocha). A fronte di una stima di bisogno pari a 1,2 miliardi di dollari per la sola Gaza, nel 2023 a favore dei Territori occupati l’Italia risulta piantata a 4.724.204 dollari. Nel 2024 l’ammontare dichiarato in quota al nostro Paese è anche inferiore: 4.087.243 dollari. La somma non arriva a nove milioni di dollari in due anni. Briciole se confrontate ad esempio con quanto trasferito alla Palestina dalla Germania, Paese fermamente alleato di Israele: oltre 236 milioni di dollari nel 2023 e quasi 70 nel 2024. La somma esatta fa 305.830.039 dollari, 34 volte l’Italia.

Per non parlare poi delle iniziative ufficialmente approvate come stanziamenti dall’organo di governo della direzione generale per la Cooperazione allo sviluppo e dell’Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo, il Comitato congiunto, che sono state successivamente bloccate dagli alti livelli ministeriali della Farnesina. È il caso di un contributo a favore dell’Oms da 1,3 milioni di euro o di uno stanziamento di emergenza a Unrwa in tema di “food assistance” da 2,5 milioni, riferiti alla programmazione 2022. Mentre alla programmazione 2023 farebbero riferimento due iniziative approvate ma poi ostacolate sempre a Unrwa in tema di educazione nella West Bank da 4,5 milioni di euro circa e uno per il supporto psicosociale ai minori di Gaza in quota Unicef dal valore di tre milioni di euro.

E a tutto questo si aggiunge il blocco di fatto avvenuto nell’ultimo anno dei finanziamenti deliberati a beneficio di iniziative già programmate dall’ufficio di Gerusalemme dell’Aics.

“Il fatto di chiedere chiarezza su quello che è accaduto rispetto a Unrwa non ci impedisce affatto di continuare a lavorare sul piano umanitario per i civili di Gaza”, aveva detto Giorgia Meloni in aula a marzo. Le accuse contro l’Unrwa hanno fatto in tempo a crollare, così come le false promesse umanitarie del governo italiano.

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