Economia / Attualità

Armi italiane, esportazioni per 5,17 miliardi di euro. L’Egitto è il primo acquirente

Nel 2019 il Governo ha autorizzato la vendita di armi per per 5,17 miliardi di euro. L’Egitto è al primo posto dei Paesi acquirenti con 871,7 milioni di euro di commesse. “Gravissimo e offensivo”, denunciano Rete Disarmo e Rete della pace

Un F-25. Foto di archivio - © Wikipedia

Nel 2019 il Governo ha autorizzato l’esportazione di materiale bellico per un valore di 5,17 miliardi di euro. È l’Egitto il principale cliente dell’industria italiana con 871,7 milioni di euro di commesse. Nel 2018 erano 69 milioni. La cifra attuale deriva soprattutto dalla fornitura di 32 elicotteri Leonardo (ex Finmeccanica), la principale azienda produttrice di armi in Italia. I dati sono contenuti nella relazione governativa annuale sull’export di armamenti, presentata ogni anno al Parlamento e trasmessa alle Camere nei giorni scorsi con l’usuale ritardo rispetto alla scadenza prevista dalla legge, visionata in anteprima dalle organizzazioni Rete Italiana per il Disarmo e Rete della Pace.
“Riteniamo gravissimo e offensivo che sia stata autorizzata la vendita di un così ampio arsenale di sistemi militari all’Egitto sia a fronte delle pesanti violazioni dei diritti umani da parte del governo di Al Sisi sia per la sua riluttanza a fare chiarezza sulla terribile uccisione di Giulio Regeni”, commentano le due associazioni. “Chiediamo al Governo di riferire il momento del rilascio di tali autorizzazioni per stabilirne la paternità e comunque di sospendere ogni trattativa di forniture militari in corso finché non sia stata fatta piena luce dalle autorità egiziane sulla morte di Regeni”.

Le due organizzazioni sono venute in possesso del capitolo introduttivo della relazione, redatto dalla presidenza del Consiglio a partire dai documenti elaborati dai singoli dicasteri che partecipano al processo di autorizzazione per l’esportazione di materiali di armamento, coordinato dall’Autorità Nazionale UAMA-Unità per le autorizzazioni dei materiali d’armamento. Secondo i dati della relazione, il Paese governato da Al Sisi è seguito dal Turkmenistan, destinatario di licenze per un valore di 446,1 milioni di euro. Nel 2018 non era stato destinatario di alcuna esportazione di armi italiane. Al terzo posto si trova il Regno Unito con 419,1 milioni di euro.

Nel 2019 tra le prime dieci destinazioni in cui l’Italia ha autorizzato l’export di armi ci sono quattro Paesi della Nato, due Paesi dell’Africa Settentrionale (oltre all’Egitto, l’Algeria), due asiatici (oltre al Turkmenistan, la Corea del Sud), l’Australia e il Brasile. Nel loro complesso, il 62,7% delle autorizzazioni per l’export ha avuto come destinazione Paesi fuori dall’Unione europea e dalla Nato.

Tra questi, ci sono anche Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti. Nonostante dal luglio 2019 sia attiva la sospensione delle vendite di bombe d’aereo e missili verso i due Paesi -decisione assunta dal Governo dopo una mozione votata dalla Camera dei Deputati- lo scorso anno sono state rilasciate nuove autorizzazioni per quasi 200 milioni di euro e le consegne definitive, certificate dall’Agenzia delle Dogane, sono arrivate a 190 milioni di euro. “L’Italia è ancora protagonista negativa dei flussi di armi verso i Paesi coinvolti nel sanguinoso conflitto in Yemen, con altissimo tributo di vittime civili, distruzione di infrastrutture vitali e di un impatto umanitario devastante anche a causa di numerose ed accertate violazioni di diritti umani con possibili crimini di guerra. Una situazione inaccettabile e per la quale chiediamo immediati chiarimenti ed interventi a Governo e Parlamento”, hanno commentato le due organizzazioni.

Se si guarda alle nuove autorizzazioni (relative a quello che dal 2019 in poi è possibile produrre e poi esportare), l’Arabia Saudita si trova all’undicesimo posto con 105,4 milioni di euro, una risalita dopo due anni di bassi volumi di licenze. Gli Emirati Arabi Uniti si collocano al dodicesimo posto con 89,9 milioni, un dimezzamento rispetto al record del 2018. “Visti però i grandi volumi in gioco, in un certo senso inaspettati, chiediamo ora al Governo di chiarire quando tali licenze sono state rilasciate e e per che tipologia di sistemi d’arma”, ha commentato Francesco Vignarca, coordinatore delle Rete per il Disarmo.

E sono preoccupanti, per Rete per il Disarmo, anche i dati relativi alle consegne completate nel corso dell’anno e derivanti da autorizzazioni che risalgono ad anni precedenti. Nel 2019 sono partiti armamenti e munizionamento militare per oltre 96 milioni di euro verso l’Arabia Saudita e per oltre 91 milioni di euro verso gli Emirati Arabi Uniti. Si aggiungono anche 25 milioni di euro per “riesportazioni” e 34 milioni di euro per “temporanea esportazione”. Il Kuwait e il Baherin, componenti la coalizione a guida saudita attiva militarmente in Yemen, hanno ricevuto rispettivamente armamenti per circa 82 milioni e 12,5 milioni.

Il valore complessivo dell’export di materiale bellico, appunto 5,17 miliardi di euro, ha segnato un calo del 1,38% rispetto al 2018 ma si attesta su un livello costante di export dopo i picchi delle autorizzazioni iniziati con il 2015 (8,2 miliardi in quell’anno, poi 14,9 miliardi nel 2016 e 10,3 nel 2017). “Si tratta comunque dell’80% in più rispetto ai valori del 2014 per cui si può affermare che le esportazioni record del triennio 2015-2017 hanno trascinato le commesse per l’industria militare italiana su un livello medio superiore a quello di inizio secolo, con ben 84 Paesi destinatari”, scrivono le due organizzazioni. “Un effetto che si farà sentire sempre di più nei prossimi anni sulle effettive spedizioni e fatturazioni. A questo riguardo, l’Agenzia delle Dogane registra avanzamenti annuali di consegne definitive per complessivi 2.899 milioni di euro 2.388 milioni per licenze singole e 511 milioni per licenze globali di progetto)”, concludono.

Quanto alle imprese, al primo posto c’è la Leonardo, nota anche con il precedente nome di Finmeccanica, il cui principale azionista è il ministero italiano dell’Economia. Segue Elettronica (5,5%), Calzoni (4,3%), Orizzonte Sistemi Navali (4,2%) e Iveco Defence Vehicles (4,1%). Nel 2019 il valore totale delle importazioni di armi è stato pari a 214 milioni di euro: il materiale è sttao importato per il 68% dagli Stati Uniti e per il 14% da Israele.

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