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Ex Gkn: non c’è molto tempo per decidere da quale parte stare

Anche se a fine dicembre il giudice del lavoro ha accolto il ricorso della Fiom-Cgil e bloccato il licenziamento dei lavoratori della fabbrica di Campi Bisenzio in lotta, la strada da percorrere è ancora in salita. Per centrare l’obiettivo di una “fabbrica pubblica socialmente integrata” occorre il contributo delle istituzioni. Ad oggi defilate

© Andrea sawyer

L'”Ora X” è passata e il presidio operaio alla ex Gkn è ancora lì. Da 900 e rotti giorni. La più lunga assemblea permanente nella storia del movimento operaio italiano. Non c’è stato il licenziamento dei 185 lavoratori rimasti in organico, perché il 27 dicembre il giudice del lavoro ha accolto il ricorso della Fiom-Cgil e bocciato ancora una volta -la quarta in cinque anni- come “comportamento antisindacale” il provvedimento della proprietà.

C’è stata invece, eccome, una notte di San Silvestro di lotta, più che di festa, con settemila persone presenti e un improvvisato corteo “da rotonda a rotonda”, a mezzanotte passata, nei pressi della fabbrica, in piena zona industriale e commerciale nella piana tra Campi Bisenzio, Sesto Fiorentino, Calenzano e Firenze, un’area verde asfaltata e cementificata una trentina d’anni fa, con conseguenze che si sono viste nel novembre scorso, con l’alluvione che ancora fa soffrire centinaia di famiglie, alle prese col fango, l’umidità che risale dai muri, i beni materiali e la serenità perduti. 

C’entrano qualcosa le precarie condizioni ambientali del territorio con il caso Gkn e soprattutto con il suo futuro, perché il Collettivo di fabbrica non demorde dal suo progetto: dare un senso alla vertenza sottraendo lo stabilimento all’ennesima speculazione, impiantando nel capannone nuove attività, magari in condominio con altre imprese o cooperative. Il progetto è noto: Gff, la neonata cooperativa operaia, ha elaborato due progetti, uno per produrre cargo-bike da piccolo trasporto merci urbano, l’altro pannelli solari di nuova generazione; progetti complementari, nella logica della “transizione ecologica” e, non meno importante, nello spirito dell’attiva collaborazione e solidarietà con il territorio.

È l’idea della “fabbrica pubblica socialmente integrata”, che produce beni da immettere sul mercato ma distribuisce anche lavoro sano, partecipazione, impegno civico, un presidio pubblico, cioè condiviso, prossimo alla nozione di bene comune. È un progetto difficile. Servono molti soldi e serve la disponibilità dello stabilimento. Quanto al primo punto, il Collettivo di fabbrica e la Società operaia di mutuo soccorso Insorgiamo (Soms) stanno già lavorando, con 175mila euro raccolti in 47 giorni di crowdfunding dalla Soms e 527mila euro di azioni Gff prenotate da semplici cittadini, associazioni e gruppi organizzati. Sono cifre importanti, che andranno sommate alle sottoscrizioni dei futuri soci lavoratori e ai contributi che si aggiungeranno (Legacoop ha già manifestato il proprio interesse). 

Manca tutto il resto, in particolare la disponibilità dello stabilimento, un’area che può far gola (è molto grande, tra capannoni industriali e spazi esterni, e vicinissima all’autostrada A1) e vale diversi milioni di euro. Il Collettivo di fabbrica chiede un “intervento diretto o indiretto della Regione Toscana” per creare un “condominio industriale”, con gli spazi affittati a Gff e altri eventuali soggetti interessati. La Regione, per ora, osserva e ascolta senza batter ciglio; tutti gli enti locali si sono rallegrati per la sentenza del 27 dicembre, ma nessuno ha detto pubblicamente se l’idea del Collettivo di fabbrica sia percorribile, se si possa -e si voglia- esplorarne la fattibilità. Eppure, è stato affermato a chiare lettere che l’intervento pubblico è “indispensabile” per far partire le nuove produzioni.

Siamo dunque in un limbo. La proprietà nei prossimi mesi dovrà seguire il percorso indicato nella sentenza del 27 dicembre, quello previsto dalla cosiddetta legge Orlando-Todde sulle delocalizzazioni: ci vorranno spiegazioni sulla chiusura dell’azienda, incontri con gli enti locali e il ministero, la presentazione di eventuali nuovi progetti di reindustrializzazione, insomma un iter formale che si pensava di evitare. Per gli operai è una boccata d’aria, perché i licenziamenti avrebbero trasformato l’assemblea permanente in occupazione illegale, ma il clima resta di grande incertezza. Sulla cassa integrazione che andrebbe subito prorogata, sui primi passi di Gff e dei suoi progetti. Al presidio, al momento, nessuno vuole parlare di un “piano b”, con le nuove produzioni avviate altrove, ed è quindi il tempo della politica, chiamata a dare un contributo fattivo all’idea della “fabbrica pubblica socialmente integrata”.

Dario Salvetti, delegato sindacale e tra i portavoce del Collettivo di fabbrica, dal palco di Capodanno ha chiesto proprio questo: di fare politica, con un chiaro messaggio alla Regione Toscana, che dovrebbe trovare il coraggio finora mancato e cambiare passo, diventando co-protagonista, anziché semplice spettatrice, di una vertenza che ha pochi precedenti per durata, caratteristiche e capacità di mobilitazione popolare e sta quindi assumendo i caratteri della classica cartina al tornasole. Da che parte si vuole stare? Salvetti dal palco ha fatto notare che finora soltanto il Governo Meloni ha fatto davvero politica, scegliendo di sostenere la proprietà e quel “sistema” che rende possibili le delocalizzazioni a colpi di maglio, rinnegando anche il proprio conclamato “sovranismo” (dimostrandosi, ha anche detto, infiammando il pubblico, “servi dei servi, dei servi, dei servi, dei servi…” e così via per un bel po’).

C’è ancora un po’ di tempo -ma non molto- per decidere quale parte scegliere e quindi agire di conseguenza. Forse è questa la nuova “Ora X”: riguarda Regione Toscana e gli altri enti locali, ma più in generale il mondo politico e sindacale, finora piuttosto sfuggente e latitante. Intanto tutto va avanti a Campi Bisenzio. Va avanti Gff con il suo azionariato popolare, va avanti la convergenza con altre lotte e altre sensibilità e ci sono già degli appuntamenti in vista: una nuova grande manifestazione di piazza a marzo e la seconda edizione del Festival di letteratura working class, dopo il successo della prima edizione nella primavera scorsa. Come dice uno degli slogan nati a Campi Bisenzio tra un presidio, un corteo, un’assemblea, una riunione di cori e un comunicato stampa: “Fino a che ce ne sarà”. 

Lorenzo Guadagnucci è giornalista del “Quotidiano Nazionale”. Per Altreconomia ha scritto, tra gli altri, i libri “Noi della Diaz” e “Parole sporche”

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