Economia / Attualità

Dipendenza dal gas russo: l’efficienza energetica per ridurla dell’80% entro il 2025

Solo a marzo 2022 l’Italia ha acquistato gas fossile dalla Russia per tre miliardi di euro. Ma se il nostro Paese investisse con più decisione sull’efficienza energetica e sullo sviluppo delle fonti rinnovabili potrebbe ridurre questa “dipendenza” dell’80% entro il 2025. L’analisi di Ecco

© pexels

Nel solo mese di marzo 2022 l’Italia ha acquistato gas fossile dalla Russia per un valore complessivo di tre miliardi di euro. Eppure se il nostro Paese investisse con più forza sull’efficienza energetica e sullo sviluppo delle fonti rinnovabili riuscirebbe a ridurre dell’80% la dipendenza dal gas russo entro il 2025. È la stima contenuta nella ricerca “A tutto gas, la risposta italiana alla crisi manca di efficienza” pubblicata il 7 aprile 2022 dal think tank indipendente Ecco che analizza le opzioni a medio termine a disposizione del governo italiano per un’uscita strutturale dal gas russo. “L’attuale risposta italiana non tiene conto dei contributi di efficienza energetica, nonostante sia una componente essenziale della strategia nazionale ed europea nonché una voce significativa del bilancio nazionale -scrive Matteo Leonardi, co-fondatore di Ecco-. Eppure lo sviluppo di efficienza e rinnovabili non prevede tempi più lunghi di realizzazione rispetto all’ estensione delle infrastrutture del gas”.

La strategia italiana, però, sembra andare in una direzione diversa rispetto a quella prospettata dal think tank. Di fonte al rischio che la guerra in Ucraina e la necessità di imporre sanzioni alla Russia possano limitare le importazioni di combustibili fossili, il governo Draghi si è mosso per cercare alternative: le opzioni di diversificazione identificate ammontano a un potenziale di sostituzione pari a 59 miliardi di metri cubi: più del doppio rispetto ai 29 miliardi di metri cubi che arrivano da Mosca. Il rischio, avverte Ecco, è quello di aumentare la dipendenza del sistema energetico italiano dai combustibili fossili, intrappolando il sistema italiano nel gas per un lungo periodo, ed entrando in contraddizione con gli obiettivi di decarbonizzazione.

Un’altra lacuna della strategia del governo Draghi è relativa all’efficienza energetica: Ecco evidenzia come nelle misure predisposte non siano presenti stime sull’impatto di interventi quali il Superbonus 110%, l’ecobonus e i il risparmio che potrebbe derivare da una riduzione dei consumi, in particolare per quanto riguarda l’edilizia pubblica. “La nostra valutazione stima in 2,3 miliardi di metri cubi i consumi di gas che possiamo eliminare con politiche di efficienza energetica già al 2025, ai quali si possono aggiungere ulteriori interventi per un taglio complessivo di 6,9 miliardi di metri cubi di gas. Tale contributo equivale al 24% delle importazioni di gas russo e al 60% del risparmio energetico già previsto dal Piano nazionale italiano energia e clima (Pniec) al 2030”, afferma Francesca Andreolli, ricercatrice del programma energia di Ecco.

Oltre alle politiche a medio-lungo termine, scrive il think tank, esistono altre strategie applicabili già nell’immediato. Ridurre la temperatura interna di uffici e abitazioni, ad esempio, consentirebbe di risparmiare tra i cinque e i sette miliardi di metri cubi di gas fossile entro il 2025. Una prima analisi sulle politiche a breve termine pubblicata da Ecco nel mese di marzo aveva infatti evidenziato come fosse già possibile ridurre del 50% la dipendenza dalla Russia entro i prossimi 12 mesi adottando politiche di risparmio energetico e sviluppo di fonti rinnovabili. “È necessario riformare, rafforzare e rendere permanenti gli attuali strumenti di sostegno all’efficienza in edifici pubblici e privati e introdurre nuovi strumenti per il finanziamento dell’efficienza nel settore produttivo, anche indirizzando i fondi del Piano nazionale di ripresa e resilienza”, continua Ecco.

Le politiche del governo, invece, si sono orientate sul distribuire risorse pubbliche per contrastare l’aumento dei prezzi di energia e carburanti: misure che oggi ammontano a oltre 20 miliardi di euro e che -avverte Ecco- rischiano di diventare insostenibili e risultano insufficienti a mitigare l’aumento dei prezzi, in particolare per le classi più vulnerabili. I cittadini più benestanti, infatti hanno ricevuto in media 265 euro, contro i 108 garantiti alle persone in maggiore difficoltà: “Le risorse dovrebbero essere indirizzate verso un’estensione del bonus sociale e della capacità di acquisto delle famiglie ulteriormente aggravata dall’aumento dell’inflazione. Eventuali misure di sostegno per le spese energetiche dovrebbero essere limitate a un volume massimo di energia elettrica e gas così da non incentivarne il consumo” conclude Ecco.

https://altreconomia.it/dona/

© riproduzione riservata

Newsletter

Iscriviti alla newsletter di Altreconomia per non perderti le nostre inchieste, le novità editoriali e gli eventi.