Diritti / Attualità

I corsi di italiano della Fondazione Verga per i ragazzi stranieri da poco in Italia

Ogni anno anche a Milano decine di ragazzi stranieri neo-arrivati nel nostro Paese siedono sui banchi delle scuole senza sapere una parola di italiano. Il progetto “Esploratori di italiano” della fondazione Franco Verga punta a colmare una lacuna delle istituzioni

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Cinque istituti pubblici milanesi, cento ore di lezione ogni anno scolastico per 120 ragazzini di origine straniera arrivati in Italia da pochi mesi per ricongiungersi ai genitori. Sono i numeri del progetto “Esploratori di italiano”, promosso dalla Fondazione Franco Verga e rivolto a ragazzi e ragazze di età compresa tra gli 11 e i 14 anni, che hanno iniziato le scuole medie senza conoscere nemmeno una parola di italiano.

Gli studenti selezionati dal progetto partecipano ai laboratori di lingua per un totale di quattro ore a settimana, durante il normale orario scolastico. I laboratori sono animati da docenti della Franco Verga, specializzati nell’insegnamento dell’italiano L2 e l’attività è basata su una metodologia ludica che punta a valorizzare le quattro attività di base: lettura e scrittura, parlato e ascolto. “Gli insegnanti curricolari non hanno le competenze necessarie per insegnare anche l’italiano come seconda lingua a un ragazzo neo-arrivato -spiega Maria Luisa Brotto, responsabile del progetto per la Fondazione Verga-. I docenti fanno quello che possono con la consapevolezza che, al tempo stesso, devono seguire anche altri ragazzi con diverse fragilità e diversi bisogni”. Il progetto della Fondazione Verga, che è stato reso possibile da una donazione privata anonima, proseguirà fino all’anno scolastico 2023/24. Complessivamente si svolgeranno nove corsi, per un totale di 900 ore di docenza.

Gli istituti che partecipano al progetto sono stata selezionate nel 2019 attraverso un apposito bando pubblico rivolto a tutte le scuole medie di Milano. Cinque quelle selezionate da una commissione dedicata: l’Istituto Comprensivo Statale “Iqbal Masih”, l’Istituto Comprensivo San Giuseppe Calasanzio – Scuola Media Gaetano Negri, l’Istituto Comprensivo Via Maniago – Scuola media Buzzati, l’Istituto Comprensivo Statale “Via Giacosa”, l’Istituto Comprensivo Giusti-D’Assisi. Tutte si trovano in quartieri periferici della città e, frequentemente, all’inizio di ogni nuovo anno scolastico accolgono diversi ragazzi e ragazze di origine straniera arrivati in Italia da pochi mesi.

La Fondazione Franco Verga osserva il fenomeno dei cosiddetti “neo-arrivati” nelle scuole cittadine (e in particolare nelle scuole medie) già a partire dagli anni Novanta: ragazzi e ragazze che arrivano a Milano per ricongiungersi con i genitori dopo aver trascorso l’infanzia in Egitto, in Bangladesh, in Cina, in Ecuador o in Perù. E che, quando si ritrovano sui banchi di scuola, non hanno le competenze linguistiche minime necessarie per affrontare l’anno scolastico. “Ancora oggi è un tema di grande attualità -spiega Maria Luisa Brotto, responsabile del progetto “Esploratori di italiano”-. L’Istituto ‘Iqbal Masih’, ad esempio, ha avuto in un solo anno scolastico 27 neo-arrivati: il 5% della popolazione scolastica. L’anno prima erano stati 15. E i numeri sono molto simili anche nelle altre scuole con cui abbiamo iniziato questa collaborazione: ogni anno in ciascuna di queste scuole ci sono 15-20 ragazzi e ragazze che iniziano l’anno scolastico senza parlare italiano perché sono arrivati nel nostro Paese solo da pochi mesi. Alla scuola Giacosa (che si trova nei pressi di via Padova, uno dei quartieri di Milano in cui è più alta la presenza di cittadini stranieri, ndr), in un solo anno scolastico ci sono stati 43 ragazzi neo- arrivati. La percentuale di neo-arrivi sul totale è dell’11%”.

“Questa situazione è molto più diffusa di quanto si creda e mi pare che non ci sia un’adeguata attenzione da parte delle istituzioni su questo fenomeno -puntualizza Lino Duilio, presidente della Fondazione Franco Verga-. La nostra esperienza è concretamente ed emblematicamente significativa della possibile collaborazione tra istituzioni pubbliche e associazioni non profit: speriamo che possa essere imitata da altre realtà”.

I tempi necessari a questi ragazzi per rendersi autonomi nel seguire le lezioni scolastiche variano molto: “Per uno studente di origine araba, cinese o che parla una lingua madre molto diversa dall’italiano il percorso può essere molto difficile -spiega Brotto-. Soprattutto quando si tratta di ragazzini che hanno un basso livello di scolarizzazione. Il percorso, invece, è più facile per i ragazzini che arrivano dai Paesi arabi o africani in cui a scuola si insegna anche il francese o per i filippini che hanno studiato l’inglese. Un ragazzino madrelingua spagnolo, dopo 3-4 mesi di corso ad hoc può iniziare a seguire le lezioni”.

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